Sacro Monte di Orta: un percorso francescano/The Sacred Mount of Orta, a Franciscan path.

Dall’alto del Sacro Monte di Orta, guardo verso il lago, dove, nella foschia del mattino, si staglia l’Isola di san Giulio. Laggiù, nascosta dietro le mura di una serena clausura, ferve la vita monastica, qui sul Monte, la campana delle chiesa del piccolo convento di Frati Minori chiama alla Messa. Due poli di spiritualità in così poco spazio, tanto vicini da poter essere contemplati in un solo sguardo, ma tanto lontani per ritmi e modi di vita. Ci deve essere qualcosa di particolare in questo angolo di Piemonte anche perché a pochi chilometri da qui, sulla montagna che guarda il lago dal paese di Ameno, si trova il convento di Monte Mesma, altro suggestivo luogo francescano. Oggi però voglio parlarvi solo del Sacro Monte e di quello che mi ha ispirato la sua visita.

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L’isola di san Giulio vista dal Sacro Monte. Ph. Citypilgrim

I Sacri Monti della Lombardia e del Piemonte, patrimonio UNESCO, sono una delle più particolari espressioni della fede popolare nel periodo successivo al Concilio di Trento, quando la Chiesa Cattolica sente il bisogno di riaffermare i suoi principi e le sue figure più carismatiche creando dei veri e propri percorsi di devozione fatti per colpire il pellegrino attraverso un sapiente gioco di architettura, scultura e pittura.

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Il percorso che conduce dal centro di Orta al Sacro Monte. ph. Citypilgrim

Dal centro del paese di Orta, prendendo a destra rispetto alla bella chiesa parrocchiale, una comoda strada in acciottolato sale in leggera pendenza tra ville e giardini alla collina del Sacro Monte. L’Isola e il suo Monastero sono presenze costanti del panorama che si apre man mano che ci si inerpica verso la meta.
Sebbene sia oggi possibile raggiungere il Sacro Monte anche in auto, i posteggi, predisposti dall’altro lato della collina, portano il visitatore ad accedere al percorso in un punto non logico, spingendolo a perdersi la narrazione progressiva degli eventi che viene narrata dalla prima alla ventesima cappella. Il mio consiglio è dunque, qualora siate venuti in auto, di studiare la grande mappa del sito che si trova all’ingresso e di raggiungere direttamente la cappella 1, attualmente chiusa per restauro, che non è la prima che incontrerete ma che si trova subito a destra della chiesa. Da qui iniziate a seguire il percorso regolare.

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Una delle cappelle che si trovano lungo il percorso. Hanno tutte una pianta diversa. Ph. Citypilgrim.

Gli eventi che vengono qui raccontati sono quelli relativi alla vita di san Francesco d’Assisi. Questo è un luogo di devozione francescana e anche la chiesa che si trova nel punto più alto del Monte è officiata ancora oggi dai Frati Minori francescani, anche se in origine qui risiedevano i Cappuccini. Seguendo i fatti principali della Vita del Santo, il percorso si snoda nel bosco in modo abbastanza tortuoso, con continue svolte e ritorni, tanto che, per facilitare i visitatori, sono state dipinte sui muri delle cappelle delle mani che indicano la giusta direzione.

Per indicare il percorso sono dipinte sul muro di ogni cappella delle mani che guidano il pellegrino nella corretta direzione. Ph. Citypilgrim.

Credo che sia giusto sottolineare (lo dico perché ho visto molti visitatori percorrere il sentiero al contrario!) che per capire bene il senso delle scene raffigurate in ogni cappella bisogna assolutamente seguire l’ordine cronologico delle storie che, si badi bene non coincide con l’ordine cronologico di costruzione. Alcune cappelle vennero costruite prima di altre in base all’importanza dell’evento raffigurato e poi integrate con quelle dedicate a episodi considerati “minori”. Iniziata nel 1590, la costruzione si protrasse per più di un secolo ed è per questo difficile trovare omogeneità artistica e formale nei venti racconti. Diversi pittori, diversi scultori, diversi architetti si succedettero nella realizzazione delle singole cappelle. Anche il loro stato di conservazione è oggi alquanto variabile per cui in alcuni casi la lettura dei colori e delle decorazioni appare abbastanza compromessa. Tratto comune è però la grande verosimiglianza dei personaggi raffigurati nelle statue a grandezza naturale che popolano le scene. I soggetti, ripresi evidentemente dalla vita reale, servono anche a offrire uno spaccato sull’abbigliamento dell’epoca, come dimostra chiaramente la figura di san Francesco, raffigurato ancora in abiti nobiliari della cappella II.

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San Francesco, qui non ancora toccato dalla conversione, è raffigurato nella seconda cappella con sgargianti abiti nobiliari del XVII secolo- Ph. Citypilgrim.

Un’altra variabile iconografica è costituita dal rapporto tra gli affreschi dei fondali e le statue, rapporto che si è andato sempre più intensificando man mano che il progetto proseguiva tanto che, in alcuni casi, la quinta pittorica è diventata parte del processo di composizione della scena.

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Nella scena in cui Francesco e i suoi frati consegnano la Regola al Papa è evidente il processo di integrazione tra affreschi e figure plastiche. Ph. Citypilgrim.

Passando da una dimensione artistica a una dimensione più interiore mi chiedo se sia davvero possibile compiere questo percorso con un’attitudine spirituale. Difficile dirlo, specialmente si si visita il Sacro Monte nei giorni festivi quando gruppi più o meno interessati si incrociano sui sentieri di collegamento. Se guardiamo invece all’interazione emotiva e spirituale che può intercorrere tra osservatore e raffigurazione devo dire che, personalmente, ho trovato la ricostruzione delle scene troppo leziosa per essere davvero vicina alla nuda e severa spiritualità che si coglie nelle prime Vite francescane. È anche corretto ricordare che lo stile iconografico di un’epoca non può essere emendato nell’azione dei suoi artisti. Il senso di ricerca e fedeltà storica che a noi pare tanto normali non era conosciuto e apprezzato nel passato.

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Nelle raffigurazione delle scene della Vita del Santo gli artisti, come era costume, inseriscono momenti di vita comune per avvicinare il semplice visitatore a un momento lontano nel tempo. Ph. Citypilgrim.

Rispetto ad altri temi dominanti dei grandi Sacri Monti piemontesi (La Gerusalemme Terrena di Varallo o i Misteri del Rosario di Crea) la scelta di una cronaca storica, come quella della Vita del Santo di Assisi, comporta una maggior attenzione ai dettagli narrativi e figurativi di quanto possa essere richiesto da un racconto ideale o mistico. Per trovare una similitudine semantica, anche se in scala minore come dimensioni e ambizione artistica, suggerisco di visitare, anche perché anch’esso dedicato alla vita di un Santo, il meno conosciuto percorso di Somasca, vicino a Lecco, dove vengono celebrate la vita e i miracoli di san Gerolamo Miani (o Emiliani) fondatore dei padri Somaschi e di cui ho già parlato in un post qualche tempo fa. Leggi qui.

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In questa scena, in cui il Santo viene condotto seminudo per le vie di Assisi, una delle scenografie più grandi e spettacolari del complesso, si possono notare l’accuratezza dei dettagli la costruzione integrata tra pittura e scultura. Ph. Citypilgrim.

Vorrei concludere con una piccola riflessione sull’atmosfera spirituale che si trova in questi luoghi al di fuori di momenti di preghiera particolari e organizzati. La devozione nei percorsi è lasciata all’azione personale e alla consapevolezza del visitatore, per cui è davvero difficile immaginare comportamenti omogenei o pretendere il minimo rispetto del silenzio, la moderazione nell’uso dei cellulari e una pacata condivisione degli spazi angusti all’interno delle cappelle. Sono riflessioni consuete e forse obsolete per ogni luogo sacro, che san Francesco nella sua grande umanità e semplicità probabilmente neppure approverebbe. Ricordo però un’esperienza vissuta nel grande Sacro Monte polacco di Kalwarya dove la diffusione costante del Santo Rosario, attraverso altoparlanti disposti lungo tutto il percorso, riusciva a creare quel senso di rispetto e, oserei dire, di intimidazione in grado di sconsigliare nei visitatori atteggiamenti troppo disinvolti o rumorosi. Non esiste una via ideale. Come indicano le mani dipinte sulle cappelle io ti insegno il percorso ma il giusto passo, il giusto respiro, la giusta attenzione li puoi conoscere solo tu!

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Molte cappelle hanno anche un portico che serviva a dare asilo ai pellegrini. Ph. Citypilgrim.

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