Nara: Todai-ji, il rifugio del Grande Buddha/Todai-ji he Great Buddha shelter

Ecco un altro estratto dal mio libro lo Spirito di Kyoto (ne trovate cliccando sulla categoria Kyoto qui sopra). Questa volta vi parlo di uno dei monumenti religiosi più impressionanti e visitati del Giappone che non si trova proprio a Kyoto ma nella vicina città di Nara, l’antica capitale del Giappone, che si può facilmente raggiungere con un viaggio in treno in due ore. Naturalmente la versione integrale si trova nel libro che potete acquistare a questo link.

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ph Marialuisa Lecis

Il Todai-ji venne fondato nel  728, col nome di Kinshoen-ji, per volontà dell’imperatore Shomu che voleva erigere un luogo in cui lo spirito del figlio Motoi, morto giovane, potesse trovare pace. Il Giappone viveva un periodo turbolento, e Shomu volle che questo luogo religioso, affidato alla allora potente setta Kegon, fosse il centro spirituale del regno buddista e armonico che sognava di instaurare sul modello di quello cinese. ….. … Una devastante epidemia di vaiolo, che colpì il Giappone tra il 735 e il 737, lo spinse a far erigere una grande statua del buddha cosmico Vairocana come “simbolo terreno della tranquillità celeste del buddha” che doveva essere custodita nel suo tempio guida. Shomu si dichiarò fervente buddista, affermazione che lo poneva però in contrasto con lo stato semidivino proprio degli imperatori giapponesi. Per questo, secondo un costume che sarebbe diventato usuale nei secoli successivi, abdicò dalla sua carica per entrare in monastero.

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ph. Marialuisa Lecis

La costruzione del tempio portò il paese sull’orlo della bancarotta e fu necessario fare appello alla devozione popolare per poterlo portare a termine. La sua importanza spirituale tuttavia non ebbe lunga vita a causa del trasferimento della capitale a Kyoto e al conseguente imporsi di nuovi centri spirituali.
La setta Kegon, che ancora regge il tempio, è una delle due sopravvissute  delle sette scuole di Nara che diedero vita la buddismo giapponese (l’altra è la Hosso del Tofuku-ji). Derivata dalla cinese Hua-yan, o setta della Ghirlanda, fu introdotta in Giappone dal monaco Dosen. Alla base della sua dottrina c’era l’affascinate teoria secondo cui ogni aspetto della realtà fosse legato ad altri e costituisse un’immensa rete, detta rete di Indra, formata da gemme che si riflettevano l’una nell’altra. L’immagine di armonia suprema che esprimeva questa teoria piacque a Shomu che ne fece subito un modello di gestione dello stato e influenzò in seguito sia la scuola Tendai che la scuola Zen.
….  Una grande ed efficiente biglietteria permette di entrare in tempi relativamente brevi, visto il grande afflusso di visitatori, all’interno del cortile tenuto a prato, su cui si affaccia il Daibutsuden. Le sue dimensioni (57×50,5×48,7h), appaiono davvero gigantesche anche se la costruzione che vediamo oggi, ricostruita nel 1709, è di un terzo più piccola rispetto all’originale, incendiata dal clan Taira nel 1180.

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ph. Marialuisa Lecis

Ho già avuto incontri ravvicinati con buddha giganteschi come la statua che campeggia sulla collina del monastero Po-Lin di Hong Kong, quella sull’isola sacra di Putuoshan, nel mar della Cina, o quella che si trova a Kamakura, vicino a Tokyo, e non ne ho mai riportato un’impressione positiva, perché il gigantismo non si concilia, nella mia mente, con la spiritualità. Quelle erano però all’aperto e avevano per sfondo il cielo e per quinte gli alberi, questa è circondata da tetto e pareti.
Il primo pensiero che mi colpisce, osservando dal basso la grande statua del Buddha Vairocana,  Daibutsu o Grande Buddha, alta quindici metri, è quella di un titano imprigionato, di un corpo spirituale costretto in una penombra eterna e ansioso di ritrovare la luce. Solo dopo averla osservata meglio da tutte le possibili angolazioni inizio a familiarizzarmi con le sue fattezze e con la sua mole. Questa statua fu commissionata allo scultore coreano Kuninaka no Kimaro e completata nel 752 da artisti locali utilizzando la tecnica della cera persa. Il piedistallo è formato da 56 petali di loto (21 metri di circonferenza) e le mani sono atteggiate nel mudra della pace della mente e dell’assegnazione delle grazie. La testa, come si capisce osservandola con attenzione, non è quella originale ma un rifacimento del 1692.  La statua principale è affiancata da due statue, anch’esse di notevoli dimensioni, raffiguranti Kannon Nyorin (la Misericordia) e Kozuko Bosatsu (saggezza e soddisfazione)…….

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ph. Marialuisa Lecis

……  Nell’angolo sinistro del Daibutsuden si trovano gli immancabili chioschi letteralmente presi d’assalto da orde di turisti. Preso dalla disperazione davanti a un simile chiasso, getto un ultimo sguardo al grande Buddha e alla sua espressione imperturbabile e capisco di aver ancora molte cose da imparare sulla tolleranza di una rumorosa umanità. Mi colpisce invece la primitiva statua in legno grezzo ma con occhi di vetro, di Binzuru, il guaritore, che regge in mano la cassetta dei medicinali e che si trova nella veranda del tempio, appena usciti. Secondo la leggenda questo bodhisattva infranse la regola dei monaci rivolgendo la parola alle donne e gli fu per questo impedito di entrare nel tempio.

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ph. Marialuisa Lecis

….. E’ tempo di ripercorrere il viale che porta alla Grande Porta Meridionale e scoprire che sul lato opposto si trovano le statue dei due giganteschi guardiani Nio che si vogliono create dai maestri scultori Unkei e Kankei nel 1203. Passando tra cervi molesti, molestatori di cervi, gruppi di turisti disciplinatamente intruppati dietro una guida, o indisciplinatamente dispersi sulle tracce dei poveri cervi, malgrado i ripetuti cartelli che invitino alla prudenza, trattandosi pur sempre di animali selvatici dotati di corna, ritorno alla stazione con la sensazione di aver colpo solo una piccola parte dello spirito nascosto della “prima capitale”. ….

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ph. Marialuisa Lecis

Here is another excerpt from my book the Spirit of Kyoto (you can find others by clicking on the Kyoto category above). This time I’m talking about one of the most impressive and visited religious monuments in Japan that is not located in Kyoto but in the nearby city of Nara, the ancient capital of Japan, which can be easily reached in a couple of hours by train. 

Todai-ji was founded in 728, under the name of Kinshoen-ji, by the will of Emperor Shomu, who wanted to build a place where the spirit of his son Motoi, who died young, could find peace. Japan was going through a turbulent period, and Shomu wanted this religious place, entrusted to the then powerful Kegon sect, to be the spiritual centre of the Buddhist and harmonious kingdom he dreamed of establishing on the model of the Chinese kingdom. ….. … A devastating smallpox epidemic, which struck Japan between 735 and 737, prompted him to erect a large statue of the cosmic Buddha Vairocana as “earthly symbol of the celestial tranquility of the Buddha” which was to be kept in his temple. Shomu declared himself a fervent Buddhist, a statement that, however, put him in contrast with the semi-Divine state of the Japanese emperors. For this reason, according to a custom that would become customary in later centuries, he abdicated his office to enter the monastery.

The construction of the temple brought the town to the brink of bankruptcy and it was necessary to appeal to popular devotion in order to complete it. Its spiritual importance, however, did not last long because of the transfer of the capital to Kyoto and the subsequent emergence of new spiritual centers.
The Kegon sect, which still holds the temple, is one of the two survivors of the seven schools in Nara that gave birth to Japanese Buddhism (the other is the Hosso sect in the Tofuku-ji). Derived from the Chinese Hua-yan, or sect of the Garland, it was introduced to Japan by the monk Dosen. At the base of his doctrine was the fascinating theory that every aspect of reality was linked to others and constituted an immense network, called the network of Indra, formed by gems that reflected in each other. Shomu liked the image of supreme harmony that expressed this theory and immediately made it a model of state management and later influenced both the Tendai school and the Zen school…..

A large and efficient ticket office allows you to enter in a relatively short time inside the courtyard with lawn, overlooking the Daibutsuden. Its dimensions (57×50,5×48,7h), seem really gigantic even if the building we see today, rebuilt in 1709, is a third smaller than the original, burned down by the Taira clan in 1180.

I have already had close encounters with gigantic Buddhas such as the statue that stands on the hill of the Po-Lin monastery in Hong Kong, the one on the sacred island of Putuoshan, in the China Sea, or the one in Kamakura, near Tokyo, and I have never reported a positive impression of it, because gigantism is not reconciled in my mind with spirituality. But the previous were in the open air and had the sky in the background and the trees in the background, this is surrounded by roof and walls.
The first thought that strikes me, observing from below the great statue of the Buddha Vairocana, Daibutsu or Great Buddha, fifteen meters high, is that of a imprisoned titan, a spiritual body forced into eternal darkness and anxious to find the light. Only after having observed it better from all possible angles do I begin to familiarize myself with its features and size. This statue was commissioned from the Korean sculptor Kuninaka no Kimaro and completed in 752 by local artists using the technique of lost wax. The pedestal is formed by 56 lotus petals (21 meters in circumference) and the hands are posed in the mudra of peace of mind and the assignment of graces. The head, as you can understand by observing it carefully, is not the original one but a remake of 1692.  The main statue is flanked by two other statues, also of considerable size, depicting Kannon Nyorin (Mercy) and Kozuko Bosatsu (wisdom and satisfaction) ……..

……  In the left corner of the Daibutsuden there are kiosks literally stormed by hordes of tourists. In desperation before such a noise, I take a last look at the great Buddha and his imperturbable expression and I understand that I still have many things to learn about the tolerance of a noisy humanity. Instead, I am struck by the primitive wooden statue, rough but with glass eyes, of Binzuru, the healer, who holds the medicine box in his hand and who is in the temple veranda, just outside. According to legend, this bodhisattva broke the rule of the monks by speaking to women and was therefore prevented from entering the temple.
….. It is time to retrace the avenue that leads to the Great Southern Gate and discover that on the opposite side there are the statues of the two giant guardians Nio created by the master sculptors Unkei and Kankei in 1203. Passing among harassing deer, harassers of deer, groups of tourists disciplinarily trapped behind a guide, or undisciplinarily dispersed in the tracks of poor deers, despite the repeated signs calling for caution, still being wild animals with horns, I return to the station with the feeling of having shot only a small part of the hidden spirit of the “first capital”. ….

 

 

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