Deserto di Varazze, il silenzio del Carmelo/Desert of Varazze, the silence of the Carmel

Andare nel deserto non è solo un’azione fisica. Nella tradizione cristiana infatti il deserto è qualcosa di più profondo, qualcosa che va ricercato dentro se stessi. Un’esperienza spirituale prima ancora che fisica quindi. Tuttavia, per facilitare questo senso di ricerca di silenzio e di vuoto, che sono poi le caratteristiche principali di ogni deserto, sono nate nel corso dei secoli diverse strutture, edifici, spazi pensati proprio per realizzare questa esperienza di ricerca spirituale. Oggi vi parlo del “deserto carmelitano” prendendo spunto da uno dei pochi ancora attivi, affascinante nella sua semplicità che ricorda alcune architetture d’avanguardia: il convento del Deserto di Varazze.

Il “deserto” è un’istituzione tipicamente carmelitana, legata alla spiritualità creativa ed estrema di santa Teresa d’Avila, che lo istituì in Spagna sul finire del XVI secolo. In questi eremi, isolati e silenziosi, i carmelitani si ritiravano per praticare una vita di pura orazione. Si trattava in un certo senso di un ritorno alle origini, giacché prima dell’esperienza di evangelizzazione nelle città, diventata prioritaria sul finire del Medioevo, l’Ordine carmelitano era stato in Terra Santa un ordine contemplativo e penitenziale. Sulle pendici del Monte Carmelo, da cui hanno preso il nome, i frati vivevano, infatti, in singole capanne, come gli antichi eremiti, e proprio questa struttura di “isolamento nella comunità”, già sperimentata tra i camaldolesi e i certosini, fu ripresa dai Carmelitani Scalzi che le diedero tale importanza da prevedere l’istituzione di un “deserto” per ogni provincia. Il silenzio è l’elemento più caratteristico del deserto geografico e questo silenzio, condizione necessaria per la preghiera più pura, è ricreato negli edifici che portano questo nome.

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The Carmelite Desert of Varazze a simple, white, building in the green. ph. Cristiano Queirolo

Ogni frate ha quindi una propria cella su due piani, con orticello annesso, che si affaccia su un chiostro tenuto a orto o giardino, proprio come avviene nelle certose, vero e proprio modello per ogni tipo di vita contemplativa.
Il Deserto di Varazze fu il primo deserto carmelitano in Italia. Venne infatti fondato dai frati del convento genovese di Sant’Anna nel 1606 su una collina in splendida posizione a dominio del mare, raggiungibile, oggi come allora, con una lunga e tortuosa strada che sale dalla costa lasciandosi alle spalle coltivazioni e ridenti paesi, per immergersi nel silenzio di una vegetazione rigogliosa e varia. La lunga soppressione, subita tra il 1858 e il 1920, aveva gravemente compromesso la struttura conventuale che, solo con pazienti restauri, è stata pazientemente riportata alla funzionalità attuale. Ben poco però rimane di antico nel Deserto di Varazze, poiché durante i lunghi anni della soppressione il convento è stato spogliato di quasi tutte le sue decorazioni. Gran parte degli arredi attuali sono quindi di fattura moderna e sono stati eseguiti da artigiani altoatesini dopo la reintegrazione della comunità carmelitana. Il Deserto custodisce, nella cappella omonima, un crocefisso miracoloso del Seicento.

Dal momento che per la ricerca di silenzio e mortificazione pare non esserci limite, chi desiderava un’esperienza di preghiera ancor più estrema rispetto al già gravoso “deserto” poteva ritirarsi in alcuni romitori, sparsi nel bosco. Si trattava di piccole e funzionali costruzioni con oratorio al piano terra, alloggio al primo piano e sottotetto adibito a ripostiglio, anch’essi restaurati e adibiti oggi, in parte, all’ospitalità. Ospitalità che viene largamente praticata anche nei locali un tempo usati come seminario (ora trasferito ad Arenzano) e annessi alla struttura principale, rimasta sostanzialmente intatta, articolata attorno al chiostro e alla chiesa. La crescita di una minima struttura turistica annessa al convento, ha favorito l’incremento di visite, specialmente nella stagione estiva. Dalla costa un bel percorso che si snoda tra ville e orti risale l’entroterra ligure con begli scorci paesaggistici, raggiungendo l’Eremo (oltre che da Varazze c’è anche una strada che lo collega a Cogoleto). Per gli appassionati di botanica esiste anche la possibilità di seguire un sentiero dedicato alle specie diffuse nella zona.

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Going into the desert is not just a physical action. In the Christian tradition the desert is something deeper, something like an inner search. A spiritual experience more than a physical one. However, in order to facilitate this sense of search for silence and emptiness, the main characteristics of each desert, over the centuries different structures, buildings, spaces were born. Today I am talking about the “Carmelite desert” inspired by one of the few still active of them, fascinating in its simplicity that recalls some avant-garde architecture: the convent of the Desert of Varazze.

The “desert” is a Carmelite institution, linked to the creative and extreme spirituality of Saint Teresa of Avila, who established it in Spain at the end of the 16th century. In these hermitages the Carmelites withdrew to practice a life of pure prayer. IIt was a return to the origins, since before the experience of evangelization in the cities, which became a priority of the order at the end of the Middle Ages, the Carmelite had been in the Holy Land a contemplative and penitential order. On the slopes of Mount Carmel, from which they took their name, the friars lived in individual huts, like the ancient hermits, and it was precisely this structure of “isolation in the community”, already experienced between the Camaldolese and Carthusians, that was taken up by the Discalced Carmelites who gave it such importance as to provide for the establishment of a “desert” for each province. Silence is the most characteristic element of the geographical desert and this silence, a necessary condition for the purest prayer, is recreated in the buildings that bear this name.

Each friar therefore has his own cell on two floors, with an adjoining vegetable garden, which overlooks a cloister held as a vegetable garden, just like in the Carthusian monastery.
The Varazze Desert was the first Carmelite desert in Italy. It was founded by the friars of the Genoese convent of Sant’Anna in 1606 overlooking the sea; a long and winding road climbs from the coast to the silence of a lush and varied vegetation. The long suppression, suffered between 1858 and 1920, had seriously compromised the convent’s original structure that has been patiently restored to its current functionality. Most of the current furnishings are therefore of modern workmanship and were made after the reintegration of the Carmelite community. The Desert houses, in the chapel of the same name, a miraculous crucifix of the seventeenth century.

Bu there’s no limit to the search for silence and mortification: so, those who wanted an even more extreme experience of prayer, could retire to some hermitages, scattered in the woods. These were small and functional buildings too, with an oratory on the ground floor, accommodation on the first floor and an attic used as a storage room. They are also restored and used today, in part, for hospitality. Hospitality that is widely practiced even in the rooms once used as a seminar and attached to the main structure, remained substantially intact, articulated around the cloister and the church.

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