Eyüp: pellegrino sul Corno d’Oro/Eyüp, a pilgrimage on the Golden Horn.

Ci sono alcuni luoghi di Istanbul in cui mi piace ritornare ogni volta che, anche solo per qualche giorno, mi trovo nella amata città turca. Sono naturalmente dei luoghi di fede, moschee bellissime, spesso anche tranquille e silenziose se si esce dai tradizionali circuiti del turismo. Eyüp è uno di questi luoghi, anzi, per la sua particolare ubicazione all’estremità occidentale del Corno d’Oro, è forse il mio angolo di Istanbul preferito.

Quando ci arrivi, sia che tu abbia deciso di venirci a piedi, scendendo dalle mura teodosiane e attraversando il vecchio quartiere greco, sia che abbia optato per un assai più rilassante tragitto in vaporetto sulle acque del Corno d’Oro, la prima impressione che ti assale è quell di essere arrivato in un luogo diverso. Più che un quartiere sembra una città nella città. Succede in altre parti della grande metropoli turca, fatta di tante anime giustapposte, ma Eyüp ha davvero un tono particolare, dovuto alla presenza del principale santuario islamico della città. La moschea, la tomba del portabandiera di Maometto (Eyüp appunto) che la fronteggia, il grande e spettacolare cimitero che si inerpica su per la collina fino al celebre cafe Pierre Loti, uno dei punti panoramici della città: tutto rende una visita a Eyüp meritevole di tempo per godere anche delle interessanti scene di vita quotidiana che vi possono cogliere a ogni angolo.

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A view of the mosque from the old Islamic graveyard. Ph. Maria Lecis.

Vedrete bambini vestiti di bianco come dei principini che festeggiano la festa della circoncisione, ragazze velate in gruppo che si fotografano a vicenda e altre in abiti assolutamente moderni, famiglie venute dall’interno della Turchia che siedono sotto il portico creato per accogliere i pellegrini che si trova proprio fuori dalla porta d’ingresso del complesso. Eyüp non è una semplice moschea ma una piccola città attraversata da una strada trasformata in bazar dove si vendono solo libri di devozione, rosari e tappeti da preghiera (anche se fanno incursione giocattoli e paccottiglia varia). Tutt’intorno, luoghi di sepoltura fatti di cupole e lapidi dove gatti si aggirano sornioni tra le tombe, custodi silenziosi e altezzosi al tempo stesso, gli edifici che costituivano la külliye, una delle prime realizzate a Istanbul. Una külliye è di fatto un insieme di centri di assistenza per pellegrini, case di cura e madrase per lo studio coranico; se ne incontrano molte a Istanbul, la più grande, bella e famosa e quella annessa alla grande moschea di Suleyman. Questa però è tra le più antiche perché fu costruita per volere del sultano Fatih (il Vittorioso) Mehmet, colui che nel 1435 conquistò Costantinopoli..

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The wonderful dome of the Eyüp mosque. Ph. Maria Lecis.

All’interno, la moschea è ampia e luminosa e quasi sempre affollata, di quell’affollamento tutt’altro che silente che caratterizza i luoghi di culto islamici che non sono, giova ricordarlo, solo luoghi di preghiera nelle ore stabilite, ma spazi di incontro, riposo, meditazione e, anche per i turchi, ahimè, sfondi bellissimi per un selfie.

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The interior of the mosque in the visitor’s peak time. Ph. Maria Lecis.

Sotto le grandi finestre che illuminano lo spazio, come sempre succede nelle belle architetture ottomane, ci si siede, ci si abbandona anche al suono di fondo insolito e incoerente, si osservano lettori assorti del Sacro Corano appartati in una nicchia come se quanto avviene attorno non li riguardasse. Nella grande sala di preghiera entrano qui anche le donne, spesso confinate altrove nel bayanlari, spazi a loro riservati, e questo rende lo spazio ancora più vivo, animato e “rumoroso”. Maggior silenzio e devozione sono invece richiesti ai pellegrini per visitare la tomba vera e propria di Eyüp, l’alfiere e compagno del Profeta, morto nel 651 e ancora assai venerato dai fedeli.

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Pilgrims in the Eyüp shrine’s courtyard. Ph. Citypilgrim.

There are places in Istanbul where I like to come back every time I stop in the Turkish city, beautiful mosques, often quiet and silent if you leave the beaten tracks. Eyüp Shrine at the western end of the Golden Horn is perhaps my favorite corner of Istanbul.

When you get there, whether you have decided to walk down the Theodosian walls and cross the old Greek quarter, or you have opted for a much more relaxing boat ride on the waters of the Golden Horn, the first impression is you have arrived in a different place. Eyüp has a particular atmosphere, due to the presence of the city’s main Islamic sanctuary. The mosque, the tomb of the flag bearer of Mohammed (Eyüp precisely) that faces it, the large and spectacular cemetery that climbs up the hill to the famous cafe Pierre Loti, all makes a visit to Eyüp worth the time.

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A tomb in the graveyard surrounding the Eyüp complex up to the hill of Cafè Loti. Ph. Maria Lecis.

You will see children dressed in white like princes celebrating the feast of circumcision, veiled girls in groups with others in modern clothes, families coming from the country sitting under the porch created to accommodate the pilgrims. You’ll walk through the main road of the compound, a small bazaar where devotional books, rosaries, and prayer carpets are sold (even if they raid toys and various junk). You’ll admire the cats wandering sly among the tombs, silent and haughty keepers at the same time the buildings that made up the küllye, one of the first built in Istanbul, a small city made of center for pilgrims, nursing homes, refectories, bakeries and madrasas, erected by the sultan Fatih (the Victorious) Mehmet who in 1435 conquered Constantinople in 1435..

Inside, the mosque is large and bright and almost always crowded, with noisy crowding that characterizes Islamic places of worship that are not only places of prayer our from the established times, but spaces for meeting, rest, meditation and, also for the Turks, alas, beautiful backgrounds for a damned selfie.

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Calligraphy on the Eyüp shrine facade. Ph. Citypilgrim

For this reason, under the large windows that, as happens in the beautiful Ottoman architecture, you can just sit or let yourself flowing on the unusual and inconsistent sound; you can discretely observe assorted readers of the Holy Qur’an secluded in a niche, lost in recitation and meditation of the Holy Words. Women also are here admitted to the large prayer room (and not as often happens confined to the bayanlari) and this makes the space even more lively and someway “noisy”. Much silence and devotion are required to visit the tomb of Eyüp, who died in 651 and is still venerated by the faithful on the other side of the place.

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