Abbazia di Novacella: non solo vini pregiati!/Abbey of Novacella, not only fine wines!

Nota soprattutto per la qualità dei suoi vini, l’abbazia di Novacella (Neustift, in tedesco) è una piccola cittadella di spiritualità posta in un luogo strategico che, fin dal Medioevo, vedeva transitare i pellegrini e gli eserciti che dalla Germania scendevano verso le pianure italiane e verso Roma. Luogo di accoglienza, di rifugio, di preghiera e di cultura, è oggi abitata da una comunità di canonici agostiniani della Congregazione Austriaca. 

A circa due chilometri dalle mura di Novacella scorre il traffico dell’autostrada del Brennero, eppure gli echi di questo continuo passaggio sembrano non arrivare fino all’abbazia che, pur essendo una delle principali mete turistiche della regione, riesce a difendere la vita spirituale e l’antica tradizione canonicale.

ph. CC BY-SA 3.0
Una vista dell’abbazia con gli edifici del collegio e il giardino. ph. CC BY-SA 3.0.

Fondata nel 1142 da Hartmann, vescovo di Bressanone, per assicurare l’assistenza ai pellegrini che percorrevano la strada del Brennero e scendevano dalla Val Pusteria diretti verso Roma, l’abbazia di Novacella divenne presto potente e ricca. Vi aveva sede una famosa Schola chantorum e i suoi miniatori producevano eccellenti copie e preziosi manoscritti. Vi si esercitava anche la giustizia, come testimonia l’edificio del Tribunale che ancora sopravvive presso l’abbazia. Questa florida potenza finì naturalmente per suscitare anche l’interesse dei numerosi eserciti che percorrevano la valle dell’Adige diretti in Italia. Venne perciò dotata di un’indispensabile cinta muraria e alcuni edifici abbaziali assunsero un carattere severo, quasi da fortificazione. Questa protezione naturalmente non fu sufficiente  a preservarla da saccheggi, tra cui particolarmente feroce fu quello del 1526, l’anno della calata dei Lanzichenecchi che si concluse con il celebre “sacco di Roma” del 1527.

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Un ritratto di Hartmann, fondatore dell’abbazia di Novacella di M. Günther, 1738.

Ricostruita più volte, assimilò sempre gli elementi architettonici propri degli stili del momento, finendo per essere un insieme eterogeneo ma affascinante. La cura e l’assistenza di pellegrini e  viandanti è stata fin dal Medioevo una delle caratteristiche peculiari dei Canonici Regolari di ispirazione agostiniana. Questi religiosi, dediti fondamentalmente a una vita di preghiera e alla cura delle anime, costruivano infatti grandi ospizi sulle direttrici dei pellegrinaggi per offrire conforto fisico e spirituale ai viaggiatori. Occupata oggi da una grande comunità, dipendente dalla famiglia austriaca di questa congregazione, l’abbazia di Novacella ha una grande e moderna foresteria, a cui si affiancano un rinomato collegio e, naturalmente, la famosa cantina che ha finito quasi per oscurarne la fama spirituale. Mentre in Austria le abbazie rette dai canonici agostiniani  sono diventate enormi complessi di stile barocco, con grandi saloni, fastosi ambienti di rappresentanza ma ben poco fascino mistico (si vedano Sankt Florian o Klosterneuburg), Novacella è invece riuscita a mantenere gran parte della sua struttura medievale acquistando così un fascino particolare, derivato anche dalla presenza di stili contrastanti.

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La cappella di san Michele Arcangelo, una delle parti medievali rimaste nell’abbazia.

Il chiostro gotico, la biblioteca, una delle più ricche e interessanti custodite nelle abbazie italiane, e la chiesa in stile rococò austriaco, ricca di sfarzosi stucchi, sono tra i principali punti di interesse di questa abbazia ma una visita meritano anche la circolare cappella romanica di San Michele, che si incontra poco prima della porta d’ingresso alla cinta murata, il tribunale e il mulino, entrambi gotici, che si trovano nelle vicinanze del complesso e che testimoniano la sua importanza in epoca medievale.

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L’interno della chiesa di Novacella, esempio di theatrum sacrum in perfetto stile rococò austriaco.

Ma chi sono i canonici e cosa li differenzia dai monaci? Il “canonico” era per definizione colui che osservava i canoni (l’insieme di norme che regolavano la vita clericale), ma come Canonici finirono poi per essere identificati tutti quegli uomini, chierici in gran parte, ma anche laici, che da una simile qualifica riuscivano a trarre prebende sufficienti per ben vivere, in genere appoggiandosi a una pieve o a una cattedrale. Una prima organizzazione i Canonici la ricevettero già in epoca carolingia e, dal momento che la vita dei Canonici era essenzialmente comunitaria e si sviluppava nei capitoli delle cattedrali, la Regola adottata finì per essere quella di Agostino, che, una volta eletto vescovo di Ippona, aveva organizzato attorno al suo episcopio una comunità di chierici votati a una vita di preghiera, studio e carità reciproca. La scelta agostiniana voleva anche sottolineare una differenza rispetto ai monaci, con cui i Canonici condividevano numerose caratteristiche di vita (preghiera corale comunitaria, servizio divino assai curato, studio dei testi sacri) ma che seguivano invece la Regola di San Benedetto e si dedicavano a una vita contemplativa più accentuata e, in genere prediligevano la lontananza dai centri urbani. La presenza di comunità di canonici regolari agostiniani in monasteri esterni alle mura è molto rara in Italia, dove questa vocazione è sempre stata prettamente urbana (Lucca, Vercelli). I Canonici Regolari Agostiniani (da non confondere con i frati Agostiniani che sono un ordine “mendicante”) sono oggi molto diffusi a nord delle Alpi, in particolare in Austria e in Belgio, anche con la famiglia da loro derivata dei canonici Premonstratensi (vedi link dedicato alle abbazie del Belgio).

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Un dettaglio dell’altare di sant’Agostino del 1470.

Per saperne di più su orari, vini, funzioni ecco il link al sito ufficiale dell’abbazia

 

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