Io e la sciamana di Leh, India. (Me and the Shamaness, Leh, India).

L’incontro con una sciamana in Ladakh mi lascia qualche dubbio e una sensazione di impercettibile impotenza. Poi accade una triste coincidenza.

Trovare la casa della sciamana di Leh non fu affatto facile, nascosta com’era in un confuso quartiere periferico. Era una donnina semplice e fragile, dal volto bruno che subito mi ricordò una mia zia. Nella stanza affumicata c’erano molti contadini, qualche ricco indiano di Mumbai e la mia famiglia. Marialuisa aveva voluto a tutti i costi fare questa esperienza. Era il primo viaggio dopo la chemioterapia e aveva bisogno di conferme. Io invece ero timoroso e perplesso.

leh panorama  4
Leh’s surroundings overview. ph. C.R.

Quando la sciamana cadde in trance, la nipote poliglotta che traduceva i suoi vaticini dal tibetano antico al ladakho contemporaneo, all’hindi e poi all’inglese, iniziò a chiamare i presenti che si disposero in fila indiana per farsi imporre le mani e ricevere risposte sui propri problemi fisici. Mi misi in coda con mia moglie. Io non avevo niente da chiedere in particolare, solo non volevo lasciarla sola. Quando venne il mio turno la fragile sciamana mi appoggiò una mano sul capo e fu come se un peso tremendo mi inchiodasse a terra senza permettermi di muovere il collo. Subito chiese perché mi fossi sottoposto al suo esame visto che non avevo niente. Le parlai di un vago mal di schiena. Mi disse che tutti ne soffrono. E mi congedò dicendo che aveva problemi ben più urgenti da risolvere.

Marialuisa ricevette un responso positivo che il tempo fortunatamente ha confermato. Io restai turbato, come se quel peso mi avesse svelato una latente superficialità con cui spesso noi viaggiatori ci accostiamo ai fatti della vita. La sera, dopo essersi collegate con internet, le mie figlie mi portarono la notizia che mia zia, quella che la sciamana di Leh mi aveva tanto ricordato, quel giorno era morta.

Leh, shamaness house door
The shamaness house door, Leh, Ladakh, India ph. C.R.

A visit to a shamaness in Leh, Ladakh, gives me doubts, weakness and a strange sense of inadequacy.  A very sad coincidence comes later.

The shamaness house was a very simple one, hidden in the dusty streets of Leh surroundings. In a great, dark, smoky room a lot of  humble locals, some wealthy family from Mumbai, and my family waited in silence for the shamaness. She was an old, tiny, brown woman, and as I saw her, she remembered me my auntie.

When she felt in trance a multitasking niece translate the old cryptic tibetan oracles in current language, hindi, english. I was in the queue because my wife asked me to follow her. She had finished an hard chemotherapy season and she wanted to be confirmed about her healing. I was on the contray absolutely healthy and I felt myself a little embarrassed. When She put her hand on my head I felt like a terrible pond crushed me down and I couldn’t move any neck muscle. She told me I hadn’t to stay there because I’ve absolutely nothing to be health of and she had more urgencies to resolve.

My wife had a good response, I was disturbed, as if that weight had revealed to me a latent superficiality that often travelers show when they sail among to the waves of life. At night I was informed the auntie the shamaness remembered me was dead in that afternoon.

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