Certosini: chi sono, dove vivono /Carthusian monks who they are, where they live…

Certosa, certosino, pazienza certosina, gatti certosini, formaggio certosino, località certosa: quanti termini nella vita corrente sono legati a questa famiglia religiosa, una delle più affascinanti e rigorose nella storia della chiesa. Nel 2005 un film di un certo successo, Il grande silenzio del regista olandese Philip Gröning, svelò al mondo la vita segreta dei monaci della Grand Chartreuse, la casa madre dell’ordine che sorge sopra Grenoble in Francia e da cui deriva nome “certosa”. Si rimase sorpresi, affascinati, commossi, sconcertati nel vedere quel film perché i certosini sono, in un certo senso, degli estremisti dello spirito e come tali o affascinano o spaventano.

Fondato dal dotto professore universitario Bruno (o Brunone) da Colonia nel 1176, quello certosino è un ordine essenzialmente contemplativo, il più contemplativo tra quelli ancora presenti nell’ambito della Chiesa Cattolica. L’ordine Certosino vive in stretta simbiosi con due elementi determinanti: il silenzio e lo spazio.

Svegliarsi nel cuore della notte per recarsi in chiesa a pregare; svegliarsi al mattino e immergersi subito nella preghiera, non lasciare mai la propria cella se non in casi di assoluta necessità, incontrare i propri parenti solo in occasioni particolari (le donne solo nella foresteria esterna e in casi selezionati dal priore).
Bastano queste poche notazioni di cronaca quotidiana per far capire come mai le vocazioni certosine non sono mai state copiose e i severissimi criteri di ammissione (solo un postulante su dieci viene ammesso ai voti temporanei) le abbiano ancor più ristrette. Delle centinaia di certose che punteggiavano l’Europa nei secoli passati solo 19 ancora sopravvivono e rimangono rigorosamente chiuse ai visitatori. I monaci sono 37O, la metà dei quali fratelli laici tutti “innamorati di Dio” e totalmente dediti al suo servizio. I certosini sono un ordine di élite, rispettato per la sua coerenza assoluta. Talvolta sono anche religiosi di altre famiglie a chiedere l’ammissione alla vita certosina, vista come stadio finale di ogni esperienza religiosa. Alla domanda di quale possa essere la funzione di un certosino nella Chiesa di oggi lasciamo che a rispondere sia uno di loro (i Certosini non si firmano mai con il proprio nome per non peccare di superbia): “il monaco costituisce una testimonianza terrena di Dio e dei beni eterni. Inoltre, con la sua penitenza, egli intercede per il genere umano.”


MACCHINE PER IL SILENZIO – Non c’è contemplazione senza silenzio e non c’è silenzio senza uno spazio che ne favorisca il mantenimento. Ecco perché le certose, tutte simili tra loro come pianta, non sono solo luoghi di preghiera e di ritiro ma sono delle vere e proprie “macchine” per creare il silenzio, quel silenzio ricco, a cui ogni certosino anela. L’Europa è disseminata di certose e basta visitarne una per capirne l’originalità e apprezzare la funzionalità dello spazio che esse rappresentano.
SPAZIO Attorno a un grande chiostro-giardino, adibito anche a cimitero, sono disposte delle vere e proprie casette, di solito dodici, numero simbolico per ogni comunità cristiana. Ogni casetta è un microcosmo, composto da un corridoio, dove si trova la ruota attraverso cui i monaci prendono il cibo, da un piccolo studio (detto anche Ave Maria perché ogni volta che vi entravano i monaci devono recitare la preghiera mariana), da una stanza più grande che serve per dormire, mangiare e soprattutto pregare; da un laboratorio per le attività manuali (in genere falegnameria) e da un piccolo orto-giardino interno, chiuso da un muro. Immerso in questo spazio, il monaco certosino si dedica alla ricerca di Dio attraverso la preghiera e la meditazione quotidiana. Prega intensamente, nella propria mente e secondo il calendario liturgico proposto dal servizio delle Ore.
Tre volte al giorno, di notte per il Matutino, per la Messa e per il Vespro, si ritrova in chiesa con i fratelli. Solo la domenica e nei giorni festivi è consentita una breve ricreazione in comune mentre una sola volta la settimana è possibile compiere una passeggiata nei dintorni della certosa.
ORGANIZZAZIONE – Una delle particolarità dell’organizzazione certosina, codificata nel 1127 dal priore Guigo I, quinto successore del fondatore san Bruno alla Chartreuse e vero e proprio organizzatore della vita eremitica, è l’avere creato due tipi di vita paralleli e complementari alla vita della Certosa. Accanto ai monaci esistono infatti i “fratelli”, laici che consacrano la propria esistenza al Signore attraverso il lavoro manuale. La presenza dei fratelli laici, detti talvolta conversi, non è un’esclusiva dei Certosini. Quasi contemporaneamente anche i Cistercensi e i Vallombrosani erano giunti a questa innovativa presenza nella comunità monastica. I fratelli laici si occupavano dei lavori agricoli, della manutenzione, dell’amministrazione, della cucina. Erano loro che portavano ai monaci il cibo in cella e che si occupavano della foresteria esterna.
SUCCESSO La legislazione di Guigo è il punto di partenza per una fioritura incredibile per l’ordine, in relazione soprattutto all’austerità della vita che viene praticata nelle certose. Le ragioni di questo successo sono forse da ricercare proprio nella perfetta fusione di elementi eremitici e cenobitici e nel grande appoggio che quest’ordine, rigoroso e severo, ottenne sempre da principi e sovrani, anche per la sua eterea neutralità.
BELLE Le certose col passare dei secoli diventano più sfarzose, si arricchiscono di opere d’arte: i potenti sanno di fare un buon “investimento spirituale” favorendo i Certosini, ordine di provata integrità e al di sopra di ogni critica. La bellezza non è nemica della contemplazione: per sopportare una vita di altissima tensione morale è necessario costruire attorno alla cella un ambiente accogliente e piacevole che aiuti il monaco a sopportare la fatica della sua vocazione.
DOVE? Ci sono solo 19 certose ancora vive in tutto il mondo (l’elenco lo trovate qui). Sono chiuse al turismo e alla visita. In Italia sono ancora attive la certosa di Serra san Bruno, in provincia di Reggio Calabria, quella di Farneta, presso Lucca e quella femminile di Dego, in provincia di Savona. Per poter apprezzare la bellezza delle certose dobbiamo visitare quelle, sparse un po’ ovunque in Italia, utilizzate da altri ordini religiosi o trasformate in musei, spazi di accoglienza, persino hotel di lusso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...