Chi sono i benedettini? (prima parte). Who are the Benedictine Monks monks? (part. 1)

Chi sono i Benedettini?  Da dove deriva il loro nome? Quanti sono? Dove si possono incontrare? Come vivono? Dove vivono? Sono frati o sono monaci?Quante volte mi sono sentito rivolgere queste domande! Eppure non esiste città, provincia, nazione in Europa in cui non ci sia una memoria legata ai benedettini: talvolta è solo una via, una piazza, una chiesa, un edificio che oggi è diventato collegio, scuola, caserma, municipio… I monaci benedettini nei secoli hanno profondamente segnato il territorio dal punto di vista architettonico, artistico, culturale ma soprattutto spirituale. Per questo san Benedetto, il fondatore dell’ordine, è stato scelto come Patrono d’Europa. Essendo l’ordine più antico e complesso nella sua storia ho deciso di dividere il racconto in due parti. Con questa prima puntata racconto le origini e lo sviluppo dell’ordine fino al XV secolo.

Il discorso è lungo e complesso, difficile da ridurre in un post. Cercherò quindi di essere didascalico ma, spero, chiaro! Inizio col dire che con il termine “benedettini” si definiscono i membri di  tutte quelle famiglie religiose che osservano la Regola di san Benedetto. Il religioso benedettino è un monaco (e non un frate) e risiede in monasteri o abbazie (non in conventi). Scrivo questo perché troppo spesso mi capita di leggere (e l’effetto che provo è lo stesso che può causare un chiodo che graffia una superficie!) cosa tipo “il convento benedettino” o i “frati camaldolesi”… Mentre altri ordini religiosi nascono già strutturati per essere tali, è solo nel XIX secolo le numerose famiglie che per secoli hanno osservato separatamente la Regola di Benedetto si uniscono per formare una Confederazione, divenendo quindi, almeno in termini giuridici, un ordine religioso vero e proprio. Per secoli infatti la caratteristica peculiare dei monasteri benedettini è stata la più assoluta indipendenza. La storia dei benedettini è quindi un insieme di sotto storie, di pensieri e modi diversi di interpretare il pensiero del santo di Norcia che passa dalle varie riforme (sono benedettini anche Camaldolesi, Vallombrosani, Silvestrini Olivetani, Cistercensi e Trappisti) nate nel corso dei secoli dal continuo desiderio di seguire in modo più corretto e puntuale gli insegnamenti contenuti nella Regola.

La Regola di san Benedetto è il prototipo di tutte le regole moderne. Nella sua stesura non mancano i riferimenti  a regole più antiche soprattutto alla cosiddetta Regula Magistri, una regola composta pochi anni prima da un anonimo abate vissuto in Italia. Composta da 78 capitoli, si può dividere in tre parti: una prima di valore spirituale (1-7) con l’enunciazione delle virtù benedettine di obbedienza, silenzio e umiltà; una seconda (capitoli 8-67) che ha un valore istituzionale e disciplinare; una terza (capitoli 68-73) riservata alle relazioni tra i fratelli. La Regola è integrata dalle Costituzioni, diverse per ciascuna famiglia, che servono a completare con disposizioni pratiche la scarna normativa originale .

Il monachesimo benedettino conosce una straordinaria fioritura tra il VI e il X secolo. Nascono grandi abbazie in ogni parte d’Europa e, anzi, sono proprio i monaci benedettini ad aprire nuovi fronti all’evangelizzazione delle Isole Britanniche, della Germania e dei Paesi del Nord Europa. Col X secolo inizia però a diffondersi tra gli spiriti migliori di quello che potremmo chiamare “universo” benedettino, il desiderio di rinnovare il tenore di vita delle abbazie, liberandolo dai legami col sistema feudale e ripristinando lo spirito originario della Regola. Questo bisogno di purezza non può che passare attraverso una maggiore organizzazione. Il primo tentativo di unificare sistematicamente gli insediamenti benedettini è quello operato dall’abbazia di Cluny, in Borgogna. Fondata nel 910, riceve contrariamente all’uso, la libertà di eleggere liberamente l’abate e di dipendere direttamente dalla Santa Sede senza alcun altro vincolo feudale. Il successo incontrato da Cluny ha il suo fondamento in questa indipendenza e nella fortuna di essere stata retta da cinque grandi abati (Oddone, Maieul, Odilone, Ugo, Pietro il Venerabile), appartenenti a nobili famiglie ma votati prima di ogni cosa al bene dell’abbazia. Dal 927 al 1157 anno della morte di Pietro il Venerabile, si sviluppa quindi l’età d’oro di Cluny che fonda, riforma, accoglie abbazie. Il rapporto che si instaura tra Cluny e le sue figlie è un rapporto saldamente monarchico; ogni monastero che entrava in rapporto con l’abbazia madre perdeva di fatto la propria indipendenza e veniva governato dalle Costiutiones emanate dalla Casa Madre. L’esperienza di Cluny segna un momento importante nell’evoluzione del movimento benedettino che passa da uno stato di assoluto individualismo abbaziale alla creazione di un organismo che può essere considerato il primo passo verso la creazione di un vero e proprio ordine.

L’abbazia di Cluny oggi non conserva quasi nulla del suo originario splendore ed è stata trasformata in un edificio profano. ph. Chafardon

Se sei interessato a conoscere gli sviluppi del monachesimo in Italia puoi leggere questo link!

Per più di un secolo gli effetti di questa stagione di riforme si propagano come un’onda in tutta l’Europa. I monaci “neri” però, dopo la decadenza di Cluny, finiscono per essere sempre più lontani dallo spirito originario e sempre più sottomessi ad abati che fanno del prestigio personale e dalla compromissione con l’autorità politica  la ragione della loro missione. E’ l’anticamera dell’infausto regime della Commenda che porterà il mondo benedettino sull’orlo del collasso. I neonati Ordini Mendicanti paiono inoltre essere più attrezzati a vivere il passaggio dalla civiltà feudale a quella comunale, in cui il centro dell’economia si sposta dal feudo, con il semplice possesso di grandi proprietà terriere, alla città con la nascita dei mercati, l’introduzione della moneta e la nascita del commercio.

 E’ questo il periodo in cui si assiste ovunque al generalizzato utilizzo del regime della Commenda. In origine esso aveva lo scopo di difendere i monasteri da ingerenze esterne, grazie all’affidamento della carica abbaziale a personalità influenti scelte al di fuori della comunità monastica. Ben presto però i Commendatari, insigniti del titolo di abate, finiscono per interpretare il loro ruolo al solo fine di godere delle rendite del monastero in cui risiedono solo per brevi periodi. Sarà attraverso il nuovo istituto delle Congregazioni che il movimento benedettino ritroverà forza e coesione facendo un altro passo avanti sulla strada che lo porterà a configurarsi come un insieme organico e coordinato. All’inizio del Quattrocento la condizione in cui versano gran parte delle grandi abbazie europee può dirsi disastrosa e la necessità di un forte movimento di riforma indispensabile.

(fine prima puntata)

per leggere la seconda parte clicca qui

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