Gerusalemme: il Sepolcro nel giardino/Jerusalem: The Garden Tomb.

Essere a Gerusalemme durante la Settimana Santa è un’esperienza totale, persino eccessiva dal punto di vista emotivo. Fulcro di questa esperienza è, ovviamente, la Basilica del Santo Sepolcro, centro di riti e punto di arrivo di migliaia di pellegrini. Eppure se si vuol sfuggire questo eccesso e ricercare una dimensione meno simbolica e più meditativa, esiste  un Santo Sepolcro “alternativo” dove, in qualsiasi momento dell’anno, non si trovano mai masse di pellegrini e dove, forse, è più facile concentrarsi sul significato che sulla forma.

Fuori dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, in un luogo poco poetico, vicino a una stazione degli autobus, c’è un piccolo giardino silenzioso, con al centro una roccia dalla forma strana, una roccia che ricorda un teschio, e che, proprio per questo motivo, è stata individuata da alcuni studiosi anglosassoni del XIX secolo come la “vera” sede del sepolcro di Gesù Cristo. Si chiama Garden Tomb, la Tomba del Giardino. Le prove portate a sostegno di questa teoria non sono però mai state molto convincenti e solo pochi ormai ne sostengono la veridicità ma, andando oltre il significato storico e filologico, questo è un luogo davvero strano. Si viene accolti da gentilissimi volontari che illustrano con garbo il contesto senza insistere più di tanto  sul fatto che questa sia la “vera” tomba”, sottolineando piuttosto come proprio il contesto, con la forma della roccia, le grotte, i sepolcri, la fonte, possa essere più evocativo rispetto alla Basilica del Santo Sepolcro. Questo grande edificio ha infatti subito nel corso dei secoli talmente tante modifiche da essere oggi un monumento tanto complesso e affascinate da risultare persino disorientante, sicuramente assai distante dall’immagine che viene evocata nel Vangelo di Giovanni che è l’unico a citare un giardino: “ora nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo nel quale nessuno era stato ancora deposto” (Gv,19,41).

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An orthodox priest in The Holy Sepulcher Basilica in Jerusalem. ph. Maria Lecis

Le motivazioni che hanno portato numerosi studiosi e ricercatori di area protestante a identificare in questo luogo il vero Golgota (tra cui si distinse un fervente militare, il generale Gordon, col cui nome la tomba viene identificata come “Gordon’s Tomb” ) si possono forse ricercare nel fatto che i protestanti e gli anglicani non sono mai stati compresi tra le diverse confessioni cristiane tra cui è suddivisa la Custodia del Santo Sepolcro (Cattolici, Ortodossi, Armeni, Siriani, Copti, Etiopi) e che questo luogo potesse quindi divenire il centro di riferimento per i loro pellegrini.
Sebbene sia fortemente convinto che tutti i luoghi “simbolici” posseggano un potere  raro, non posso dar torto, anche per esperienza  personale, a chi sostiene che sia più facile ritrovare la dimensione meditativa  nel silenzio di questo giardino piuttosto che nel caotico affollamento della Basilica del Santo Sepolcro. Chiunque abbia visitato il Santo Sepolcro ricorderà infatti la coda per l’accesso al Sepolcro, regolato da inflessibili monaci ortodossi e limitato a pochi secondi, il via vai di gruppi di pellegrini con immancabile cicaleccio e il commento delle guide, l’atteggiamento spesso disinvolto di molti visitatori. Certamente, scegliendo il momento giusto (all’alba o al tramonto) quando la Basilica riprende la sua dimensione spirituale e dai vari altari giungono suoni di preghiera, quando  nell’ombra si vedono figure raccolte in meditazione e capita di vedervi sfilare una processione, o quando vi trovate per caso in un luogo strano e raccolto come la chiesa etiopica, allora la grandezza e la complessità di questo luogo di fede si svelano e riescono a restituire la sintonia con un Soprannaturale altrimenti sfuggente.
La Tomba del Giardino invece è costantemente tranquilla, enigmatica, solitaria. Chi crede, dovrebbe essere portato a immergersi nell’evento più attraverso le parole del Vangelo, volutamente elusive a riguardo, che attraverso un’ossessiva ricerca archeologica. Per questo la veridicità del luogo può anche non essere così determinate. Per chi non crede, è interessante comparare la stordente complessità architettonica della Basilica con  totale semplicità della Tomba del Giardino, riflettendo su come e quanto i simboli possano avere importanza in un percorso storico e spirituale.

 

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The Garden Tomb’s door in Jerusalem, ph. Maria Lecis

Being in Jerusalem during Holy Week is a total experience, even too much emotional. The heart of this experience is, of course, the Basilica of the Holy Sepulchre, the centre of the rites and the arrival point of thousands of pilgrims. Yet if you want to escape this crowded hub and seek a less symbolic and more meditative dimension, why not to visit the “alternative” Holy Sepulchre where, at any time of year, you never meet masses of pilgrims and where, perhaps, it is easier to meditate the words and the meanings of the Gospel?

Outside the walls of the Old City of Jerusalem, near a bus station, there is a small silent garden, with a rock with a strange shape in the center, reminiscent of a skull, and for this reason identified by some Anglo-Saxon scholars of the nineteenth century as the “real” tomb of Jesus Christ: the Garden Tomb. The evidences brought to support this theory aren’t so convincing  but, trespassing the historical and philological meaning, this is really a strange site. You are greeted by kind volunteers who gracefully illustrate the context without insisting too much on the fact that this is the “real” tomb, underlining rather how the context itself, with the shape of the rock, the caves, the tombs, the source, can be more evocative of the original situation than the Basilica of the Holy Sepulchre itself. This great building has undergone so many changes over the centuries that today it is even disorienting and in no way similar to the place evoked in the Gospel of John, who is the only one to quote a garden: “now in the place where he was crucified, there was a garden and in the garden a new tomb in which no one had never been laid” (Jn 19:41).

Many scholars and researchers of Protestant area identified in this place the real Golgotha (among which General Gordon, that’s why the tomb is identified as “Gordon’s Tomb” ): one reason could be that Protestants and Anglicans have never been included in the different Christian confessions among which is divided the Custody of the Holy Sepulchre (Catholics, Orthodox, Armenian, Syrian, Coptic, Ethiopian). So this place could therefore become the center of reference for their pilgrims.
Although I am strongly convinced that every “symbolic” place possesses a rare power, I can agree,  from personal experience, with those who maintain that it is easier to find a meditative dimension in the silence of this garden rather than in the chaotic crowding of the Basilica. Anyone who has visited the Holy Sepulchre will remember the long access queue to the Sepulchre regulated by inflexible Orthodox monks, pilgrims buzzing, commentary of guides, casual attitudes of many visitors. Certainly, choosing the right moment (better at dawn or at sunset) when the Basilica return to a spiritual dimension, when you can hear sounds of prayer,  see figures gathered in meditation or walking in a procession or find yourself in a strange and intimate place like the Ethiopian church, then the greatness and complexity of this place of faith are revealed and they manage to restore harmony with a “Supernatural” otherwise elusive.
The Garden Tomb, on the other hand, is constantly quiet, enigmatic and solitary. A believer should prefer to find a spiritual dimension more through the words of the Gospel, deliberately elusive in this regard, than through obsessive archaeological researches. For those who do not believe, it is interesting to compare the stunting architectural complexity of the Basilica with the total simplicity of the Garden Tomb, reflecting on the power of symbols in a historical and spiritual path.

 

 

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