Hanoi: cinque templi dove sedersi e ascoltare /Hanoi: five temples where to sit and listen.

Non ci sono molte città in Asia capaci di mantenere una propria identità, un proprio stile, un centro storico vivibile e particolare: Hanoi è certamente una di queste. Con i suoi vicoli pieni di botteghe, i suoi laghi, i suoi quartieri dalle architetture coloniali francesi, la capitale del Vietnam è piacevole e avvolgente, invita alla lentezza, malgrado il traffico di migliaia di motociclette. Poi ci sono le Pagode, i templi che fondono buddismo, confucianesimo e culti ancestrali, decorati con colori e immagini vivaci, ricchi di offerte in frutta e verdura, raccolti e silenziosi. Ce ne sono alcuni molto grandi, alcuni bellissimi e segreti di cui abbiamo parlato in due precedenti post di cui trovate qui il link. Ecco la mia personale top five nata più dalla sensazioni che mi hanno restituito che dall’importanza storica o artistica dell’edificio.

1 Chua Tran Quoc. Non ho dubbi nell’indicare questa pagoda, che sorge a meta dello stretta lingua di terra che divide il lago Tay Ho dal lago Truc Bach, come il luogo che più mi ha colpito durante il mio soggiorno ad Hanoi. La torre della pagoda, in mattoni rossi, emerge da un piccolo bosco. Meglio arrivarci a a piedi dal Den Quan Thanh (vedi sotto) e dal mausoleo di Ho chi Min. La pagoda, una delle più antiche di Hanoi, si dice che risalga al VI secolo, è dedicata alla “Protettrice della Nazione” ma è stata più volte ricostruita. Come sempre non sono tanto gli aspetti storici e artistici a colpirmi in un luogo di fede quanto l’atmosfera, la scansione degli spazi, la vita che ci si respira. Mi sono seduto in un piccolo cortile denso di stupa, ho visto liberare degli uccelli, ho sentito cantare dei mantra, mi sono seduto ad ammirarne la torre esile e leggermente pendente. C’erano donne che portavano doni e offerte. Si questo è proprio uno degli angoli più tranquilli e affascinati di Hanoi!

DSC06508.jpg
The red tower of the Chua Tran Quoc temple in Hanoi. ph. Maria Lecis.

2 Tempio di Quan Thanh: proprio all’inizio dell’istmo, sorge quest’altro luogo tranquillo e affascinante, preceduto da un cortile, leggermente più basso rispetto al piano stradale, dove, su alcune panchine di pietra ombreggiate da un gigantesco albero di baniano, anziani discutono, giovani sono immersi in lettura di sms e donne paiono, come sempre, affaccendate. C’è anche un braciere dove, ci dicono, vengono spesso bruciate banconote false. Secondo la tradizione cinese bruciare simulacri della realtà porta all’offerente benefici, il fumo delle banconote bruciate sale al cielo dove gli antenati si fanno carico di intercedere presso gli dei. Il tempio è dedicato a Tran Vu o Xuan Wu in cinese, il protettore del Nord, che contende al Cavallo Bianco (vedi sotto) il privilegio di essere il protettore di Hanoi (anzi di Trang Long, come si chiamava la città quando il tempio venne edificato). All’interno dei padiglioni si percepisce un’atmosfera austera, vuoi per il colore scuro dominante, vuoi per la quasi totale assenza di quella sovrabbondanza di offerte che è tipica di ogni tempio vietnamita. Lo spazio è diviso in due parti: un primo padiglione più basso dove si vedono esposte vecchie stampe e reperti di epoca coloniale e un secondo più alto che accoglie una statua alta ben quattro metri di Tran Vu in bronzo nero. Gli enormi piedi di Tran Vu, su cui il continuo struscio delle mani dei devoti ha lasciato il segno, incombono sui visitatori. Seduto in modo composto, con l’indice della mano sinistra sollevato a indicare ammonimento, il mitico sovrano celeste è accompagnato dai suoi due animali simbolici, il serpente simbolo di ricchezza e la tartaruga simbolo di forza e resistenza. Era compito suo tenere lontani gli spiriti maligni dalla città e la sua solida potenza doveva servire da deterrente.

DSC06501.jpg
The huge bronze foot of Tran Vu in Quan Thanh Temple, Hanoi. ph Maria Lecis.

3. Pagoda degli Ambasciatori, Chua Quan Su. Quando ho sentito per la prima volta nominare la Pagoda degli Ambasciatori ho immediatamente pensato che questo nome derivasse dalla sua ubicazione in un’area diplomatica. Gli Ambasciatori a cui si fa riferimento sono invece quelli delle nazioni che anticamente facevano tappa nella capitale sostando in una locanda che si trovava in questo luogo. Il tempio attuale si affaccia su una via larga e trafficata ed è annunciato da una serie di botteghe, disposte sui due lati, dedicate alla vendita di articoli di devozione. L’aspetto del tempio, che si scorge dalla strada alto su una piattaforma, è tutt’altro che invitante. Un edificio dipinto con il colore zafferano tipico dei templi buddisti cinesi, circondato da altri edifici di servizio ancor meno graziosi, che risale agli anni Quaranta del secolo scorso. Appena superato il cancello di ingresso ed entrato nel piccolo cortile che precede il tempio, vengo raggiunto da canti. Numerose donne, tutte vestite in abiti marroni, siedono all’interno del tempio e lungo il portico che gira tutto attorno alla costruzione ripetendo dei sutra scanditi da un monaco. Questo tempio è anche la sede del buddismo di osservanza Mahayana in Vietnam e quindi il culto è molto più accurato e selezionato che in altri templi del paese. Privo di grazia, trasandato, forse anche un po’ rude: eppure in questo luogo mi sono trovato meglio che in altre pagode più famose e ben tenute.

DSC06460
Brown dressed buddhist devotees outside the Chua Quan Su, Hanoi. ph. Maria Lecis.

4. Bach Ma, Tempio del Cavallo Bianco. Un tempo dunque questo tempio sorgeva a uno degli ingressi della città Imperiale, oggi invece si affaccia su un animato incrocio della città commerciale, in cui costituisce una sorprendente isola di tranquillità. Anche se la sua fondazione risale all’XI secolo, il tempio attuale è, come gran parte degli edifici sacri di Hanoi, una ricostruzione del XVIII secolo. Il Cavallo Bianco che appare sull’altare nelle sue dimensioni reali, affiancato da due slanciate fenici, è sin troppo realistico nelle forme e nella decorazione per ispirare reverenza o abbandono. Sembra quasi una figura da giostra, piuttosto che un profeta di glorie future o un divino messaggero come vorrebbe essere ricordato. C’è anche chi in questo tempio venera un drago d’oro, eloquente e inattaccabile simbolo imperiale ma è il cavallo, che dona il suo nome al tempio, a meritarsi le attenzioni. Lui è lo Spirito Protettore della città e molti devoti sembrano prendere questo suo ruolo molto sul serio. Per questo decido di rimanere per qualche tempo a osservarli, cercando di capire quanto uno “spirito protettore” possa essere ancora riconosciuto e venerato in una città che ambisce a essere moderna. Nel piccolo cortile che precede il tempio, circondato da grandi vasi fioriti, mi siedo su un gradino e cerco invece di ascoltare i fruscii più sottili che vengono dal tempio. C’è sempre un bastoncino d’incenso che arde, qualcuno che entra e si prostra mani giunte al petto, piccoli inchini veloci. Passanti, studenti, donne con borse, qualche turista, come in una chiesa, come in una moschea del bazar di Istanbul. Un angolo di pace nel trambusto, un luogo dove entrare, rivolgere suppliche, uscire.

DSC06439
Bac Mah, The White Horse protector of Hanoi. ph. Maria Lecis

5. IL Tempio della Letteratura – Van Mieu. Il Van Mieu o Quoc Tu Giam (Scuola per i figli della Nazione) come viene anche chiamato, è un complesso di grandi dimensioni (è lungo 350 metri) circondato da mura che lo proteggono dal traffico intenso delle strade che lo circondano. La presenza di autobus e comitive vocianti non è mai un indizio di atmosfera spirituale e davanti all’ingresso è proprio quello che noto. Venditori di guide e souvenir ti assaltano appena ti presenti al cancello e riesci a fendere i gruppi di vietnamiti in gita che ridono e schiamazzano. Se questa è l’atmosfera che i locali amano, mi chiedo, quale diritto ho io, che vengo da lontano e nulla conosco di questo mondo, di aspettarmi o richiedere qualcosa di diverso? Da tempo ho imparato che gli atteggiamenti austeri e contriti legati a un luogo di fede, che ci vengono dalla nostra educazione cattolica, mal sia addicono alla mentalità orientale e quindi dovrei passar sopra a tutto ciò. Ma non è tanto il rumore a disturbarmi quanto un contesto forse un po’ troppo stile museo o forse solamente pregno di una devozione diversa.

DSC06473
The basin in a courtyard of Van Mieu Temple in Hanoi. ph. Maria Lecis.

Few Asian cities have a strong identity, a style, a really charming historical centre as Hanoi has. Narrow streets full of shops, lakes, the French colonial districts: the capital of Vietnam is pleasant and enveloping, inviting to slowness, despite the traffic of thousands of motorcycles. The Pagode, temples that blend Buddhism, Confucianism and ancestral cults, decorated with bright colors and images, full of offers in fruits and vegetables, are the typical Vietnamese place of devotion. Large and monumental, beautiful and secret (see my post at this link) are a silence capsule in the buzz of the city. Here my personal top five the feelings that have given me than from the historical or artistic importance of the building.

1. Chua Tran Quoc. I have no doubts: this pagoda, with his red tower rising in the middle of the narrow isthmus that divides Lake Tay Ho from Lake Truc Bach, is my favorite spiritual site in Hanoi. Better to get there on foot from Den Quan Thanh (see below) and the mausoleum of Ho chi Min. The pagoda, one of the oldest in Hanoi, date back to the sixth century and is dedicated to the “Protectress of the Nation”, but has been rebuilt several times. Atmosphere, layout, religious life, sensations you breathe, better than the historical and artistic aspects: that’s what I search in a temple. I sat in a small courtyard full of stupa, I saw birds being freed, mantras singing, I sat down to admire the red tower. Women brought gifts and offerings. Yes, this the quietest and most fascinating corner of Hanoi!

2. Temple of Den Quan Thanh. This quiet and fascinating place is preceded by a courtyard, slightly lower than the street level, where, on some stone benches shaded by a giant banian tree, the elderly argue. In a brazier counterfeit notes burn according to Chinese tradition. The temple is dedicated to Tran Vu, the protector of the North, who contests with the White Horse (see below) the privilege of being the protector of Hanoi. An austere atmosphere, dark colors and total absence of that overabundance of offerings usual in Vietnamese temples, flutters in the pavilions divided into two parts: the lower, where you can see old prints and artifacts from the colonial era and a second higher one that houses a black bronze statue four meters high of Tran Vu. The enormous feet of Tran Vu, on which the continuous smear of the devotees’ hands has left its mark, hang over the visitors. Seated with the index of his left hand raised to indicate warning, the mythical celestial ruler is accompanied by his two symbolic animals, the snake symbol of wealth and the turtle symbol of strength and endurance. It was his task to keep evil spirits away from the city and his solid power was to serve as a deterrent.

3. Ambassadors’ Pagoda, Chua Quan Su. When I first heard the name of the Ambassadors Pagoda, I immediately thought it derived from its location in a diplomatic area. The Ambassadors are, instead, those of the nations that in ancient times visited the capital, stopping at an inn that was located in this place. The present temple overlooks a wide and busy street, announced by a series of shops, arranged on two sides, selling articles of devotion. The appearance of the temple, high on a platform, is anything but inviting. A raw pavilion, painted with the saffron color typical of Chinese Buddhist temples, surrounded by other even less graceful service buildings, dating from the Forties of the last century. As soon as I pass the entrance gate and enter the small courtyard that precedes the temple, I am reached by songs. Many women, all dressed in brown clothes, sit inside the temple and along the portico that runs all around the building, repeating sutras marked by a monk. This temple is also the seat of Mahayana Buddhism observance in Vietnam and therefore the cult is much more accurate and selected than in other temples of the country. Without grace, unkempt, even a bit ‘rough: otherwise in this place I found myself better than in other more famous pagodas.

4. Bach Ma, Temple of the White Horse. This temple once stood at one of the entrances to the Imperial city, but today it overlooks a busy intersection of the old commercial city, as a surprising island of tranquility. Although its foundation dates back to the eleventh century, the present temple is, like most of the sacred buildings in Hanoi, a reconstruction of the eighteenth century. The White Horse that appears on the altar in its real dimensions, flanked by two slender Phoenicians, is too realistic to inspire reverence or abandonment. It almost looks like a carousel figure, rather than a prophet of future glories or a divine messenger as he would like to be remembered. There are also devotees who worship a golden dragon, eloquent imperial symbol but it is the horse, which gives its name to the temple, that deserves the attention. He is the Protector Spirit of the city and many devotees seem to take his role very seriously. For this reason I decide to stay and observe them, trying to understand how a “protective spirit” can still be recognized and revered in a city that aspires to be modern. In the small courtyard that precedes the temple, surrounded by large flower pots, I sit on a step and try to listen to the rustles coming from the temple. A stick of incense burning, someone enters and protrudes hands joined to the chest, small bows fast. Passengers, students, women with bags, some tourists, like in a church, like in a mosque of the bazaar of Istanbul. A corner of peace in the hustle and bustle, a place to enter, pray and leave.

5. The Temple of Literature – Van Mieu. The Van Mieu or Quoc Tu Giam (School for the Nation’s Children) as it is also called, is a large complex (it is 350 meters long) surrounded by walls that protect it from the heavy traffic of the roads that surround it. The presence of busses and vociferous groups is never a clue to the spiritual atmosphere and in front of the entrance is exactly what I see. Sellers of guides and souvenirs assault you as soon as you arrive at the gate and you manage to slice up groups of Vietnamese on trips laughing. If this is the atmosphere that locals love, I wonder, how could a ma coming from afar and totally ignorant about this country, to expect or ask for something different? I have learned that the austere and contrived attitudes linked to a place of faith, which come to us from our Catholic education, are not well suited to the oriental mentality and therefore I should pass over all this. But it is not so much the noise that disturbs me as a context, perhaps a bit ‘too much museum style. Certainly the Van Mieu is not the place I expected.

DSC06512
Gift in the courtyard of Tran Quoc temple, Hanoi. ph. Maria Lecis.

5 commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...