Edirne, uno splendore segreto/Edirne a secret magnificence.

L’antica Adrianopoli, città fortezza della Tracia, è stata per secoli un luogo di scontri e incontri tra civiltà diverse. Sotto le sue mura si combatterono infatti numerose battaglie, la più famosa delle quali fu quella tra i Visigoti e le truppe dell’imperatore Valente nel 378 che è considerata una tra le più gravi sconfitte subite dall’Impero Romano. Adrianopoli si chiama oggi Edirne e fa parte della Turchia “europea” (quella parte del Paese che si trova a nord degli Stretti). Più vicina ai confini con Grecia e Bulgaria che a Istanbul è una città ricca di arte e di storia, fuori dai principali circuiti turistici, ma depositaria di un patrimonio artistico e religioso ancora poco conosciuto e quindi tutto da scoprire. 

Quando arrivai a Edirne era una giornata fredda e piovosa di novembre. Ero partito al mattino presto da Istanbul con un bus di linea e avevo percorso una monotona autostrada che attraversava quella terra così poco conosciuta, un tempo parte della Tracia e che è conosciuta come Turchia europea. La maggioranza dei turisti che ogni anno scelgono questo grande Paese, ponte tra Occidente e Oriente, volge infatti gli occhi verso l’Anatolia, la Cappadocia, la rinomata costa e le belle città del sud turco, ignorando quanto avviene a nord degli stretti, come se quella, in fondo, non fosse “vera” Turchia.
Invece Edirne è un luogo importante per la storia turca, fu infatti la capitale dell’impero ottomano fino alla conquista di Costantinopoli avvenuta nel 1453 a opera del sultano Maometto II (che era nato proprio a Edirne) e di questo suo status di antica capitale conserva ancora numerose memorie.

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La città a un primo sguardo mi appare tranquilla e provinciale, malgrado possegga un patrimonio di arte e storia che poche altre città turche possono vantare. Basterebbe solo la splendida moschea ottomana di Selim, considerata dai critici il vero capolavoro di Sinan, il più grande e famoso architetto turco, per giustificare un viaggio fino a qui ma la città è ricca di moschee ed edifici risalenti all’epoca in cui era la capitale del regno. Piove e non incontro turisti ma, guardandomi attorno ho la sensazione di essere davanti a un piccolo gioiello da scoprire!

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Come tutti i visitatori anch’io ho iniziato la mia scoperta di Edirne dalla maestosa moschea di Selim. Avendo amato profondamente le creazioni di Sinan a Istanbul mi sembrava doveroso completarne la conoscenza con quello che è considerato il vertice massimo della sua opera. La moschea non tradisce le aspettative. Tutto quello che avevo potuto apprezzare nelle creazioni di Sinan a Istanbul (equilibrio spaziale, senso della luce, armonia della decorazione) qui ritorna in proporzione amplificata. Circondata come tutte le moschee dell’epoca da giardini, madrase ed edifici un tempo di servizio, ora divenuti musei, la mole della moschea, eretta tra il 1569 e il 1575 all’epoca del sultano Selim II da cui prende il nome, emerge sul contesto cittadino da una posizione leggermente elevata ed è l’unico posto a Edirne in cui si avverte una presenza turistica organizzata. Proprio per le sue proporzioni, per l’altezza dei suoi minareti, la moschea, che pur essendo più piccola di quella di Solimano a Istanbul, appare davvero maestosa ma finisce per perdere quel senso di “grandiosa intimità” che ho tanto apprezzato in altri progetti di Sinan a Istanbul, come la spettacolare e poco conosciuta moschea di Mihrimah Sultan. Questo non significa che sedersi sui tappeti e guardare la cupola, più grande di quella di Santa Sofia ma traforata dalla luce di innumerevoli finestre, non sia una sensazione bellissima e che, come avviene in ogni moschea ottomana, staccarsi da quella bellezza fatta solo di forme, visto che la religione islamica non permette l’uso di immagini nella decorazione, sia cosa estremamente difficile. La moschea infatti è splendida per i suoi mille dettagli: dal raffinato mimbar in marmo alle luci del gigantesco lampadario; dalle maioliche di Iznik che rivestono le pareti alle delicate calligrafie.

 

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Eski Cami

L’emozione maggiore la provo però visitando due moschee di un secolo più antiche che si trovano a poche centinaia di metri dalla celebrata Selimye. In una di queste in particolare, la Moschea Vecchia (Eski Cami), la luce che era la protagonista della armoniosa creazione di Sinan, diviene penombra mistica, accentuata dagli archi a strisce bianche, rosse e nere, e le calligrafie, che nella prima erano simili a eleganti fregi, divengono qui pesanti e ed evocativi disegni che occupano quasi la totalità delle pareti. Quando si entra in uno spazio di preghiera islamico bisogna sempre ricordare che quelle che a noi sembrano solo “segni sul muro” sono in realtà parole sacre, versetti del Sacro Corano messi lì per indurre alla riflessione più che alla soddisfazione estetica. La Eski Cami, con la vicina Üç Sefereli Cami con i suoi bellissimi e diversi minareti decorati e il curioso cortile parzialmente coperto, sono due luoghi dove il senso di riflessione e austerità proprie del culto islamico trovano una maggior giustificazione rispetto al pur splendido gioiello di Sinan.

 

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A Edirne, che possiede un interessante centro storico con antiche case in legno e uno dei più bei musei di medicina antica al mondo, ricavato in uno storico ospedale ottomano, ci sono anche altre moschee che meritano una visita. Vi si trovano inoltre uno degli hammam meglio conservati della Turchia e due bellissimi ponti storici che attraversano il fiume Meriç in una zona ricca anche di ritrovi di una certa atmosfera.
Uno splendore nascosto, quasi segreto, che merita di essere riscoperto anche per la sua funzione di ponte storico e geografico tra Balcani e Anatolia.

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Ancient Adrianopole, the fortress city of Thrace, was for centuries a place of clashes and encounters between different civilizations. Under its walls numerous battles were fought, the most famous of which was between the Visigoths and the troops of Emperor Valente in 378, one of the most serious defeats suffered by the Romans in their history. Today the mythical Adrianopole is called Edirne and is part of the “European” Turkey (that part of the country located at the North of the straits). Closer to the borders with Greece and Bulgaria than Istanbul, Edirne is a city rich in art and history, outside the tourist circuit, the repository of an artistic and religious heritage little known and therefore all to be discovered. 

When I arrived in Edirne it was a cold and rainy day in November. I had left early in the morning from Istanbul by bus and had covered a monotonous highway that crossed that land once part of Thrace known as European Turkey. The majority of tourists prefer to visit Anatolia, the Turkish coast or the beautiful cities of southern Turkey. 
But Edirne is an important place in Turkish history, it was the capital of the Ottoman Empire until the conquest of Constantinople in 1453 by Sultan Muhammad II (who was born in Edirne) and this status of former capital still retains many memories.

At first glance, the city now suffers from an undeniable provincialism, despite possessing a heritage of art and history that few other Turkish cities can boast. First of all the splendid Ottoman Selimye mosque, considered the true masterpiece of Sinan, the greatest and most famous Turkish architect. However, the city has a rich heritage of buildings dating back to the days when the city was the capital of the kingdom. 

Like all visitors, I started my discovery of Edirne from the majestic Selim mosque. Having deeply loved Sinan’s creations in Istanbul, it seemed to me my duty to complete his knowledge with what is considered to be the highest point of his work. The mosque does not betray expectations. Everything you could appreciate in Sinan’s creations in Istanbul (spatial balance, sense of light, harmony of decoration) here returns in amplified proportion. Surrounded, like all mosques of the time, by gardens, madrassas and buildings now used as museums, the size of the mosque, built between 1569 and 1575 at the time of Sultan Selim II from whom it takes its name, emerges from a slightly elevated position in the city context and is the only place in Edirne where there is an organized tourist presence. Precisely because of its proportions, the height of its minarets, the mosque, although smaller than that of Suleyman in Istanbul, looks majestic but ends up losing that sense of “great intimacy” that I have so appreciated in other projects of Sinan in Istanbul, such as the fantastic Mirhimah Sultan mosque. This does not mean that sitting on the carpets and looking at the dome, huge but pierced by the light of the windows, is not breathtaking and that, as happens in any Ottoman mosque, breaking away from this kind of pure geometrical beauty, since the Islamic religion does not allow the use of images in the decoration, is something extremely difficult. The mosque is splendid for a thousand details, the marble mimbar, the lights of the gigantic chandelier, the majolicas of Iznik that cover the walls, the delicate calligraphy. 

The greatest emotion, however, I felt it by visiting two other mosques of a century older that are located just below a few hundred meters from the celebrated Selimye. In the Old Mosque (Eski Cami), the light that was the protagonist of Sinan’s harmonious creation, becomes mystical penumbra, accentuated by the white, red and black striped arches, and the calligraphies, which in the first were similar to elegant friezes, here become heavy and evocative drawings that occupy almost all the walls. When you enter a space of Islamic prayer, you must remember that what seems to us only “signs on the wall” are actually sacred words, verses of the Holy Qur’an, put there to induce reflection rather than aesthetic satisfaction. The Eski Cami, with its nearby Üç Sefereli Cami with its beautiful and several decorated minarets and partially covered courtyard, are two places where the sense of reflection and austerity of the Islamic art find greater justification than in the splendid jewel of Sinan. 

Edirne has an interesting old town as well, with old wooden houses and one of the most beautiful museums of ancient medicine in the world in a historic Ottoman hospital. There are many other mosques that are worth a visit, one of the best preserved hammams in Turkey and beautiful historical bridges that cross the river Meriç. A hidden splendour, almost secret, that deserves to be rediscovered also for its function as a historical and geographical bridge between the Balkans and Anatolia.

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