Eikando, Kyoto: la danza del Buddha “girato”/ Turning Buddha’s dance.

Ecco un nuovo estratto dal mio libro Lo Spirito di Kyoto. Questa volta vi parlo di uno dei miei luoghi preferiti: il tempio Eikan-do. Non per nulla l’immagine di profilo di questo blog mi ritrae seduto proprio qui. Non è un tempio famoso, molti turisti lo ignorano ma forse è proprio per quello riesce a conservare l’atmosfera di pace e concentrazione che ci aspettiamo di trovare in un tempio giapponese (ma, attenzione, non è un tempio zen!!!). Questa è una sintesi del testo che trovate nella versione integrale con le notizie storiche nel libro Lo Spirito di Kyoto.

lo spirito di Kyoto

L’Eikan-do, che bisognerebbe più correttamente chiamare Zenrin-ji, ma che è universalmente noto con il nome dedicato al suo più grande abate, il monaco Eikan, non viene considerato tra i templi “top” di Kyoto e spesso chi ha poco tempo o un budget ridotto decide di non investire un’ora e 600 Yen per visitare un tempio che le guide turistiche relegano spesso in posizione secondaria. Se rientrate in una di queste categorie nessuno potrà obbligarvi a mutare i vostri programmi ma permettetemi una piccola perorazione a favore di questa autentica oasi di pace.

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Eikan-do: silence, no tourists, wood and water. Absolutely my favorite place in Kyoto. Ph. Maria Lecis

L’Eikan-do infatti è un luogo tranquillo, splendidamente disposto attorno a uno stagno, ricco di passaggi coperti di grande fascino e di padiglioni che invitano alla meditazione. Appena entrato, mi sono trovato davanti a un piccolo giardino, con al centro una vasca coperta di ninfee. Qui mi sono seduto, fissando l’apparente immobilità della scena e degustando un corroborante tè verde distribuito da una macchina automatica (!).

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Sitting in silence in Eikan-do Hall. ph. Maria Lecis

Molti pellegrini vengono qui soprattutto per venerare la statua del “buddha che guarda indietro”  dirigendosi al padiglione dell’Amida-do, dove è custodita la preziosa statua di Amida Mikaeri, tesoro nazionale risalente al periodo Heian, e luogo di maggior devozione del complesso. Io preferisco prendermela più comoda e, una volta tolte le scarpe, e consegnato lo Shuin-cho, il libro dove raccolgo timbri e calligrafie dei templi, mi metto a gironzolare per i passaggi coperti che uniscono lo Shaka-do, grazioso edificio di epoca Muromachi ad altri padiglioni minori. Passo sopra piccoli giardini e mi perdo nella contemplazione di angoli che paiono riassumere tutto quanto si possa aver immaginato pensando a un tempio giapponese.

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Eikan-do: a stairway to heaven? ph. Maria Lecis

Mi inerpico poi sulla bella scala coperta che, dicono, ricordi la forma di un dragone dormiente (Garyuro) e che si biforca in due rami: a sinistra si arriva a una piattaforma panoramica, a destra si raggiunge l’Amida-do.  Qui mi guarda dall’altare una piccola statua di Amida, fissato nell’insolito movimento di guardarsi le spalle. La storia che si racconta sull’origine di questa curiosa posizione è curiosa e vale la pena di raccontarla.

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Eikan-do’s Amida-do hall and the small Dancing Buddha’s statue in a real baroque altar! ph. Maria Lecis

Era un freddo mattino di febbraio del 1082 e l’abate Eikan salmodiava il quotidiano nembutsu girando attorno alla statua. All’improvviso la statua scese dal piedistallo e si mise a camminare precedendo l’esterrefatto abate. Siccome egli rimaneva pietrificato, Amida si voltò, invitandolo con voce gentile a seguirlo. Dopo un primo momento di disorientamento Eikan si riprese e, tanto grande fu la gioia provata per quell’esperienza, che chiese ad Amida che tutti potessero godere della stessa gioia di cui aveva egli stesso goduto, implorandolo di rimanere per sempre in quella forma.

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Foggy Kyoto’s landscape from Eikan-do panoramic terrace. ph. Maria Lecis

Il panorama che di Kyoto che si gode dalla terrazza panoramica ci fa capire come la bellezza di questa città sia in realtà più intima che esteriore. Appoggiato al parapetto ho la consapevolezza di non osservare qualcosa di affascinante come potrebbe avvenire a Firenze, Parigi o Praga, dove i monumenti più prestigiosi sbucano da un insieme compatto, perle tra le perle. Dal tessuto urbano di Kyoto emergono solo brutti palazzi e tutto sembra pervaso da una triste confusione. I templi buddisti infatti non hanno per natura dimensione verticale, non posseggono campanili o minareti che bucano il cielo e sono in genere realizzati in legno scuro, ragion per cui è difficile individuarli in una grande città, anche perché spesso si trovano in gran parte immersi nel verde.

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Eikando’s pagoda winking in greenery. ph. Maria Lecis

Ripercorro a ritroso la scala ma non ho voglia di andarmene. Ci si stacca a fatica da questo posto! Allora perdo tempo e, girando attorno allo stagno, raggiungo un piccolo santuario scintoista collocato al suo centro. Ascolto il suono dell’acqua che scorre e l’incessante canto delle cicale. E’ estate e guardando verso il monte provo a ricordare l’emozione che mi colse quando venni qui in autunno, con le foglie che cambiavano colore. Allora non ero un pellegrino, non riflettevo sulla pratica del nembutsu, ma il mio spirito aveva egualmente vibrato davanti allo spettacolo della natura declinante.

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Leaves in Eikan-do’s garden. ph Maria Lecis

 

Altri post tratti dal libro Lo Spirito di Kyoto:

Nanzen-ji: Immaginarsi una tigre a Kyoto

Sanjusangen-do:il tunnel dei mille Buddha

Monte Hiei: il centro spirituale della scuola Tendai/Kyoto, Mount Hiei, the spiritual center of the Tendai Sect.

Santuario Heian

Top five temples

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