Boudhanath, Nepal: una magica storia di fede (A magical story of faith).

Avere fede conviene. Non importa dove ti trovi o quanto vicino tu sia. Nel cuore di Boudhanath, città santa del Nepal, c’è uno dei più grandi stupa del mondo che fortunatamente il terremoto del 2015 ha danneggiato in modo lieve. Proprio lì, un pomeriggio d’agosto, feci un’offerta.

Venni a Boudhanath un anno prima del terremoto. Mi capita spesso di ripensare a quei luoghi così come si sono impressi nella mia mente e nel mio cuore, mi capita spesso di ripensare anche alle persone che ci ho incontrato, e di sperare che siano ancora là, dove li avevo visti vivere e sorridere. Come il monaco del Guru Khakhang, a cui devo essere davvero riconoscente. Pensate a una piazza circolare, al cui centro sorge un enorme cono bianco. In cima a quel cono, una guglia colorata, decorata con due occhi, ti scruta e non puoi fare a meno di sentirti partecipe di quel piccolo mondo. Gli edifici che componevano il cerchio erano tutti della medesima altezza: ristoranti, guest house, piccoli templi, collegi. Per entrare in questo cerchio magico si pagava un biglietto, si percorreva un vicolo e ci si ritrovava davanti a uno spettacolo indimenticabile. Ruote da preghiera (la foto simbolo del logo di City Pilgrim è stata fatta proprio lì) circondavano lo stupa, reliquiario buddista più volte distrutto e ricostruito, e mentre si camminava si facevano girare, lanciando verso il cielo preghiere e speranze. Il tempo passava lento a Boudhanath e da quella piazza non ci si sarebbe mai voluti staccare. E così ci si addentrava nelle strade che vi convergevano come raggi di una ruota per scoprivi templi, gompa, monasteri tibetani e bhutanesi, caffè vegetariani e piccoli giardini. Capitava di incontrarvi monache esili e sorridenti che tenevano al guinzaglio un enorme mastino tibetano che, chissà come, vicino a loro pareva essere il cane più mansueto del mondo. Capitava di incontrare giovani novizi in tonaca zafferano ma che portavano con orgoglio uno zainetto con scritto sopra F.C. Barcelona… E poi gruppi di donne dai sari multicolori, uomini incartapecoriti.

Buddha eyes Boudhanath, Nepal
Buddha eyes in Boudhanath big stupa, Nepal ph Maria Lecis

Attratto da suoni e canti, entrai in un tempio che si sviluppava su tre piani, incastonato tra gli edifici della “circonferenza”. C’era una sala da preghiera buia e quasi deserta. Le donne stavano cantando nell’atrio, sedute per terra; alcune mangiavano, altre chiacchieravano, altre pregavano. Una di loro ci fece segno di seguirla. Un monaco era fermo in mezzo alla sala e reggeva un piatto dove erano depositate logore banconote. In qualche modo riuscirono a farmi capire che, se avessi fatto un’offerta, lui avrebbe interceduto per far si che i miei desideri fossero realizzati. Lo feci, andando sul concreto: “Vorrei tanto che mia figlia potesse finalmente trovare un lavoro stabile”. Lui prese l’offerta, disse qualche formula e mi ricordò che il giorno dopo, alle ore 7 locali, avrebbe fatto in modo che l’offerta fosse inoltrata simbolicamente al bodhisattva Avalokitesvara, colui che ha infinita misericordia. Non sarei potuto essere a Boudhanath il giorno dopo, ma mandai un messaggio a mia figlia, dicendole che alle sette qualcuno avrebbe pregato per lei. Promise di connettersi spiritualmente a quel momento, anche se il fuso orario l’avrebbe costretta ad alzarsi nel cuore della notte. Quella notte si è svegliata, si è connessa, forse il suo pensiero è volato sopra le steppe dell’Asia e si è incontrato con la cantilena del monaco, il fumo dei suoi incensi, il vorticare delle ruote da preghiera. Poi, passato qualche giorno, mi figlia trovò finalmente un lavoro.

Boudhanath road
A road in Boudhanath, Nepal, before 2015 earthquake.

 

To be faithful sometimes worths while, even if you are far away. In the magical round square of Boudhanath, Nepal, where one the most impressive buddhist stupa stands, I met a monk, gave an offer, and something happened…

I was in Boudhanath the summer before the terrible 2015 earthquake. Sometime I find myself still thinking to all the place I’ve visited, to all the nice people I met, and I guess if they are still there, alive, smiling, praying, working against the fate and the tragedy. Boudhanath it’s a magical place, a town with a wide, round central square: just in the middle the huge white stupa stands, the Buddha’s black eyes watching you from the top. All around the circle, hundred of prayer wheels. that you move walking, ride (the picture in the City Pilgrim’s profile was taken right there). Starting from the round square, alleys start like rays, leading to a gompa, a tibetan monastery, a garden.You can find a small nun driving a terrible tibetan mastiff that seems like the sweetest dog in the world, you can see young novices in saffron robes running with a F.C. Barcelona backpack…

Boudhanath, Nepal, round square
The square of Boudhanath, Nepal, before 2015 earthquake. ph Maria Lecis

In one of the side temple of the square, a group of elder women was singing. I moved right there and I found a three level temple. At the second level, some women was still singing, other eating, other cheating in temple atrium. In front of them, in a dark, empty prayer hall, only a woman stand, just in front of an old monk carrying a bronze dish full of worn out banknotes. The woman lead me too in front of the monk and invited me to give an offer. I did. and my simple wish was: “Could my daughter find a real job”. Very tangible. The day after, 7 a.m the monk presented the offers to Avalokitesvara bodhisatva, the Merciful One. I couldn’t return in Boudhnath so I sent a message to my Daughter: “Tomorrow 7 a.m, local time, someone is praying for you. stay connected.”  7 a.m in our time zone was in the middle of the night but she promised to wake up and try to connect spiritually. She did and may be her wishes, running over the Asian steppes, really melted with the monk prayers, with the incense smoke, with the good intentions of thousand of simple people doing the same wish in the same moment. Two weeks after she had her job!

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