Abbazie benedettine spagnole, cinque tappe spirituali dai Pirenei all’Atlantico./Five Benedictine abbeys in Spain.

Dai Pirenei alla Galizia, lungo il percorso che, nei mille suoi rivoli confluisce poi nel grande fiume del Camino de Santiago, si trovano in Spagna abbazie benedettine ancora vive, dove sostare per un momento di raccoglimento e di sosta. Sono in gran parte abbazie di montagna, poste in situazioni ambientali di grande pregio, con buona organizzazione per l’ospitalità, dove il patrimonio artistico si abbina ai valori spirituali. Preciso però che parlo qui solo di abbazie benedettine perché, sebbene anche altri ordini abbiano case e conventi lungo il Camino, la caratteristiche dei miei post è di proporre pochi luoghi omogenei tra loro piuttosto che rassegne complete.

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MONASTERIO DE S. SALVADOR DE LEYRE (link al sito ufficiale), NAVARRA

Risalendo l’erta che porta a Leyre possiamo solo immaginare la gioia con cui i pellegrini diretti a Santiago, che vi salivano (e ancora vi salgono) a piedi, salutavano le fonti che lo circondano e la sua antica foresteria. Oggi il complesso è completamente ristrutturato e offre persino un hotel con tutti i confort ma la suggestione, data dal suo completo isolamento e dalla struttura severa in pietra rosa che contrasta col verde della vegetazione circostante. ancora rimane. Appartenuto dapprima ai benedettini di Cluny e poi passato ai cistercensi, ebbe sempre un ruolo importante, in virtù soprattutto della sua posizione sul cammino di Santiago. Abbandonato per 118 anni (dal 1836 al 1954), è stato riportato in vita dai monaci francesi di Solesmes (vedi link). La visita oggi è limitata alla cripta e alla chiesa, le due parti artisticamente più importanti del complesso. Ma la spiritualità del luogo si può cogliere anche nella natura circostante, magari ascoltando il canto di un usignolo proprio come fece l’abate Virila, a cui è dedicata una fonte poco lontana dall’abbazia. Questo Virila, mentre rifletteva sui misteri dell’eternità che lo lasciavano alquanto dubbioso, si perse ad ascoltare un uccellino che cantava in una selva poco lontana dal monastero. Risvegliatosi improvvisamente, senza aver avuto alcuna percezione del miracoloso passare del tempo, ritornò dove lui pensava trovarsi il suo monastero. Ne trovò invece uno molto più grande, con altri monaci vestiti di bianco e, naturalmente, un nuovo abate. Lo presero per pazzo quando sosteneva di essere l’abate Virila del monastero di Leyre, poiché quello era davvero il monastero di Leyre, ma secondo i canoni dell’ospitalità monastica gli diedero asilo. Solo cedendo alle sue insistenze controllarono la lista degli abati e scoprirono che era davvero esistito un Virila, scomparso sui monti, trecento anni prima. Ora che aveva passato trecento anni ad ascoltare un usignolo poteva ben capire il mistero dell’eternità. Leyre è uno dei miei amati cenobi di montagna, lindo e ordinato, accuratamente restaurato e assai accogliente, abitato da eremiti fin da epoche remote e ora nuovamente restituito alla sua santità originale. La cripta di Leyre è senza dubbio uno dei più curiosi monumenti del romanico europeo. A quattro navate, con tre absidiole, ha belle colonne con possenti capitelli scolpiti. ma le colonne sono tanto brevi rispetto ai capitelli da sembrare “nane”. Anche il portale della chiesa ha una notevole rilevanza artistica, grazie alla sua bella decorazione scultorea duecentesca. La chiesa, in origine romanica, trasformata nel Quattrocento in stile gotico, ha una sola navata con belle volte a crociera.

ABADIA DI VALVANERA (link al sito ufficiale) – Rioja

Aggrappata sulla roccia a 1500 metri di altitudine l’abbazia di Valvanera è meta abituale di pellegrinaggio per gli abitanti della regione che vi salgono per venerare l’immagine della Vergine, patrona della Rioja. Meno frequenti sono invece le visite di turisti o passanti occasionali giacché a Valvanera bisogna proprio venirci di propria volontà, tanto è fuori dai grandi percorsi di comunicazione, protetta da una serie di vallette impenetrabili. Potentissima nel Medioevo, quando possedeva quasi tutte le terre circostanti, conobbe il suo massimo splendore nel Quattrocento, quando vi si ritirò pellegrina la regina Isabella la Cattolica. Del complesso che lei dovette ammirare resta ben poco. Distrutta da un incendio e poi abbandonata, l’abbazia venne ricostruita nell’Ottocento con un aspetto austero e poco invitante e, se non fosse per la posizione stupenda e per la venerazione mariana che la circonda, non varrebbe certo la pena di sopportare una lunga e faticosa deviazione per raggiungerla (curve dopo curve con strade strette anche se non avare di bei panorami). I monaci che la abitano sono però alquanto dinamici e ingegnosi e hanno deciso di sfruttare il fascino della posizione trasformando gran parte del monastero in un vero e proprio piccolo albergo, ideale per soggiorni di riposo ma anche per escursioni nelle selvagge montagne circostanti. Solo la chiesa gotica, buia, fresca e suggestiva e il “camarin”, il piccolo ambiente che sovrasta l’altare (una scala sale a destra dell’altare) e dove è custodita la Vergine di Valvanera sono normalmente accessibili. La Statua della Madonna è una scultura in legno dipinto di epoca visigotica, più volte ritoccata nel corso del tempo.

Silos
Il celebre chiostro dell’abbazia di Silos.

ABADIA DE SANTO DOMINGO DE SILOS (link al sito ufficiale) – Castiglia

La vita del tranquillo e secolare monastero di Silos, che sorge attorniato da un piccolo villaggio in una valle tranquilla tra monti dal profilo irregolare, è stata qualche anno fa sconvolta dal successo di un compact disc di canti gregoriani inciso dai monaci che, per un certo periodo, ha scalato le classifiche discografiche di mezzo mondo, facendo guadagnare agli esterrefatti monaci dischi di platino e premi. Fondato nel secolo X, il monastero di Silos crebbe e prosperò soprattutto grazie a quell’abate Domingo, personaggio carismatico, taumaturgo e riformatore di costumi a cui è oggi dedicato e che vi visse tra il 1041 e il 1073. Il cuore romanico dell’abbazia (oggi testimoniato dallo splendido chiostro doppio) risale proprio all’epoca di Domingo, ma venne pian piano inglobato in una serie di edifici più tardi, parte cinquecenteschi (epoca in cui l’abbazia aderì all’importante riforma monastica detta di Valladolid), parte settecenteschi. Una visione d’insieme del complesso si può avere salendo sulla collina che sorge alle spalle del monastero, dove si trova una semplice Via Crucis. Silos fu per secoli un fiorente centro di vita culturale, con un famoso Scriporium capace di produrre dei veri e propri capolavori di miniatura oggi in gran parte dispersi tra musei, collezioni private e altre abbazie europee. Abitata da una comunità piuttosto numerosa, è diventato, come la casa madre di Solesmes in Francia, meta di amanti del canto gregoriano oltre che di pellegrini e di amanti dell’arte attratti dal suo impareggiabile chiostro. Ogni suo capitello meriterebbe un discorso a sé, tanta è la varietà delle soluzioni adottate dai maestri scultori che li realizzarono nel secolo XI, mescolando influenze moresche a motivi più tradizionali di ispirazione romanica francese. Nessun interesse riserva invece la gelida chiesa in pietra grigia, di realizzazione ottocentesca e in cui spicca solo l’ampio coro dove i monaci eseguono i loro canti gregoriani.

MONASTEIRO DE EL PAULAR (link al sito ufficiale) – Regione di Madrid

Nato come certosa (la prima in Castiglia) sul finire del Trecento, il monastero del Paular sorge a 1200 metri d’altezza tra boschi e ruscelli ed è caratterizzato da una inconsueta ripartizione tra una parte riservata alla vita monastica e una, altrettanto cospicua, divenuta oggi albergo di lusso. Divenuta importante nel corso del Quattrocento e del Cinquecento, la Certosa del Paular si era infatti arricchita col passare dei secoli di numerose opere d’arte, parte delle quali purtroppo perse nel periodo in cui l’intero complesso fu dapprima quasi completamente distrutto da un terremoto (1725), poi secolarizzato (1802) e finalmente di nuovo consegnato alla vita religiosa nel 1954, anno in cui vi tornarono i benedettini provenienti da Valvanera. Oggi ha ritrovato una propria serena spiritualità che si coglie solo parzialmente nel corso delle visite guidate che permettono di scoprire i suoi tesori nascosti. La massa della chiesa è composita e caratterizzata dal corpo della grande cappella barocca che sorge alle spalle dell’abside. Gli edifici religiosi sono invece compatti, quasi addossati alla chiesa e non hanno il respiro tipico delle certose europee: qui d’inverno fa freddo, spesso nevica, e il monastero si raccoglie quasi per riscaldarsi attorno alla sua Madre. La comunità che lo abita (soli 8 monaci) si dedica al lavoro pratico (formaggi, liquori) e allo studio. Nel periodo estivo, quando il clima è fresco e piacevole, si possono invece compiere piacevoli passeggiate nei boschi circostanti fino al Puerto de Navacerrada il più alto passo della Spagna Centrale che sovrasta la valle de Lozoya dove si trova il monastero. Curioso il chiostro gotico, dalla volta arabeggiante, che ha insolite ante in legno che ne chiudono le arcate (siamo a 1200 di altezza e i monaci si proteggevano così dal freddo invernale). La sequenza di camini in laterizio identifica le dodici casette occupate un tempo dai certosini. Un secondo piccolo chiostro coperto, stavolta di aspetto barocco, è rivestito di piastrelle blu (azulejos). Nella chiesa quattrocentesca di impianto gotico, con soffitto rifatto in epoca barocca, spicca la stupenda Capilla del Tabernaculo del 1719 dietro l’abside.

Samos
Il chiostro barocco di Samos

MONASTERIO DE SAN JULIAN DE SAMOS (link al sito ufficiale) – Galizia

L’abbazia di Samos, chiusa nella verde valle del rio Oribio, è uno dei rifugi più ambiti dai pellegrini verso Santiago. La sua antica foresteria li aspetta infatti dopo le fatiche del valico del Cebrero, il punto più impervio dell’intero Cammino. Siamo in terra di Galizia e qui il paesaggio è completamente diverso dall’immagine che noi europei possiamo avere della Spagna. Un verde umido e invadente circonda l’abbazia lambita dal fiume che mostra una massa compatta, dominata dalla facciata della chiesa dallo sviluppo orizzontale tipico delle chiese galiziane. Luogo di antica meditazione, luogo di “resistenza religiosa” poiché qui alloggiavano monaci fuggiti dalle terre conquistate ai mori, il monastero di Samos, grazie alla sua posizione sul Cammino di Santiago, diviene uno dei principali centri spirituali della zona. Più volte ricostruito, nulla conserva del suo aspetto medievale. Si visitano il grande chiostro, di aspetto settecentesco e dalle ampie arcate, un piccolo chiostro gotico dove si trova una fonte, la chiesa settecentesca con all’altare maggiore un retablo di Juan Ferreiro.

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