Roma: le vertigini di una prospettiva. Sant’Ignazio e i Gesuiti.

La figura di sant’Ignazio di Loyola è una delle più affascinanti tra quelle dei santi di epoca moderna. Prima gaudente, poi combattente, penitente, quasi eretico, innovatore e creatore di una delle più straordinarie organizzazioni della storia, non solo in ambito religioso, viene celebrato nel cuore di Roma da due grandi chiese, dove la forza visionaria di un frate gesuita spinge ai limiti estremi la prospettiva, inducendo al tempo stesso lo spirito a non porsi dei limiti. 

Quando si entra nella chiesa di sant’Ignazio e non si è preparati a quello che ci si aspetta si può provare anche una sensazione di disorientamento. La chiesa, con una sola grande navata secondo i dettami della nascente estetica gesuita codificati nella non lontana chiesa del Gesù possiede infatti uno dei più spettacolari soffitti affrescati che si possano trovare al mondo. Si deve al frate gesuita trentino Andrea Pozzo, che lo dipinse nel 1685, ed è un vero e proprio virtuosismo pittorico e ideologico che vede sant’Ignazio, il fondatore della Compagnia di Gesù, librarsi nel cielo, oltre i limiti dello spazio fisico, quasi attirato da un vortice di luce che attira anche chi, disposto nel punto ideale e aiutato oggi da specchi, ne segue le audaci linee. L’esercizio era già stato tentato qualche decennio prima da  Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccia, nella prima chiesa gesuitica, quella del Gesù, dove il tema era stato il Trionfo del nome di Gesù creando un prototipo decorativo di riferimento. Non essendo però questo un blog di arte o architettura il nostro interesse per gli aspetti tecnici e stilistici si ferma qui. Se siamo tornati in questi luoghi è perché quei soffitti ci avvicinano alla storia e al pensiero di colui al quale la chiesa è dedicata.

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Il Trionfo del nome di Gesù, dipinto dal Baciccia nella chiesa del Gesù a Roma.

La vita di sant’Ignazio è raccontata da lui stesso nel mirabile Racconto di un Pellegrino ed è talmente piena di eventi sorprendenti, cambiamenti di direzione, momenti di crisi e miracolose riprese che ne fanno un personaggio straordinario anche per chi non ne condivide la fede o il progetto religioso da essa derivato. Io, quando vado a Roma, non posso mancare di visitare le due chiese gesuitiche e di rimanere sempre sorpreso da quanto riescano ogni volta a trasmettermi, anche perché una visione tanto grandiosa del cielo è davvero qualcosa di spiazzante. Col passare degli anni ho studiato la storia della Compagnia di Gesù, ne ho seguito lo straordinario percorso di espansione nel mondo, in particolare a Pechino e a Goa, e ogni volta rimango impressionato dalla modernità di un programma formativo che chiedeva ai giovani studenti di cimentarsi col teatro, con le scienze, con le lingue e con attività più pratiche che permettevano poi ai Gesuiti di risolvere, ovunque essi si trovassero, ogni genere di situazione (come accade nel film Mission per esempio) spingendosi spesso ai limiti estremi del concesso da parte dell’establishment politico e religioso.

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Il soffitto della Cappella di san’tIgnazio, dove si trova la tomba del santo, nella chiesa del Gesù. ph. Livioandronico2013

Quando leggo alcuni capitoli della vita di Ignazio in cui il santo e i suoi primi compagni, in misere stanze a Parigi, iniziano a costituire il primo nucleo della Compagnia, non posso fare a meno di paragonarli a dei rivoluzionari, tanta è la forza visionaria e apparentemente utopistica della loro fede. Dico apparentemente perché la storia dirà poi che ciò che progettavano era più che possibile e che, a differenza di altre utopie, si è realizzato. Siamo forse troppo condizionati da giudizi e visioni stereotipate quando affrontiamo la vita dei santi. Non è necessario essere credenti per poterne ammirare la personalità e il coraggio.  Se qualcuno volesse, per esempio, cimentarsi nell’analisi della struttura dei suoi Esercizi Spirituali (intesi come opera letteraria e non come pratica di semplice devozione) potrebbe ritrovarvi persino dei semi di logica informatica.

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Interno della chiesa di sant’Ignazio, notevole esempio di architettura gesuitica. ph. Max_Ryazanov

I Gesuiti sono l’ordine religioso con il maggior numero di seguaci al mondo e ora hanno anche regalato alla Chiesa un Papa straordinario nella sua diversità, ma sono sempre stati, anche nei momenti più difficili della loro storia (nel XVIII secolo furono addirittura soppressi per aver dato troppo fastidio ad alcune potenti monarchie europee) totalmente al servizio della Santa Sede. Sant’Ignazio li aveva infatti vincolati all’obbedienza al Papa e nel corso dei secoli non hanno mai tradito questo voto, finendo per diventare anche oggetto di ironie e critiche da parte di intellettuali “liberali”. Il giudizio è, ovviamente legittimo e non privo di verità, perché la storia dell’Ordine non è fatta solo di episodi gloriosi, anzi è piena di momenti tristi e di comportamenti non sempre degni … ma quale storia lo è?  Conoscere la Storia ci dovrebbe spingere a guardare oltre la cronaca per poter capire. Io vorrei però solo guardare quei soffitti e, cercando di adeguarmi allo sforzo visionario di frate Andrea Pozzo, provare a librarmi un poco al di sopra di una realtà meramente pratica. Anche se, probabilmente né Ignazio né il suo discepolo Bergoglio approverebbero fino in fondo questa mia smania, un po’ opportunistica, di fuga!

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Il soffitto con la Gloria di sant’Ignazio, dipinto da frate Andrea Pozzo nella chiesa di sant’Ignazio da un altro punto di vista. ph.or Fczarnowski

 

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