I Trappisti: chi sono, cosa fanno, dove vivono/The Trappist monks: who they are, what they do, where they live.

Trappista: quante volte avete sentito usare questa parola in un contesto…spirituale? I puntini di sospensione sono d’obbligo perché il termine ha una doppia valenza.  Se consideriamo infatti lo “spirituale” nel suo senso più nobile e alto, dire trappista significa evocare un mondo di rigore, austerità e silenzio. Se invece lo “spirito” a cui si allude è quello meno nobile, ma altrettanto edificante, legato alla gradazione alcolica ecco apparire le aromatiche e raffinate birre che, proprio da questo ordine religioso che ne è il più grande produttore, prendono il nome, Trapiste, e che vengono soprattutto dal Belgio. Ma aldilà di questa doppia valenza: vi siete mai chiesti da dove deriva il termine trappista? Chi sono i monaci (e le monache) che hanno questo nome? In questo post cerco di rispondere brevemente a queste domande.

Tra le colline della Normandia, in un’area agricola lontana dai flussi turistici, c’è un’abbazia antica il cui nome è La Trappe. Oggi, a dire il vero, a La Trappe di antico c’è rimasto ben poco perché, come gran parte delle abbazie francesi, ha subito le distruzioni e le soppressioni della Rivoluzione Francese ed è sta quasi totalmente ricostruita in uno stile “neo” gotico/romanico. Per questo non viene inserita neppure nei classici itinerari storico artistici della Normandia che comprendono invece abbazie ormai sconsacrate come quelle bellissime di Caen. Eppure tutto quanto è trappista nasce proprio qui.
Questa abbazia, appartenente all’ordine cistercense (un riforma rigorista dell’ordine benedettino nata nel Medioevo proprio in Francia), era alquanto decaduta quando, a metà del XVII secolo venne data in commenda a un giovane libertino parigino: l’abate Rancé. Dare in commenda un’abbazia significava nominare come abate un membro esterno alla comunità, spesso nemmeno monaco o sacerdote ma legato da parentela o interesse a vescovi o nobili, che se ne intascava i proventi senza neppure risiedervi. Rancé invece vi risiedette, quasi irridendo la comunità era ormai ridotta a pochi e anziani monaci, e facendo dell’abbazia un luogo di divertimento e feste più che uno spazio di preghiera. Quel che accadde poi è troppo lungo per essere raccontato in questa sede (lo ha fatto al meglio Chateaubriand in un romanzo biografico dal titolo Vita di Rancé). Vi dico solo che il dissoluto abate ebbe una crisi mistica conseguente a un lutto familiare, si convertì e decise di fare davvero l’abate della Trappe. Come tutti i convertiti però, passò da un estremo all’altro, divenendo il paladino del più estremo rigore e riportando la vita dell’abbazia (tra lo stupore e il rammarico dei suoi tranquilli abitanti originari) a quanto scritto nelle antiche osservanze medievali.

Da questa inopinata conversione nacque un movimento spirituale che ben presto, dalla piccola abbazia normanna,  si diffuse in tutta la Francia. La nuova famiglia religiosa, che raggiunse in breve le 300 unità solo nella sua sede originaria, era di fatto una scissione rigorista del decaduto (almeno in Francia) ordine cistercense, e si sarebbe chiamata da allora Ordine Cistercense della Stretta Osservanza (da qui la sigla OCSO con cui si identifica), conosciuta ovunque come “trappista” in onore del  luogo da dove nacque. Oggi i monaci trappisti sono diffusi soprattutto nel nord Europa e hanno anche numerose missioni nel mondo. In Italia invece l’ordine non ha mai avuto grande successo, anche per la presenza di una solida tradizione cistercense, tanto che oggi solo tre abbazie maschili (Le Frattocchie e Tre Fontane alle porte di Roma e Boschi in Piemonte appartengono all’ordine).

I trappisti sono un ordine rigoroso, la loro vita è fatta di duro lavoro manuale (sono specialmente agricoltori) e assoluto silenzio. Anche la tradizionale frequenza della liturgia delle ore in coro, propria della tradizione benedettina, viene subordinata all’attività lavorativa e il calendario delle preghiere è, nelle comunità dei trappisti, più condensato. Proprio da questa grande attitudine al lavoro agricolo deriva la specializzazione nella produzione di birra che ha reso il termine trappista famoso in tutto il mondo. Ci sono abbazie, soprattutto in Belgio (famoso il quadrilatero delle abbazie di Westmalle, Rochefort, Scourmont e Sankt Sixtus), dove la fabbricazione di birre ad alta gradazione ha raggiunto livelli di assoluta eccellenza. Ma tutti i trappisti eccellono in qualche produzione: cioccolato, cosmetici, essenze, liquori.

Nelle abbazie dei trappisti in genere la visita è limitata alla sola chiesa e, quando esistono, agli attigui negozi-spaccio di prodotti abbaziali, che sono comunque una buona ragione per un visita… Chi si mette in strada per andarle a visitare sappia che non potrà vedere molto dal punto di vista puramente spaziale (chiostri, sale capitolari, refettori sono spazi di clausura) ma potrà sempre fare interessanti acquisti. Alcune abbazie, ma non tutte hanno anche delle foresterie aperte in genere solo a  uomini (o a donne nel caso siano femminili), dove però anche l’ospite è tenuto ad attenersi alle rigorose disposizioni che regolano la vita comunitaria, in primis il silenzio, osservato per gran parte della giornata. Quasi tutte le comunità hanno dei siti web in cui si trovano le condizioni di accoglienza, che variano dall’una all’altra. L’elenco completo delle abbazie, con relativi link ai singoli luoghi, lo trovate nel sito ufficiale dell’ordine: www.ocso.org.
Essendo stato nella sua vita anteriore un cultore della vanità e della futilità, l’abate Rancé decise di dare alla sua famiglia rinnovata un codice di austerità assoluta. Per questo dalla riforma dell’abbazia della Trappe in poi tutte le nuove fondazioni, o le abbazie cistercensi passate alla riforma (anche la storica Citeaux in Borgogna, da cui derivano il termine e l’ordine cistercense è diventata un’abbazia trappista), hanno sempre rispettato la sua forte scelta spirituale.

Certo, si tratta di uno stile di vita difficile da seguire ma, forse proprio per questo, e proprio in un momento di crisi generale delle vocazioni, le abbazie dei trappisti riescono ancora ad attirare dei giovani che cercano risposte davvero alternative a una vita che ormai di rigoroso non ha più nulla.
Per avere un’idea e seguire un breve itinerario tra le abbazie dei trappisti in Francia vi rimando a questo post che ho scritto tempo fa (Itinerario tra le abbazie dei trappisti in Francia).

4 commenti

  1. Interessantissimo!!!!! Aggiungerei “… che non vanno confusi con i trapper”. Segue immagine di riferimento. [image: Schermata 07-2459055 alle 14.25.00.png]

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  2. Articolo molto interessante. Solo una piccola correzione: a differenza di quanto scritto , l’abbazia di Frattocchie non è l’unica in Italia appartenente all’Ordine Trappista, esiste dal 1140 l’abbazia cistercense delle Tre Fontane a Roma nella quale sono presenti i Trappisti fin dal 1868, oltre all’abbazia di Boschi in Piemonte e tutte le abbazie Trappiste femminili.

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    1. La ringrazio molto della precisazione, anche se conosco la presenza di queste due abbazie trappiste (delle Tre Fontane ho anche parlato in un altro post dedicato a Roma monastica). Si è trattato quindi di una mia inspiegabile imprecisione a cui rimedierò immediatamente. La ringrazio per l’attenzione e la segnalazione sperando che, malgrado questo errore, continui ancora a leggermi!
      Cesare Romanò

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