10 abbazie da scoprire in Italia /10 abbeys to discover in Italy.

Sono grandi, sono antiche, hanno una lunga storia, sorgono in posizione affascinante, sono abitate da comunità vivaci e attive eppure pochi, al di fuori del territorio in cui si trovano, le conoscono. Le dieci abbazie di cui vi parlo questa volta sono certamente meno famose di altre in cui vi ho parlato spesso in questo sito (per chi volesse avere saperne d più questo è il link) ma possono essere uno spunto per viaggi, escursioni, soste in questa estate post COVID. Non si tratta è giusto dirlo delle mie scelte top (per quelle guardate i post precedenti) ma di soluzioni alternative, meno frequentate, più tranquille con una presenza monastica attiva e la comune caratteristica di essere abbastanza lontane dalle grandi direttrici del turismo, anche quando si trovano in città come Roma.

1. Abbazia di Novalesa, Piemonte. Le abbazie di montagna hanno sempre esercitato una duplice funzione: ricovero spirituale per chi volesse fuggire dalle tensioni e i rumori del mondo e assistenza materiale per pellegrini e viandanti che seguivano le impervie strade dirette ai valichi. Situata in luogo appartato, poco lontano da uno dei principali rami della via Francigena, l’abbazia di Novalesa ebbe fin dalla sua fondazione in epoca carolingia questo duplice ruolo. I pellegrini che scendevano dal valico del Moncenisio incontravano infatti dapprima un ospizio dipendente dall’abbazia (oggi sommerso da un lago artificiale) e poi l’abbazia vera e propria. Più che di abbazia si dovrebbe parlare di complesso abbaziale poiché, oltre al monastero vero e proprio, ne fanno parte anche quattro cappelle, situate negli immediati dintorni ed edificate in epoca medievale. Solo quella di Sant’Eldrado (uno dei principali abati di Novalesa vissuto tra l’822 e l’840) è però stata risparmiata dalle ingiurie degli uomini e del tempo e ancora conserva un ciclo di preziosi affreschi risalenti alla metà del secolo XI e raffiguranti le Storie di sant’Eldrado e di san Nicola.

2. Abbazia di santa Maria di Finalpia, Finale Ligure, Liguria – Preceduto da una piazzetta alberata e inserito in un contesto urbano che, nella bella stagione, diviene decisamente turistico-balneare, il complesso monastico della abbazia di Santa Maria di Finalpia appare come un luogo assai discreto e a prima vista lo si potrebbe al massimo confondere con uno dei tanti santuari che si trovano nei paesi italiani. Nei sobri edifici che fanno da contorno alla chiesa risiede invece da secoli una comunità monastica attiva e poliedrica. Centro di studi liturgici e storici e vera culla della riforma benedettina detta “sublacense”,  Finalpia è un’abbazia che sorprende, un centro di spiritualità dinamico, in cui l’aspetto spirituale va di pari passo con quello culturale. Meno interessante è invece se la si osserva da un punto di vista strettamente artistico. La chiesa, a una sola navata, di stile barocco, conserva la venerata immagine della Vergine Pia, tavola del Trecento su fondo oro per custodire la quale venne eretto in origine il santuario.

3. Abbazia di Sabiona/Saben, Chiusa, Alto Adige – La strada del Brennero, prima di aprirsi nella piccola piana in sui si trova Bressanone, costeggia l’Isarco che qui scorre turbolento tra gole rocciose. Sulla sinistra, per chi risale la valle, appare all’improvviso la suggestiva visione dell’abbazia di Sabiona, alta su uno sperone roccioso circondato da vigneti e apparentemente irraggiungibile. Il bianco complesso, che alcuni chiamano l’Acropoli del sud Tirolo, cinto da mura merlate che ricordano il suo passato “civile”, è una visone romantica, specie quando le nuvole basse giocano intorno ai suoi bassi campanili che sbucano a tratti, più di 200 metri al di sopra del nobile borgo di Chiusa, uno dei più bei paesi dell’Alto Adige. Proprio dal centro del paese un sentiero agevole e scandito in parte dalle stazioni della Via Crucis porta in poco meno di un’ora (con un passo molto turistico!) al monastero. Dal punto di vista strettamente architettonico è un complesso insolito, con una pianta alquanto bizzarra frutto della sovrapposizione degli edifici conventuali a una serie di preesistenti costruzioni civili e religiose risalenti addirittura al VI secolo. Sabiona, circondata dai vigneti, dai cui le monache traggono  apprezzati vini, è oggi un luogo austero e di contemplazione, favorita anche dalla salita pedonale che, in un simile contesto montano, è amica dei più alti pensieri.

4. Abbazia di santa Maria del Monte, Cesena, Emilia Romagna – L’abbazia di Santa Maria del Monte, che domina dall’alto di un piccolo colle la città di Cesena, è una costruzione sobria, dominata dalla massiccia mole della sua chiesa-santuario che ne fa un luogo di grande devozione. La chiesa abbaziale, con le tre absidi che ricordano quelle della ben più famosa basilica di Loreto, è frutto di una ricostruzione degli ultimi anni del Settecento. Nell’interno, a una navata con scenografico presbiterio rialzato, spiccano una Presentazione al Tempio di Francesco Francia e una ricca raccolta di ex voto. Distrutta e trasformata in fortezza nel XIV secolo, venne restaurata e ampliata nel XV secolo quando vi riprese la vita monastica. Dopo aver aderito alla Congregazione di Santa Giustina nel XVI secolo, l’abbazia venne completamente ricostruita tra il XVII e il XVIII secolo nelle forme in cui la vediamo ancor oggi. Soppressa all’epoca della Rivoluzione Francese e poi di nuovo nel 1866, quando fu adibita a residenza privata dalla famiglia Chiaramonti, tornò a essere abitata dai monaci per volontà di papa Leone XIII solo nei primi anni del XX secolo. Spetta a dei monaci tedeschi, provenienti dall’abbazia tedesca di Beuron, dove in quegli anni era iniziata una vigorosa ed efficace riforma monastica, il mertio di aver ridato vita all’abbazia del Monte, portandovi la propria attenzione per la liturgia e il canto e l’arte ancora praticata del restauro del libro.

5. Monastero di san Silvestro di Montefano, Fabriano, Marche – Il monastero di di san Silvestro che sovrasta Fabriano isolato in mezzo ai boschi, è un complesso in gran parte riedificato in epoca moderna, dove si respira l’atmosfera dinamica vivace propria di una “casa madre” che controlla, regola e forma la vita delle case della piccola Congregazione Benedettina Silvestrina, diffusa in tutto il mondo. Il luogo in cui, nel 1230, Silvestro Guzzolini da Osimo si ritirò in cerca dell’aspra solitudine tanto amata dai grandi spiriti medievali, ha lasciato il posto a un solido monastero che ha saputo passare indenne attraverso numerose peripezie e rinascere ogni volta rinvigorito secondo lo spirito del fondatore. Sebbene non siano moltissimi, i Silvestrini si distinguono oggi tra i benedettini per una visione molto aperta e dinamica dell’ideale monastico. A Montefano si tengono infatti settimane di studio, confronto e dialogo tra le  religioni e non è difficile percepire la forte connotazione missionaria di questa famiglia che, a differenza di altre congregazioni di puro carisma contemplativo, non disdegna di impegnarsi anche nell’apostolato.

6. Abbazia di santa Maria di Farfa, Lazio – Farfa, una delle grandi madri del monachesimo italiano, colei che con Montecassino e San Vincenzo al Volturno segnò l’imporsi di un sistema monastico nell’Italia longobarda, è oggi un’abbazia discreta e defilata ma proprio per questo affascinante. Si fa fatica a pensare che per il controllo di questo piccolo borgo nel passato si intrecciavano rapporti tra abati, pontefici e signori che vedevano in Farfa, abbastanza vicina a Roma da poterla controllare ma al tempo stesso abbastanza defilata così da non rischiare pericolose intrusioni, un caposaldo irrinunciabile nell’equilibrio politico e religioso dell’Alto Medioevo. Il complesso di Farfa che comprende oltre alla chiesa un bellissimo e omogeneo borgo fatto di piccole case costruite per ospitare gli ospiti di fiere, è oggi animato da botteghe di artigianato e ristoranti.

7. Abbazia delle Tre Fontane, Roma – Secondo un’antica tradizione il luogo detto Aquae Salviae, alla periferia di Roma, viene identificato con quello dove l’apostolo Paolo subì il martirio. La sua testa mozzata avrebbe rimbalzato sul terreno con tre salti, dando origine ad altrettante fontane che ancora esistono. Il corpo dell’apostolo venne poi seppellito nella basilica di San Paolo fuori le Mura, ma sul luogo del martirio si edificarono prima un oratorio, poi un piccolo monastero. Cuore del complesso delle Tre Fontane, abitato oggi da una comunità cistercense, è la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio. Costruita tra il 1138 e il 1244, innesta sullo schema della tradizionale basilica romana a tre navate con abside, elementi di gotico cistercense. Spoglia e serena, è affiancata da altre due chiese edificate alla fine del Cinquecento dall’architetto Giacomo della Porta: la chiesa di Santa Maria Scala Coeli, a pianta ottagonale, e la chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, eretta proprio sul luogo del martirio dell’Apostolo nel V secolo e poi rifatta nel 1599. All’interno, tre edicole racchiudono le fontane miracolose nate dopo la caduta della testa del santo.

8. Abbazia di san Guglielmo al Goleto, Campania – L’antica abbazia di san Guglielmo al Goleto, sorge in posizione isolata presso la valle del fiume Ofanto. La nascita dell’abbazia si deve a San Guglielmo da Vercelli, fondatore anche dell’abbazia di Montevergine sopra Avellino, che vi passò gli ultimi anni della propria vita e vi morì nel 1142. Nel 1807 le leggi emanate da Gioachino Murat portarono alla soppressione definitiva della comunità e il trasporto del corpo di san Guglielmo a Montevergine. Solo negli anni settanta del secolo scorso si iniziò a ricostruire il complesso, ancora cinto da mura e articolato attorno a due chiostri. Neppure il disastroso terremoto del 1980 ha fermato la rinascita dell’antico complesso, abitato dal 1989 da una comunità religiosa di ispirazione monastica: i Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld. Del grande progetto settecentesco per una nuova chiesa, portato avanti dall’architetto Vaccaro, rimangono soltanto le mura perimetrali, ruderi suggestivi quanto imponenti. Ben più interessante è invece la visita della medievale chiesa “doppia”. La Chiesa Inferiore, che risale al Duecento, è una semplice struttura a due navate in stile romanico pugliese. Più affascinante e luminosa è invece la Chiesa Superiore, con volte ogivali, in cui si conservano anche tracce di affreschi. Dedicata a San Luca, è considerata uno dei più alti esempi di architettura religiosa medievale nel Mezzogiorno.

9. San Martino delle Scale, Monreale, Sicilia – La grande abbazia di san Martino delle Scale, che sovrasta il ben  più celebre complesso di Monreale, è uno tra i principali centri di aggregazione e spiritualità in Sicilia. Di antica fondazione medievale ha subito nel tempo numerose modifiche architettoniche che gli donano l’aspetto severo e un poco freddo che ancora oggi conserva e che contrasta con l’atmosfera che invece si respira nel monastero, dinamico e impegnato nella vita sociale. Mentre la sottostante abbazia normanna di Monreale è ricca di valori artistici, che ne fanno uno dei monumenti più importanti della Sicilia, san Martino delle Scale è soprattutto importante per il suo ruolo religioso. San Martino è o un cenobio “vivo”, dinamico, dove è possibile condividere la vita religiosa con la comunità ma è anche sede di un accademia di arte del restauro, di un editore di opere d’arte e di una Cappella Musicale. Nella chiesa, ampio edificio a una navata con cupola, edificato tra 1561 e il 1595, è ancora perfettamente funzionante un prezioso organo, il cui nucleo iniziale risale addirittura al 1594. Anche il coro ligneo, realizzato da artisti napoletani, parte tra il 1591 e il 1597, parte tra il 1726 e il 1728, e il portale del transetto destro con 14 formelle che illustrano il Mistero della Pasqua (1396), meritano una particolare attenzione.

10. Abbazia di san Pietro a Sorres, Borutta, Sardegna – L’abbazia di San Pietro di Sorres, è l’unica presenza  benedettina sull’isola. Un tempo questo nobile edificio fu sede della cattedrale della diocesi di Sorres, unificata nel 1503 a quella di Sassari. Costruita nell’ XI secolo in bella posizione su di un colle, fu completata solo tra il 1170 e il 1190. Le sue origini, come detto, non sono propriamente abbaziali, si trattava piuttosto di una cattedrale fortificata, tuttavia il legame di Sorres con il mondo monastico è testimoniato dalla presenza come vescovi di numerosi monaci cistercensi che vi risedettero dotandola di chiostro e spazi comuni. Dopo l’abolizione del vescovado, la chiesa decadde, la cattedrale divenne una stalla e gli edifici annessi vennero smembrati per ricavarne preziosa materia prima per edifici civili. La nuova vita di san Pietro di Sorres inizia nel 1950, quando alcuni monaci dell’abbazia benedettina di san Giovanni Evangelista di Parma sbarcano in Sardegna con il compito di restaurare il complesso cadente e trasformarlo in un centro di vita monastica. La chiesa viene restaurata e vengono riedificati il chiostro e  l’episcopio, cercando di integrare il poco sopravvissuto con moderni edifici che tengano conto della destinazione monastica. Oggi il complesso si presenta come un insieme armonico per il sapiente uso delle fasce policrome adottato anche negli edifici moderni, in cui spicca la superba facciata della chiesa, considerato uno dei più notevoli esempi di stile romanico-pisano in Italia. Anche l’interno, che conserva la pianta basilicale a tre navate, ha un notevole fascino, accresciuto dall’uso del basalto, pietra nera di origine vulcanica tipica del luogo. Poco sopravvive dell’arredo e del decoro originario: spiccano l’ambone, in stile gotico, addossato al terzo pilastro di destra, e un sarcofago antico. Nel chiostro, affreschi contemporanei del monaco pittore Bonifacio Salice, illustrano scene di San Benedetto da Norcia.

 

 

 

 

 

 

 

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