I monaci pittori di Beuron/Beuron monks painters

Siamo abituati a pensare al monachesimo come a un fenomeno tipicamente medievale eppure, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ci fu in Europa una stagione di estrema vitalità che vide nascere esperienze artistiche di grande livello. Tra queste spicca quella dei monaci pittori che, partendo dall’abbazia tedesca di Beuron, rinnovarono in modo audace l’arte sacra europea ispirandosi ai movimenti di avanguardia contemporanea in cui si erano formati prima di prendere l’abito monastico. Legata alla Secessione Viennese la pittura della scuola di Beuron è strana e coinvolgente, rivolta al passato e innovativa al tempo stesso, rispettosa degli archetipi, dedita a uno studio mistico e meticoloso della figura e delle proporzioni.

Sono arrivato a Beuron attraversando una specie di canyon contornato da ripide rocce bianche, macchie di vegetazione, sagome di castelli che si stagliano all’orizzonte. La grande abbazia, il motivo per qui sono giunto fin qui, sembra quindi ritirarsi timidamente in un angolo, intimorita da un così imponente contorno. Ma le apparenze si sa ingannano e Beuron non è affatto timida! Questo cenobio benedettino merita un posto di riguardo nella storia del monachesimo tedesco, non tanto per la bellezza artistica dei suoi edifici, che sono imponenti e sobrie costruzioni di fine Ottocento in stile rinascimentale, quanto per il ruolo propulsivo che ebbe nella rinascita benedettina successiva alle soppressioni napoleoniche. Beuron è un’abbazia giovane, nata solo nel 1863 su un’area occupata prima da un’abbazia dei Canonici Agostiniani Lateranensi, poi da un palazzo dei principi Hohenzoellern-Singmaringen. Ma non è la sua storia breve che merita una visita. Beuron infatti, per la storia dell’arte monastica, è una specie di brand: un marchio artistico che identifica un modo molto particolare di rivisitare l’arte sacra che proprio qui ebbe origine.

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Entrate nella chiesa barocca, risalente all’epoca degli Agostiniani, e dirigetevi alla Cappella del Miracolo, per capire quali fossero i canoni della sua scuola pittorica che vi nacque all’inizio del XX secolo. Erano anni di sperimentazioni in campo artistico e i monaci pittori, ispirati dal geniale teorico Desiderius Lenz, ripresero motivi della pittura medievale fondendoli con le nuove tendenze in campo artistico.
La scuola di Beuron ebbe rapporti con la Secessione Viennese, partecipò all’esposizione del 1905 e questo strano connubio di recupero del passato e slanci d’avanguardia rende ogni opera della scuola vagamente inquietante per chi è abituato a una visione un poco sdolcinata della pittura sacra moderna. Lenz fu infatti anche un notevole teorico e un suo libro, Canone Divino, è ancor oggi considerato un testo strano ed enigmatico di teoria dell’arte. Dall’abbazia originaria i monaci pittori furono chiamati agire in diverse altre abbazie d’Europa. A loro venne soprattutto affidato il compito di affrescare la cripta della chiesa di Montecassino dove sono custodite le spoglie del fondatore dell’Ordine Benedettino. Per scoprire un vero gioiello della scuola, un’applicazione delle teorie di Lenz che fondevano sezione aurea, arte primitiva, influssi egizi e orientali, bisogna fare una piccola passeggiata dall’abbazia e raggiungere la Mauruskapelle che è davvero un edificio strano che fa pensare ora a Klimt, ora a Ferdinand Hodler, ora ai Nabis francesi, ma anche ai Preraffaelliti inglesi e al Simbolismo. Preziosi affreschi dei monaci beuronesi si trovano anche nell’abbazia di Eibingen, sul Reno, quella dedicata a santa Ildegard, o a Praga, nell’abbazia di Emmaus.
Non si può restare indifferenti davanti a questo revival pittorico che sboccia in un periodo di grande recupero per la sensibilità medievale e per la vita contemplativa.  Nessuno pensa agli ultimi anni del XIX secolo come a anni fecondi per il monachesimo. Eppure dopo la Rivoluzione Francese, dopo Napoleone, dopo le guerre di indipendenza nazionale e i moti sociali, per un breve periodo il monachesimo benedettino conobbe una grande stagione di rinascita. A Solesmes si riscopriva il canto gregoriano, a Subiaco la liturgia, poeti e drammaturghi ritrovavano nel monachesimo spunti di riflessione. La scuola pittorica di Beuron non fu un evento anomalo, dovuto alla vocazione di un giovane intellettuale che aveva frequentato Parigi e le sue scuole d’avanguardia. Fu un episodio importante ma ancora poco conosciuto dell’ultimo grande momento creativo del movimento benedettino europeo.

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At the turn of the 19th and 20th centuries there was a season of extreme vitality that saw the birth of great artistic experiences, such as the painters monks who, starting from the German abbey of Beuron, boldly renewed European sacred art inspired by the movements of contemporary avant-garde in which they had formed before taking the monastic robe. Linked to the Viennese Secession, the painting of the Beuron school is strange and involving. A glance to the past, to archetypes, to a mystical and meticulous study of the figure and proportions, mixed with innovative art’s views.

I arrived in Beuron crossing a sort of canyon surrounded by steep white rocks, patches of vegetation, silhouettes of castles that stand out on the horizon. The great abbey, the reason why I have come here so far, seems therefore to retreat timidly in a corner, frightened by such an imposing contour. This Benedictine monastery deserves a place in the history of German monasticism, not so much for the artistic beauty of its buildings, which are imposing and sober late nineteenth-century constructions in Renaissance style, but for the propulsive role it played in the Benedictine rebirth following the Napoleonic suppressions. Beuron is a young abbey, founded only in 1863 on an area occupied first by an abbey of Augustinian Lateran Canons, then by a palace of the Hohenzoellern-Singmaringen princes. But it is not for its short history that I have come here so far. Beuron in fact, for the lovers of the monastic art, is a sort of brand that identifies a very particular way of revisiting the sacred art that originated here.

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Enter the Baroque church, which dates back to the Augustinian era, and head for the Chapel of Miracle to see an essay of the canons of this school of painting at the beginning of the 20th century. The monks painters, inspired by the ingenious theoretical Desiderius Lenz, resumed motifs of medieval painting merging them with the new tendencies in the artistic field. Beuron’s school had relations with the Viennese Secession, participated in the exhibition in 1905 and this strange combination of recovery of the past and vanguard leaps makes every work vaguely disturbing for those who are accustomed to a sweet-colored vision of sacred painting. Lenz was also a remarkable theorist and his book, Divine Canon, is still considered a strange and enigmatic text. Their art led them to act in different abbeys of Europe. Above all, they were entrusted with the task of frescoing the crypt of the church of Montecassino, where the remains of  Benedict, the founder of the Benedictine order, are kept. To discover a real jewel of the School, an application of Lenz’s theories that blended Golden Section, primitive art, Egyptian and oriental influences, You have to take a short walk from the abbey and reach the Mauruskapelle, which is really a strange building that makes us think of Klimt, Ferdinand Hodler, the French Nabis, but also of the English Pre-Raphaelites and Symbolism. At Eibingen Abbey, on the Rhine or at Prague, in the Abbey of Emmaus, You can also find precious frescoes by the beuronians.
One cannot remain indifferent to this pictorial revival that blossoms in a period of great recovery for medieval sensibility and contemplative life. Nobody thinks of the last years of the 19th century as fruitful years for monasticism. Yet after the French Revolution, after Napoleon, after the wars of national independence and social upheavals, for a short period Benedictine monasticism experienced a great season of rebirth. In Solesmes the Gregorian chant was rediscovered, in Subiaco the liturgy, poets and playwrights found in monastic history and spirituality new points of reflection. The school of painting in Beuron was therefore not an anomalous event, due to the vocation of  young intellectuals who had attended Paris and his avant-garde schools. It was an important but still little known episode of the last great creative moment of the European Benedictine movement.

 

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