10 Santuari Francescani da non perdere in Italia Centrale/10 Franciscan shrines not to miss in Central Italy

Ci sono semplici conventi francescani, dove vivono i frati seguaci del messaggio del Poverello di Assisi (Minori, Conventuali, Cappuccini) e ci sono i santuari francescani, che sono anche conventi ma che possono vantare nella loro storia una presenza reale del santo. Seguendo le Fonti Francescane si possono ricostruire tutti i movimenti di Francesco e i luoghi da lui visitati. Oggi grazie alla Via di Francesco che unisce gran parte di quei luoghi tra Toscana, Umbria e Lazio è anche possible compiere un percorso spirituale, storico e artistico che ha pochi eguali in Italia. Il percorso che vi suggerisco segue in gran parte il tracciato della Via ma prende in considerazione solo i conventi dei Frati Minori tralasciando quelli dei Conventuali (come il Sacro Convento di Assisi) o dei Cappuccini come il bellissimo convento delle Celle di Cortona di cui parleremo in post dedicati. I dieci luoghi qui selezionati sono comunque di valore altissimo e si possono comodamente visitare, anche senza percorrere il faticoso Cammino, con un itinerario automobilistico che parte dalla provincia di Arezzo e termina in quella di Rieti.

1  Santuario della Verna (Chiusi della Verna, Arezzo) – Detto il Calvario Francescano, perché qui il Santo ricevette le Stimmate, è un luogo di grande suggestione e spiritualità, forse anche superiore a quella che si vive nei conventi di Assisi, spesso troppo affollati dai turisti. Il turismo arriva anche qui perché, specialmente nei giorni festivi, il Santuario, che si trova sui monti del Casentino, diventa una meta per gite. Alla Verna il Santo predicò agli uccelli, qui dormì su un letto di pietra, qui, infine, ricevette da un angelo i segni indelebili della sua comunione con Cristo. Col passare dei secoli ciascuno di questi avvenimenti è stato ricordato con l’edificazione di una cappella: girando nei boschi che circondano il convento si incontrano infatti numerosi oratori, luoghi di meditazione e di memoria: la cappella degli Uccelli, quella delle Stimmate, la cappella del Letto di San Francesco, la prima cella di San Francesco; il Sasso di fra Lupo, dove il Santo convertì un terribile bandito. Tutti i grandi spiriti francescani passarono di qui, lasciando la propria memoria di devozione e ricordo. Oggi il monte della Verna ospita una serie di edifici di epoche diverse, articolati attorno al grande convento, con i tre chiostri (quello quattrocentesco, quello della foresteria e quello di Santa Chiara) e il panoramico “quadrante”, spiazzo dove si aprono la basilica e la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Ogni giorno, alle 15, una processione di frati esce dalla basilica e, percorrendo il Corridoio delle Stimmate decorato di affreschi, raggiunge la Cappella memoriale dell’evento miracoloso. È il momento più alto della giornata, che spegne nella forza del canto liturgico anche il clamore dei numerosissimi turisti-pellegrini che ogni giorno salgono fin qui per godere della bellezza del luogo e ricevere forza e speranza dalle memorie del Santo più amato.

2 – Convento di san Damiano – Assisi – Ricostruisci la mia casa – Appartato e tranquillo, appena fuori dalla cinta muraria di Assisi, il piccolo convento di San Damiano è tra i luoghi francescani di più alta suggestione e spiritualità. Molte volte accolse il Santo tra le sue mura, fu in seguito la culla delle Clarisse di Santa Chiara, per tornare poi ai Frati minori che da allora lo custodiscono. In questo luogo esisteva una piccola chiesa “molto antica”, fabbricata sul bordo della strada e dedicata a San Damiano «allora in stato di rovina per vecchiaia» (Tommaso da Celano, Legenda prima, cap. 8). Francesco, a cui il Crocifisso ora custodito in Santa Chiara aveva imposto di “restaurare la sua chiesa”, prese il consiglio alla lettera e, venduti tutti suoi beni, consegnò il denaro al vecchio sacerdote che ne aveva cura. Il prete rifiutò il denaro, temendo una burla e Francesco gettò il denaro nella polvere. Sarebbe tornato più tardi a San Damiano ricostruendola quasi con le sue mani e affidandola poi alle sorelle di Santa Chiara. Poco prima di morire, malato agli occhi, vi sostò un’ultima volta e vi compose il Cantico delle creature. Fino al 1250 fu abitato dalle Clarisse, che si trasferirono poi nel nuovo convento cittadino di Santa Chiara. Il convento passò allora ai Frati minori e si può dire che da allora nulla sia cambiato. Entrando in San Damiano infatti (specialmente se si ha la fortuna di farlo in uno dei rari momenti in cui non sia assediato dai torpedoni e dalle comitive) si ha la forte sensazione di essere tornati indietro nel tempo: il refettorio, il dormitorio, il chiostro sono tutti ambienti di estrema suggestione e ogni pietra qui sembra ricordare un fatto memorabile. Nella chiesa c’è la porta da cui Santa Chiara mise in fuga con la sola forza dell’ostensorio i Saraceni che assediavano Assisi; una finestra, a destra, viene indicata come quella da cui il Santo gettò il denaro ricavato dalla vendita dei suoi beni «allora Francesco vero dispregiatore della ricchezza lo getta sopra una finestrella, incurante di esso (il denaro) quanto della polvere» (Tommaso di Celano, op. cit., cap. 9). Un vano della sagrestia fu utilizzato da Francesco per sfuggire alle ire del padre; nell’oratorio di Santa Chiara sono innumerevoli le memorie a lei legate ma, quel che più colpisce nel complesso di San Damiano è la grande omogeneità delle strutture, l’assenza di ogni intervento successivo che ci fa ritornare per un attimo all’epoca mistica ed eroica della fondazione dell’Ordine in un’esperienza rara e indimenticabile.

3 Eremo delle carceri – Assisi – La Grotta del Santo – La selva che circonda l’Eremo delle Carceri, costellata di grotte dove vissero in solitudine numerosi frati poi divenuti beati, può essere considerata un unico grande santuario, il luogo dove la venerazione che Francesco aveva per la natura trova la sua massima sublimazione. Qui, in un angolo remoto, isolato tra i boschi sopra Assisi a 791 metri di altitudine, Francesco e i suoi primi compagni solevano ritirarsi per giornate di meditazione nel silenzio (da qui il nome di Carceri con cui è stato conosciuto nei secoli). Ancora oggi sono visibili i segni di quella permanenza, come i ruvidi massi in cui il Santo soleva sdraiarsi per “riposare” o genuflettersi per pregare. Il complesso delle Carceri, con il piccolo convento delle origini, la selva e un convento più grande edificato da San Bernardino, domina dall’alto Assisi ed è ancora oggi un luogo ideale per raccogliersi in profonda meditazione. Nelle celle, appoggiate alla roccia, costruite da San Bernardino e ancora oggi abitate dai frati, è possibile passare giornate di ritiro cercando di rivivere la mistica serenità che fu cara a Francesco e ai suoi primi seguaci. Ogni angolo alle Carceri racconta episodi narrati nelle cronache francescane: la fonte miracolosa da cui sarebbe zampillata l’acqua grazie alle preghiere di Francesco; il piccolo torrente la cui acqua il Santo avrebbe pregato di fermarsi per non disturbare con il suo scorrere la preghiera dei frati; gli alberi presso i quali parlò agli uccelli o alle tortorelle che poi liberò. Tutto il complesso è un invito alla lettura e alla meditazione. Per capire meglio la spiritualità di questo luogo conviene munirsi di una copia dei Fioretti e leggerne dei capitoli passeggiando nella selva. Si potrebbe scoprire che non è poi tanto diversa da come la descrissero i primi discepoli del Santo. Entrati in un cortile, si incontra dapprima la chiesa quattrocentesca, con affreschi e ricordi francescani; una seconda chiesa, più antica e dedicata a Santa Maria delle Carceri, porta alla grotta di San Francesco, dove il Santo sostava in meditazione (vi si trova un Crocifisso in legno del Trecento). Più in basso, sorge il convento di San Bernardino, la cui chiesa conserva un affresco di scuola senese della Crocifissione e un coro ligneo del Quattrocento, il dormitorio con le severe celle addossate alla roccia e il refettorio con tavoli originali e un affresco dell’Ultima Cena.

4 Convento della Porziuncola – Assisi-   Le origini – Francesco, dopo aver abbandonato la vita secolare, si «trasferì nella località chiamata La Porziuncola, dove c’era un’antica chiesa in onore della Beata Vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e negletta. Il Santo… vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione...» (Tommaso da Celano, Legenda prima, cap. 21). Questa chiesetta semplice e austera, vera matrice dell’Ordine francescano, esiste ancora, seppur inglobata in un sontuoso santuario eretto a partire dal 1569 su progetto di Galeazzo Alessi e poi ricostruito nell’Ottocento a causa delle pesanti distruzioni dovute a un terremoto. Nel suo maestoso interno (115 metri), la chiesetta appare ancor più umile e il contrasto con il suo fastoso involucro è stridente. Molti dei principali eventi della primitiva storia francescana avvennero proprio qui. Attorno a essa, dove oggi sorge uno tra i più grandi conventi dell’Ordine (il termine protoconvento ne evidenzia in realtà il primato su tutti gli altri, anche sul convento di san Francesco, costruito solo dopo la sua morte e che appartiene oggi alla famiglia dei Conventuali), vennero erette, a partire dal 1209, semplici capanne di creta per ospitare i frati. Francesco infatti non voleva erigervi un convento di impianto tradizionale, dal momento che nella prima fase della sua esperienza religiosa fu sempre attento a evitare di ricadere negli schemi del Monachesimo. Si narra infatti che quando i frati vi eressero una sala capitolare per le loro riunioni, egli la fece distruggere. Fu nella semplice cornice della Porziuncola che Francesco accolse Chiara ed era questo il luogo in cui tornava sempre dopo i suoi viaggi. Vi istituì l’usanza del Perdono di Assisi e vi volle morire, sulla nuda terra, “liberandosi dal carcere della carne”, il 4 ottobre 1226. Se il grande convento a lui dedicato che domina la valle è il luogo memoriale più famoso, la Porziuncola fu per Francesco vivo il vero centro del movimento da lui fondato. Nel 1221 ben 5.000 frati provenienti da tutto il mondo convennero qui per celebrare il grande Capitolo, detto “delle stuoie”, che di fatto consacrò il movimento spontaneo francescano come Ordine, ma che segnò anche la fine della splendida stagione dei “poverelli”, semplici compagni, amici, uniti da uno spirito di fraternità davvero apostolico. Il complesso, che oggi sorge al centro del nuovo borgo di Santa Maria degli Angeli che gli si è sviluppato intorno, non è suggestivo e toccante come altri luoghi francescani (San Damiano, Le Carceri, La Verna, Greccio), ma è indubbio che il suo valore storico e spirituale sia altissimo.

San Francesco Monteluco – Spoleto – Luogo francescano ricco di storia e di fascino, il convento di San Francesco di Monteluco domina la città di Spoleto dall’alto di un monte di più di 800 metri di altezza. Il Monteluco, un tempo selvaggio e boscoso ma oggi popolato di case di vacanze e piccoli alberghi, è un luogo sacro di antichissima origine, sul quale si sono susseguiti insediamenti pagani e protocristiani. Qui si installarono infatti nei primi secoli del Cristianesimo alcuni eremiti provenienti dall’Asia Minore al seguito di Sant’ Isacco di Antiochia, che diedero origine a una Congregazione autonoma che sopravvisse fino al secolo scorso. Presso i resti di  un insediamento benedettino, posto più a monte rispetto a quello di Sant’Isacco, sorse invece nel 1218 il primo convento francescano. Fu Francesco stesso a fondarlo e vi soggiornò più volte nel silenzio del bosco e in una delle numerose grotte chi si trovano nei dintorni, esperienza che fu condivisa anche dall’altro grande dell’Ordine, Sant’Antonio da Padova. Oggi il luogo è sicuramente meno mistico di un tempo, poiché la bella posizione ha favorito l’insediamento di numerose abitazioni che hanno circondato il convento; nei giorni festivi sono moltissimi i turisti che vi salgono per pic-nic ed escursioni, ma, malgrado questo “disturbo”, il piccolo complesso francescano riesce a mantenere una sua austera dignità. Ristrutturato più volte, una delle quali a opera di san Bernardino da Siena, conserva della struttura primitiva solo il pozzo miracoloso, sette celle trecentesche di sublime austerità e, nell’Oratorio, una pietra utilizzata dal Poverello di Assisi come giaciglio. Queste celle, che hanno un singolare struttura in traliccio di rami legati tra loro con assicelle di castagno poi intonacate, costituiscono un insieme raro per uniformità e atmosfera, che neppure le numerose ristrutturazioni avvenute nel corso dei secoli hanno potuto intaccare. Nel Seicento, infatti, il piccolo nucleo originario venne affiancato da nuovi edifici destinati al noviziato e alla formazione.

6. Convento del Sacro Speco – Sant’Ubaldo di Narni – La nobile città di Narni compare molte volte nelle biografie e nei racconti delle origine francescane: passandovi nel corso delle sue continue peregrinazioni, il Santo vi compì infatti numerosi miracoli, vi liberò indemoniati, predicò e convertì molte persone. Durante queste sue frequenti visite Francesco fondò, in una località ancor oggi appartata e silenziosa sulle pendici del monte san Pancrazio, il piccolo convento del Sacro Speco, in cui in seguito sostò più volte. Senza avere la fama dei vicini santuari reatini, o la solennità di quelli della sacra Assisi, il convento di Sant’Urbano resta comunque uno dei più silenziosi e mistici ritiri che l’Ordine francescano possegga oggi in Italia. Attorno a un piccolo e silenzioso chiostro si articolano infatti rustici edifici e la semplice chiesetta che ispirano un senso di vera povertà francescana, quel senso che gli diede soprattutto san Bernardino da Siena, il restauratore dell’Osservanza, che ristrutturò profondamente il convento originario. Il desiderio di un continuo “ritorno alle origini” è del resto fortemente sentito dalla piccola comunità che vi risiede e che cerca di ripristinarvi, per quanto possibile, uno stile di vita quanto più vicino a quello delle prime comunità. Si può allora salire nel bosco fino al luogo in cui si trova un’impressionante spaccatura nella roccia, seguendo un percorso disseminato di inviti alla riflessione. Qui, secondo la tradizione, il Santo si ritirava in meditazione e penitenza (Tommaso da Celano racconta che, una volta che vi restò malato, mutò anche l’acqua in vino). Rispetto al santuario della Verna (vedi), che in un certo senso ricorda, per la presenza della “roccia spaccata”, lo Speco di Sant’Urbano possiede quella tranquillità e quel mistico silenzio che gli derivano dal fatto di sorgere in posizione appartata e di essere completamente al di fuori delle grandi direttrici turistiche. La semplicità del convento lascia inoltre ben poco spazio alla presenza di opere d’arte: la chiesa, praticamente essenziale, l’oratorio di San Bernardino e il chiostro conservano tracce di affreschi trecenteschi e sono esempi quasi intatti di come dovessero essere gli eremi francescani all’epoca dell’Osservanza. Lo Speco può quindi essere considerato come un prototipo, un modello di serafica serenità che, pur nella sua scarna storia, trasmette le sensazioni primarie della spiritualità di Francesco: silenzio, semplicità, povertà, legame con la natura.

7Convento di Greccio – (Greccio, Rieti)  Si legge nella Legenda perugina, uno dei testi francescani delle origini, che Francesco amava particolarmente l’eremo di Greccio, posto a pochi chilometri da Rieti. Aveva predilezione anche per gli abitanti di quella terra che, prima della sua venuta, erano assai poco cristiani. Molti di loro, dopo averlo incontrato, entrarono addirittura nell’Ordine e il semplice e severo eremo fondato sulla roccia divenne ben presto un fiorente convento al centro di quella che si sarebbe poi chiamata valle Santa. I numerosissimi riferimenti a Greccio nei testi francescani delle origini evidenziano una particolare frequentazione di questo luogo da parte di Francesco, che nel 1217 vi si ritirò per un certo periodo in assoluta solitudine. La sua prima residenza fu una semplice capanna ricavata da due carpini, sulla sommità del monte Lacerone. Secondo la tradizione, una volta sceso a valle, Francesco venne invitato dagli abitanti a rimanere stabilmente tra loro fondandovi un convento. Preso allora un tizzone ardente, invitò un fanciullo a lanciarlo, promettendogli che avrebbe edificato il suo convento nel luogo dove esso sarebbe caduto. Il tizzone sorvolò prodigiosamente la valle, fermandosi sull’impervia roccia dove ancor oggi si eleva. La costruzione venne intrapresa ma fu solo durante il generalato di san Bonaventura, alla fine del XIII secolo, che il semplice eremo delle origini si trasformò in un vero e proprio convento. Il cosiddetto “dormitorio di San Bonaventura”, con le sue nude celle in legno, originario di quell’epoca e miracolosamente pervenutoci intatto attraverso i secoli, è uno dei più suggestivi e toccanti ambienti ancora presenti nei conventi italiani. Ma il convento di Greccio è universalmente famoso soprattutto perché qui, nel Natale del 1223, il Santo inventò, se è lecito usare questo termine, il presepio, facendo rievocare da personaggi vivi la Natività di Gesù. All’ingresso del convento attuale, la cappella di San Luca, ornata da curiosi affreschi di scuola umbra, è stata ricavata proprio nella grotta dove avvenne la prima sacra rappresentazione. Entrando in questo silenzioso eremo, abitato oggi da una comunità ridotta di frati, si ha subito la forte percezione di una grande tradizione spirituale, di una serie continua di vite sante che vi si sono intrecciate e concluse. Nel convento si ritirò alla fine della propria vita anche il Beato Giovanni da Parma e vi venne scritta la controversa Lettera da Greccio, contributo quanto mai originale alla biografia francescana. Ridente tra i querceti della valle reatina, il convento di Greccio si staglia tra il verde, come vera e propria oasi di pace e silenzio, che neppure i lupi al tempo di Francesco (e le auto, al giorno d’oggi) sono riusciti a turbare.

8 -Convento di Fonte Colombo  –  Rieti – Il Sinai Francescano –  I luoghi santi dell’Ordine francescano hanno forti similitudini con quelli biblici, similitudini certamente forzate dagli esegeti dell’Ordine, ma comunque suggestive. Se la Verna (vedi) viene quindi definita “Golgota Serafico”, poiché il Santo vi ebbe le stimmate, il piccolo convento di Fonte Colombo, che sorge isolato tra i lecci a pochi chilometri da Rieti, è il “Sinai Francescano”. Qui infatti, nel 1223, Francesco detto a frate Leone quella Regola francescana, detta Bullata, poiché approvata dal papa, che tante divisioni e revisioni avrebbe generato nei secoli futuri, ma che può essere considerata la vera e propria “legge” dell’Ordine. Nella Legenda perugina si legge che, lamentandosi molti frati per la durezza delle norme contenute, Francesco implorasse il Signore che gli rispose: «Francesco, nulla è tuo nella Regola, ma ogni prescrizione è mia. E voglio che sia osservata alla lettera, alla lettera… e senza commenti.» (Leg. per., cap. 113). Francesco prima di dettare il testo si era sottoposto a un digiuno di quaranta giorni. Dopo due anni da quei fatti, il Santo tornò ancora a Fonte Colombo, ma era un Francesco stanco e malato quello che si ritirò nell’aspra solitudine della “Valle Santa” reatina che tanto aveva amato. Il male agli occhi lo perseguitava e venne curato con amore dai suoi frati. Nel bosco che circonda il convento si trova ancora, in posizione suggestiva, la cella dove avvenne la cauterizzazione delle sue ferite. Come molti altri conventi francescani della prima generazione, il complesso di Fonte Colombo non offre in realtà molto al visitatore in cerca di bellezze artistiche. La chiesa, che si affaccia sul piazzale d’ingresso, fu edificata nel 1450 e conserva all’interno qualche interessante scultura in legno. Affascinante, soprattutto dal punto di vista spirituale, è il percorso che si snoda nel “bosco sacro” dove si trovano l’Eremitaggio in cui avvenne l’operazione agli occhi, la cappella di Santa Maria, con affreschi di scuola umbra, la chiesetta di San Michele e infine il Sacro Speco, luogo del ritiro, prima della stesura della Regola. Un sasso reca un’impronta che si dice essere stata provocata dalla testa di frate Leone quando si destò dal suo duro giaciglio svegliato dalla voce di Cristo che dettava a Francesco le norme.

9 – Convento di San Giacomo, Poggio Bustone (Rieti) – Il Perdono – Silenzioso e appartato nella Valle Santa che circonda Rieti, il convento di san Giacomo di Poggio Bustone può apparire un luogo minore, rispetto a quelli fino a ora presentati, e, se guardiamo semplicemente al lato paesaggistico o artistico sicuramente, non può certo competere con loro. Si tratta però del primo luogo segnato dalla presenza di san Francesco, che arrivò qui la prima volta intorno al 1209. A mezz’ora di cammino, sulla montagna, si trova ancora un eremo nel quale il santo si ritirava in preghiera. In questo luogo Francesco ebbe la certezza del perdono di Dio per i peccati della sua vita passata.

10. Convento de La Foresta –  Rieti – Anche il convento della Foresta, che esternamente è poco distinguibile da una rustica casa colonica, rientra nella categoria della semplicità francescana. Lo si considera un santuario perché Francesco vi viene portato nell’estate del 1225 quando, pressato da Frate Elia, si convince a lasciarsi operare agli occhi nel vicino Santuario di Fonte Colombo. Qui ebbe luogo il famoso miracolo dell’uva. Tappa del Cammino francescano, è un’oasi tranquilla e molto “francescana” nell’assenza di fronzoli, tesori o bellezze che possano distogliere dal senso più profondo della meditazione.

There are simple Franciscan convents, where the friars who follow the message of the Poor of Assisi live and there are the Franciscan shrines, which are also convents but which can boast in their history a real presence of the Saint. Following the Franciscan Sources it is possible to reconstruct all the movements of Francis and the places he visited. Today, thanks to the Path of Francis that links most of those places between Tuscany, Umbria and Lazio, it is also possible to follow a spiritual, historical and artistic path that has few equals in Italy. The route that I suggest follows largely the route of the Path but can be easily visited, even without taking the tiring path of Francis, with a car route that starts in the province of Arezzo and ends in that of Rieti.

1 Sanctuary of La Verna – Chiusi della Verna, Arezzo – Called the “Franciscan Calvary”, because it was here that the Saint received the Stigmata, is a place of great charm and spirituality, perhaps even better than the convents of Assisi, often too crowded with tourists. Tourism also arrives here because, especially on holidays, the Sanctuary, located on the mountains of Casentino, becomes a destination for daily trips. At La Verna the Saint preached to the birds, slept on a bed of stone and finally, he received from an angel the indelible signs of his communion with Christ. Over the centuries, each of these events has been remembered with the construction of a chapel: walking in the woods surrounding the convent you will meet many oratories, places of meditation and memory: the chapel of Birds, the chapel of the Stigmata, the chapel of the Bed of St. Francis, the first cell of St. Francis, the Rock of Fra Lupo, where the saint converted a terrible bandit. All the great Franciscan spirits passed through here, leaving their memory of devotion and memory. Today, La Verna appears like a cluster of buildings from different eras, arranged around the large convent, with three cloisters (the fifteenth century’s one, the guesthouse’s one and that of Santa Chiara) and the panoramic “quadrant”, an open space where the basilica and the church of Santa Maria degli Angeli opens its door to the valley. Every day, at 3 p.m., a procession of friars leaves the basilica and, walking along the Corridor of the Stigmata decorated with frescoes, reaches the Chapel which commemorates the miraculous event. It is the highest moment of the day, which extinguishes in the strength of the liturgical chant also the clamor of the many pilgrim tourists who every day climb up here to enjoy the beauty of the place and receive strength and hope from the memories of the most beloved saint.

2 Convent of San Damiano – Assisi – Rebuild my Church – Secluded and quiet, just outside the walls of Assisi, the small convent of San Damiano is among the most evocative and spiritual Franciscan places. Many times it welcomed the Saint within its walls, it was later the cradle of the Poor Sisters of Santa Chiara, and then returned to the Friars who have been guarding it ever since. In this place there was a small “very old” church, built on the edge of the road and dedicated to San Damiano “then in a state of ruin for old age” (Tommaso da Celano, Legenda prima, cap. 8). Francis, to whom the Crucifix now kept in Santa Chiara had imposed to “restore its church“, took the advice to the letter and, sold all his goods, handed over the money to the old priest who took care of it. The priest refused the money, fearing a joke and Francis threw the money into the dust. He would later return to San Damiano, rebuilding it almost with his own hands and then entrusting it to the sisters of Santa Chiara. Shortly before dying, sick in the eyes, he stayed there one last time and composed the Canticle of Creatures. Until 1250 it was inhabited by the Nuns, who then moved into the new convent of Santa Chiara. The convent then passed to the Friars and it can be said that since then nothing has changed. Entering San Damiano in fact (especially if you are lucky enough to do so in one of the rare moments when you are not besieged by tourists and pilgrims groups) you have the strong feeling of having gone back in time: the refectory, the dormitory, the cloister are all environments of extreme charm and every stone here seems to remember a memorable fact. In the church there is the door from which St. Clare escaped with the sole force of the monstrance of the Holy Sacrament the Saracens who besieged Assisi; a window, on the right, is indicated as the one from which the Saint threw the money obtained from the sale of his goods “then Francis the true despiser of wealth throws it over a window, regardless of it (the money) as of the dust” (Thomas of Celano, op. cit., chap. 9). A room in the sacristy was used by Francis to escape his father’s wrath; in the oratory of Santa Chiara there are countless memories related to her but, what is most striking in the complex of San Damiano is the great homogeneity of the structures, the absence of any subsequent intervention that makes us return for a moment to the mystical and heroic era of the foundation of the Order in a rare and unforgettable experience.

3 Eremo delle Carceri – Assisi – The Cave of the Saint – The forest surrounding the Eremo, dotted with caves where many friars, then become blessed, lived in solitude , can be considered a single great sanctuary, the place where the veneration that Francis had for nature finds its highest sublimation. Here, in a remote corner, isolated in the woods above Assisi at an altitude of 791 metres, Francis and his first companions used to retreat for days of meditation in silence (hence the name of Carceri with which he has been known for centuries). Even today, the signs of that permanence are visible, such as the rough boulders in which the Saint used to lie down to “rest” or genuflect to pray. The complex of the Carceri, with the small convent of the origins, the forest and a larger convent built later by San Bernardino, dominates Assisi from above and is still an ideal place to gather in deep meditation. Every corner of the Carceri tells of episodes narrated in the Franciscan chronicles: the miraculous spring from which the water would spring thanks to the prayers of Francis; the small stream whose water the Saint would have prayed to stop so as not to disturb with his flow the prayer of the friars; the trees where he spoke to the birds or turtledoves that he then released. The whole complex is an invitation to reading and meditation. To better understand the spirituality of this place, it is better to have a copy of the Fioretti and read the chapters while walking in the forest. One could discover that it is not so different from how the first disciples of the Saint described it. Entering a courtyard, you first come across the fifteenth-century church, with frescoes and Franciscan memories; a second church, older and dedicated to Santa Maria delle Carceri, leads to the cave of San Francesco, where the saint stopped in meditation (there is a wooden crucifix of the fourteenth century). Further down is the convent of San Bernardino, whose church houses a fresco by the Sienese school of the Crucifixion and a 15th century wooden choir, the dormitory with its severe cells leaning against the rock and the refectory with original tables and a fresco from the Last Supper.

4Convent of the Porziuncola – Assisi – The Origins – Francis, after abandoning secular life, “moved to the place called La Porziuncola, where there was an ancient church in honor of the Blessed Virgin Mother of God, abandoned and neglected. The Saint established his home there and finished repairing it in the third year of his conversion…“. (Thomas of Celano, Legend One, chapter 21). This simple and austere little church, the true matrix of the Franciscan Order, still exists, although incorporated into a sumptuous sanctuary built from 1569 on a project by Galeazzo Alessi and then rebuilt in the nineteenth century because of the heavy destruction caused by an earthquake. In its huge interior (115 meters), the church appears even more humble and the contrast with its sumptuous shell is striking. Many of the main events of the early Franciscan history took place right here. Around it, where today there is one of the largest convents of the Order (the term protoconvent actually highlights the primacy over all others, including the convent of St. Francis, built only after his death and which now belongs to the family of Conventuals), were built, from 1209, simple clay huts to accommodate the friars. In fact, Francis did not want to build a convent with a traditional layout, since in the first phase of his religious experience he was always careful not to fall into the schemes of Monasticism. It is said that when the friars erected a chapter house for their meetings, he had it destroyed. It was in the simple setting of the Portiuncula that Francis welcomed Clare and this was the place where he always returned after his travels. He instituted the custom of Assisi’s Forgiveness and wanted to die there, on the bare ground, “freeing himself from the prison of the flesh“, on October 4, 1226. If the large convent dedicated to him that dominates the valley is the most famous memorial site, the Porziuncola was for Francis alive the true center of the movement he founded. In 1221, 5,000 friars from all over the world gathered here to celebrate the great Chapter, called “Delle Stuoie”, which in fact consecrated the spontaneous Franciscan movement as an Order, but which also marked the end of the splendid season of the “poor”, simple companions, friends, united by a spirit of fraternity truly apostolic. The complex, which today stands in the center of the new village of Santa Maria degli Angeli that has developed around it, is not as suggestive and touching as other Franciscan places (San Damiano, Le Carceri, La Verna, Greccio), but it is certain that its historical and spiritual value is very high.

5  – Convento di San Francesco – Monteluco di Spoleto – Franciscan place rich in history and charm, the convent of San Francesco di Monteluco dominates the city of Spoleto from a mountain more than 800 meters high. Monteluco, once wild and wooded but now populated by holiday homes and small hotels, is a sacred place of ancient origin, on which there have been pagan and early Christian settlements. In fact, in the first centuries of Christianity some hermits from Asia Minor settled here, following Saint Isaac of Antioch, who gave rise to an autonomous Congregation that survived until the last century. Near the remains of a Benedictine settlement, situated higher up than that of Sant’Isacco, the first Franciscan convent was built in 1218. It was Francis himself who founded it and stayed there several times in the silence of the woods and in one of the many caves in the surrounding area, an experience that was also shared by the other great of the Order, St. Anthony of Padua. Today the place is certainly less mystical than in the past, since the beautiful position has favoured the settlement of numerous houses that have surrounded the convent; on holidays there are many tourists who go up there for picnics and excursions, but, despite this “disturbance”, the small Franciscan complex manages to maintain its austere dignity. Renovated several times, one of which by Saint Bernardino of Siena, it preserves of the original structure only the miraculous well, seven fourteenth-century cells of sublime austerity and, in the Oratory, a stone used by the Poverello of Assisi as a bed. These cells, which have a singular structure in trellis of branches tied together with strips of chestnut then plastered, constitute a rare set for uniformity and atmosphere, which not even the many renovations over the centuries have been able to affect. In the seventeenth century, in fact, the small original nucleus was flanked by new buildings for the novitiate and training.

6. Convent of Sacro Speco – Sant’Ubaldo of Narni – The noble city of Narni appears many times in the biographies and in the stories of its Franciscan origins: passing through it during his continuous wanderings, the Saint performed numerous miracles, freed you possessed, preached and converted many people. During these frequent visits Francis founded, in a place still secluded and silent on the slopes of Mount San Pancrazio, the small convent of Sacro Speco, where he later stopped several times. Without having the fame of the nearby Rieti sanctuaries, or the solemnity of those of sacred Assisi, the convent of Sant’Urbano is still one of the most silent and mystical retreats that the Franciscan Order has today in Italy. Around a small and silent cloister there are in fact rustic buildings and the simple little church that inspire a sense of true Franciscan poverty, that sense that Saint Bernardino of Siena, the restorer of the Osservanza, who profoundly restructured the original convent, gave him above all. The desire for a continuous “return to the origins” is strongly felt by the small community that lives there and tries to restore, as far as possible, a lifestyle as close as possible to that of the first communities. You can then climb into the woods to the place where there is an impressive crack in the rock, following a path strewn with invitations to reflection. Here, according to tradition, the Saint withdrew into meditation and penance (Thomas of Celano tells us that, once he was sick there, he also turned water into wine). Compared to the sanctuary of La Verna (see), which in a certain sense reminds us of the presence of the “split rock”, the Speco of Sant’Urbano has that tranquility and mystical silence that derives from the fact of rising in a secluded position and being completely outside the main tourist routes. The simplicity of the convent also leaves very little room for the presence of works of art: the church, practically essential, the oratory of San Bernardino and the cloister preserve traces of fourteenth-century frescoes and are almost intact examples of how Franciscan hermitages should have been at the time of the Osservanza. The Speco can therefore be considered as a prototype, a model of seraphic serenity that, despite its meagre history, conveys the primary sensations of Francis’ spirituality: silence, simplicity, poverty, bond with nature.

7Convent of Greccio – (Greccio, Rieti) – We read in the Legenda perugina, one of the original Franciscan texts, that Francis particularly loved the hermitage of Greccio, located a few kilometers from Rieti. He also had a predilection for the inhabitants of that land that, before his arrival, were very little Christian. Many of them, after having met him, even entered the Order and the simple and severe hermitage founded on the rock soon became a flourishing convent in the middle of what would later be called the Holy Valley. The numerous references to Greccio in the original Franciscan texts highlight a particular attendance of this place by Francis, who in 1217 retired there for a time in absolute solitude. His first residence was a simple hut made from two hornbeams, on top of Mount Lacerone. According to tradition, once he had descended to the valley, Francesco was invited by the inhabitants to remain permanently among themselves, founding a convent there. He took a burning tune and invited a child to throw it, promising him that he would build his convent in the place where it would fall. The tune flew prodigiously over the valley, stopping on the impervious rock where it still stands today. The construction was undertaken but it was only during the generalate of San Bonaventura, at the end of the thirteenth century, that the simple hermitage of the origins was transformed into a real convent. The so-called “dormitory of San Bonaventura”, with its naked wooden cells, originally from that period and miraculously survived through the centuries, is one of the most evocative and touching environments still present in Italian monasteries. But the convent of Greccio is universally famous above all because here, on Christmas 1223, the Saint invented, if it is lawful to use this term, the crib, making living people recall the Nativity of Jesus. At the entrance of the present convent, the chapel of San Luca, adorned with curious frescoes of the Umbrian school, was built right in the cave where the first sacred representation took place. Entering this silent hermitage, inhabited today by a small community of friars, one immediately has the strong perception of a great spiritual tradition, of a continuous series of holy lives that have intertwined and ended there. At the end of his life, Blessed John of Parma also retired to the convent and the controversial Letter from Greccio was written there, a very original contribution to the Franciscan biography. Laying among the oak woods of the Rieti valley, the convent of Greccio stands out among the greenery, like a real oasis of peace and silence, which not even the wolves in the time of Francis (and the cars, nowadays) have managed to upset.

8 Fonte Colombo Convent – Rieti – The Franciscan Sinai – The holy places of the Franciscan Order have strong similarities with the biblical ones, similarities certainly forced by the exegetes of the Order, but nevertheless suggestive. If the Verna (see) is therefore called “Seraphic Golgotha”, since the Saint had the stigmata, the small convent of Fonte Colombo, which stands isolated among the holm oaks a few kilometers from Rieti, is the “Franciscan Sinai”. Here, in fact, in 1223, Francis told Brother Leo that Franciscan Rule, called Bullata, because approved by the Pope, which many divisions and revisions would generate in future centuries, but which can be considered the real “law” of the Order. In the Leggenda Perugina we read that, complaining to many friars about the harshness of the norms contained, Francis implored the Lord who replied: “Francis, nothing is yours in the Rule, but every prescription is mine. And I want it to be observed to the letter, to the letter… and without comment. (Leg. Per., chap. 113). Before dictating the text Francis underwent a forty-day fast. Two years after those events, the Saint returned again to Fonte Colombo, but it was a tired and sick Francis who retired to the bitter solitude of the Rieti “Valle Santa” that he had so loved. The evil in his eyes persecuted him and was cured with love by his friars. In the woods surrounding the convent there is still, in a suggestive position, the cell where the cauterisation of his wounds took place. Like many other Franciscan convents of the first generation, the Fonte Colombo complex does not really offer much to visitors in search of artistic beauty. The church, which overlooks the entrance square, was built in 1450 and preserves some interesting wood carvings inside. Fascinating, especially from a spiritual point of view, is the route that winds through the “sacred forest” where there are the Hermitage where the operation took place, the chapel of Santa Maria, with frescoes of the Umbrian school, the church of San Michele and finally the Sacro Speco, place of retreat, before the drafting of the Rule. A stone bears an imprint that is said to have been caused by the head of Brother Leo when he woke up from his hard bed awakened by the voice of Christ who dictated to Francis the rules.

9 Convent of San Giacomo –  Poggio Bustone (Rieti) – The Forgiveness – Silent and secluded in the Holy Valley surrounding Rieti, the convent of San Giacomo di Poggio Bustone may appear a minor place, compared to those now presented, and, if we visit looking for landscape or the artistic heritage certainly can not compete with them. It is, however, the first place marked by the presence of St. Francis, who arrived here for the first time around 1209. Half an hour’s walk away, on the mountain, there is still a hermitage where the saint retired in prayer. In this place Francis was certain of God’s forgiveness for the sins of his past life. The friars welcome the pilgrims passing through the small guesthouse of the convent.

10.  – Convent of La Foresta – Rieti – Even the convent of La Foresta, which is externally little distinguishable from a rustic farmhouse, falls into the category of Franciscan simplicity. It is considered a sanctuary because Francis was brought there in the summer of 1225 when, pressed by Brother Elia, he convinced himself to let his eyes work in the nearby Sanctuary of Fonte Colombo. Here the famous miracle of the grape took place. Stage of the Sentiero di Francesco route, is a quiet oasis and very “Franciscan” in the absence of frills, treasures or beauty that can distract from the deepest sense of meditation.

 

 

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