Chi sono i benedettini? (seconda parte). Who are the Benedictine Monks monks? (part. 2)

Trovi la prima parte a questo link

Nel post precedente avevo iniziato proponendo queste domande: chi sono i Benedettini?  Da dove deriva il loro nome? Quanti sono? Dove si possono incontrare? Come vivono? Dove vivono? Sono frati o sono monaci? La storia è lunga e complessa per questo ho deciso di dividerla in due puntate. Nella prima ho parlato (questo è il link per chi non lo avesse letto) delle origini, dello sviluppo e degli anni d’oro del movimento benedettino. In questa seconda puntata vi accompagno in un percorso che avanza nella timeline, partendo dalla grande crisi del XV secolo per arrivare fino ai nostri giorni.

Se ti interessano i luoghi e la storia dei benedettini, le abbazie, i monasteri in Italia e nel mondo leggi i numerosi post che ho dedicato all’argomento cercandoli nell’archivio!!!

Giunti agli albori del Rinascimento, non è solo il bisogno di maggior rigore e di una maggior osservanza dei principi della regola che spinge, i benedettini a cercare di rinnovare la propria vita. La nascita di nuovi ordini religiosi come i frati mendicanti e poi i chierici regolari, più dinamici nella loro organizzazione rende i monaci consapevoli della fragilità del sistema dell’abbazia medievale, intesa come singola e autonoma entità, e per questo vulnerabile in un momento storico che vede il costituirsi di veri e propri stati nazionali. Se il movimento benedettino vuole sopravvivere ai tempi nuovi deve per forza cercare delle nuove forme di aggregazione.

L’inizio di questo percorso di riforma è stato da molti storici individuato nel Concilio di Costanza del 1414 dalle cui disposizioni nascono alcuni raggruppamenti di abbazie, specialmente in area tedesca, tra cui il più importante è quello di Melk sul Danubio, che cercano di trovare un punto comune in fatto di organizzazione e rispetto della regola. In Italia, è invece l’abbazia padovana di santa Giustina a porsi all’avanguardia sotto la spinta del nobile veneziano Ludovico Barbo che, ne era stato nominato abate commendatario. La principale novità introdotta dalla riforma padovana era di carattere propriamente giuridico: l’autorità suprema non risiedeva più nel solo abate di santa Giustina ma passava a un Capitolo Generale che nominava i singoli abati. La nuova organizzazione, derivata da quella degli ordini mendicanti, che avevano elaborato sistemi più “democratici” di governo, segna una vera e propria inversione di tendenza per la storia benedettina. Adesso si parte dal miglioramento delle istituzioni per arrivare a quello del singolo. Nel 1504 la riforma raggiunge Montecassino e, assume il nome di Congregazione Cassinese. Parallelamente alla riforma di santa Giustina nascono in Germania Bursfeld, in Spagna Valladolid, in Francia i Chedal-Benoit, di saint Vanne e di san Mauro. Nell’Europa delle nazioni, anche la vita benedettina assume quindi quelle spiccate caratteristiche territoriali che ancora permangono nella sua organizzazione.

L’abbazia di Melk, sul Danubio, da cui partì una delle principali riforme benedettine del XV secolo. ph. Thomas Ledl

Ristrutturato e rinfrancato, il movimento benedettino affronta le scosse portate dalla Riforma Luterana e dalle conseguenti guerre di religione. Il XVII secolo è, per i benedettini, un secolo d’oro, specialmente in Francia, dove fiorisce la Congregazione Maurina (dall’abbazia di saint Maur) benemerita nello sviluppo delle scienze storiche. Questo fervore prosegue nel secolo successivo: i benedettini, come tutti gli altri ordini, conoscono una vertiginosa ascesa delle vocazioni, non tutte qualificate, che fa da preludio alla crisi che si manifesta nella seconda metà del XVIII secolo sotto gli attacchi del razionalismo, le accuse di parassitismo e le soppressioni conseguenti alla Rivoluzione Francese prima e ai decreti dei cosiddetti governi liberali poi. Le grandi abbazie, dotate di grandi proprietà terriere, vengono confiscate dai rapaci governi dell’epoca. Condannati, esiliati, costretti ad abbandonare i propri monasteri e a ritornare nel mondo spesso conducendo in clandestinità la loro vita monastica, i monaci benedettini si riorganizzano a fatica, tanto che una completa restaurazione della vita monastica non si avrà che sul finire del XIX secolo. In questi anni il monachesimo benedettino inizia ad assumere una dimensione universale. I benedettini non sono un ordine missionario per vocazione ma l’adeguamento ai nuovi tempi porta all’apertura di nuove case soprattutto in America affidata alle singole congregazioni nazionali. La rinascita del XIX secolo, prelude a un altro passo determinante: la riunione delle congregazioni in una Federazione. Solo con questo passaggio anche i benedettini divengono a tutti gli un vero e proprio ordine religioso.

L’abbazia di sant’Anselmo a Roma, sede del Collegio e del governo centrale dell’ordine benedettino. Ph. MarkusMark

Vi aderiscono tutte le principali famiglie benedettine: le congregazioni cassinese, inglese, ungherese, svizzera, austriaca, bavarese, brasiliana, di Solesmes (Francia), americana cassinese, sublacense (Italia), di Beuron (Germania), elveto -americana, di Sant’Ottilia (Germania), dell’Annunziata (Belgio), slava, olivetana, vallombrosana, camaldolese, olandese, silvestrina, del Cono Sur (Argentina). Mancano i Cistercensi, oramai un ordine indipendente anche se pur sempre derivato dal ceppo benedettino e gli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. Gli abati delle congregazioni, riuniti in Capitolo, eleggono l’Abate Primate, unico rappresentante dell’ordine e tramite tra la Santa Sede e le singole famiglie. Le differenze tra una famiglia benedettina e l’altra sono comunque minime: simile è l’abito, simili il ritmo di vita e l’impatto sulla società.

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