Città Sante della Turchia/Holy Cities in Turkey

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle città sante del mondo. Dopo il post introduttivo, quello dedicato all’Europa e quello sulla Terra Santa (Israele e Territori Palestinesi) andiamo oggi alla scoperta dei luoghi più venerabili in Turchia. Il Paese sta vivendo un periodo di trasformazione e di ritorno ai valori dell’Islam tradizionale per questo alcune pratiche che la grande riforma di Kemal Ataturk negli Anni Venti aveva abolito o limitato stanno tornando a vivere. Fenomeni tipicamente turchi, come quello delle tarika, le confraternite sufi, abolite dal riformatore laico, stanno tornando a praticare i loro riti, sebbene siano state private del potere politico e dell’influenza sociale che avevano assunto negli ultimi decenni dell’Impero Ottomano. In Turchia oggi non ci sono forse delle vere e proprie “città sante”, nel senso più rigoroso del termine, ma ho voluto evidenziare quattro luoghi che per la tradizione, il fascino, le condizioni ambientali e la presenza di pellegrini possono sicuramente rientrare in questa categoria universale.

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La prima meta non può che essere Istanbul. Come può Istanbul essere un città santa? Ci sono tanti modi per definire questo luogo, bellissima e unica, ma a pochi verrebbe in mente di definirla “santa”. Non rientra certo nei canoni che ho definito nel mio post dedicato all’Europa (ovvero un luogo che vive e si organizza partendo dalla presenza di un edificio sacro). Da questo punto di vista Istanbul, che pure conserva al Museo Topkapi la più importante raccolta di reliquie musulmane al mondo, non può più essere considerata una “città santa”, anche se la presenza di importanti moschee e luoghi legati alle origini del Cristianesimo potrebbe farla rientrare nella nostra lista. Unica eccezione tangibile è il quartiere di Eyüp dove la moschea con la tomba dell’alfiere di Maometto e il bellissimo cimitero islamico che la circonda hanno generato un insieme di negozi, punti di accoglienza, spazi per pellegrini che fanno di questa area urbana un contesto che può avere tutti i requisiti per essere inserito nel nostro atlante.

 

Molto più forte e significativa è la presenza del sacro a Konya, città di pellegrinaggio per tutti i devoti di Mevlana o Rumi, il grande poeta e mistico sufi che, oltre a essere stimato per la sua produzione letteraria, poetica e mistica, ha avuto il merito di aver fondato la confraternita dei Mevlevi, i famosi “dervisci rotanti”. Il mausoleo di Mevlana è un bell’edificio dalla cupola rivestita in piastrelle turchesi, circondato da quello che era un tempo il convento dei dervisci oggi come molti edifici sacri in Turchia ambiguamente definito Museo. La sala dove si trova la tomba del grande maestro, circondata da altre 66 dei suoi discepoli, è un ambiente di grande atmosfera e viene visitata con la devozione riservata ai luoghi di culto. La città purtroppo non è altrettanto affascinante, essendo cresciuta secondo i criteri disordinati tipici del Medio Oriente. Konya tuttavia rimane uno dei luoghi in Turchia cui più forte è la presenza spirituale. Ne è un esempio la costruzione di nuovo grande Centro Culturale (la distinzione tra culturale e religioso è anche in questo caso piuttosto ambigua) Mevlana dove si tiene la cerimonia della sema, la famosa danza dei dervisci rotanti, accompagnata da letture tratte dalle composizioni mistiche di Rumi.

 

Altro luogo in cui la presenza di alcuni monumenti sacri condiziona la vita sociale è Urfa (o Sanli Urfa, la Gloriosa Urfa), l’antica Ur dei Caldei, luogo natale di Abramo, conoscita poi col nome di Edessa, una delle città più sacre per i cristiani delle origini. Qui infatti, nell’edifico che oggi è divenuto la Grande Moschea, era custodito il Mandylion, l’immagine reale del volto di Cristo, portata in seguito a Costantinopoli e perduta durante il saccheggio dei crociati del 1204. Se Sanli Urfa è ancora oggi meta di pellegrinaggi lo si deve soprattutto alla presenza di Gölbasi, una piccola “città nella città”, fatta di porticati, moschee e madrase, costruita attorno allo Stagno di Abramo. Questo è il luogo in cui, secondo la tradizione, il profeta venne gettato dal re Nimrod su una pira che però Dio trasformò in uno stagno mentre i carboni ardenti divennero le carpe sacre che ancora popolano le sue acque degli stagni. Particolari meriti nella conquista del Paradiso procura una visita a questo luogo sacro. Anche il roseto che si trova nell’area ricorda un evento prodigioso secondo cui Abramo, precipitato dalla rocca che dominava la città, atterrò miracolosamente su un letto di rose. A ribadire il ruolo di città santa di Urfa è anche un altro complesso legato alla figura di Abramo: il Dergah, un insieme di moschee, madrase e giardini in cui si trova la Grotta Natale del Profeta.

 

L’ultima città santa di cui vi voglio parlare è Hacibectash, piccolo centro non lontano da Nevesehir in Anatolia, dove si trova il santuario di un altro grande mistico medievale Haci Bektash Veli, fondatore dell’ordine dei dervisci Bektashi, molto influente in epoca ottomana ma sciolto come tutti gli ordini di dervisci da Ataturk nel 1925. Tuttavia, come avvenuto per gli ordini cristiani più volte soppressi da regimi laicisti ma poi sempre rinati e anzi, in alcuni casi fortificati, anche in Turchia i luoghi di culto legati alle antiche confraternite religiose sono rimasti attivi luoghi di pellegrinaggio malgrado siano stati ufficialmente trasformati, come ad Hacibektash, in musei. Hacibektash ha anche una politica, essendo la città santa dalla dinamica minoranza religiosa degli Aleviti. Per chi volesse saperne di più sulle origini e la realtà di questa poco conosciuta “setta” islamica consiglio la lettura della voce su Wikipedia. Ricordo solo che gli Aleviti, pur riconoscendo come fondatore il profeta Haci Bektash Veli, non sono del tutto assimilabili ai dervisci bektashi molto diffusi anche in Albania. Sono una minoranza molto attiva nella comunità turca e seguono un culto molto interessante che fonde islam sunnita, sciita, antico cristianesimo e influenza sciamaniche.

 

Here again in our journey discovering the holy cities of the world. After an introductory post, the one dedicated to Europe and the one on the Holy Land (Israel and the Palestinian Territories), today I lead you to the most venerable places in Turkey. The country is now living a period of transformation and seem to return to the values of traditional Islam. Some religious practices that the great reform of Kemal Ataturk in the 1920s had abolished or limited are now still alive and some typically Turkish phenomena, such as that of the Tarika, the Sufi confraternities, abolished by the secular reformer, are now flourishing, although deprived of the political power and social influence they had in the last decades of the Ottoman Empire. In Turkey there aren’t “holy cities” considering the strictest sense of the term but I’ll introduce four places that for tradition, charm, environmental conditions and the presence of pilgrims can be included into this universal category.

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The first destination is Istanbul. Istanbul as an holy city? There are many ways to define this city, beautiful and unique, but few would think to define it as “holy”. It’s certainly not a place that lives and organizes itself starting from the presence of a sacred place, but Istanbul, where the most important collection of Muslim relics in the world is preserved at the Topkapi Museum, can no longer be considered a “holy city”, even if the presence of important mosques and places linked to the origins of Christianity could make it fall into this category in the past. The only living exception is the district of Eyüp, where the mosque of the grave of the standard beare of prophet Muhammad and the beautiful Islamic cemetery that surrounds it have generated a set of shops, reception points, spaces for pilgrims: a very spiritual place in the mess of the metropolis.

Stronger and more significant is the presence of the sacred in Konya, a city of pilgrimage for all devotees of Mevlana Rumi, the great Sufi poet and mystic who, in addition to being respected for his literary, poetic and mystical production, founded the brotherhood of Mevlevi, the famous whirling dervishes. The mausoleum of Mevlana is a charming building with a dome covered with turquoise tiles, surrounded by the former convent of the dervishes. The dark room where the tomb of the great master is located, surrounded by 66 others tombs of his disciples, is a place of great atmosphere. The city grown according to the disorderly criteria typical of the Middle East is not so charming, but Konya remains a place with a strong spiritual presence. Not to miss a visit of the great Cultural Centre (the distinction between cultural and religious is rather ambiguous in Turkey) Mevlana where the ceremony of the sema, the famous dance of the rotating dervishes is weekly performed, accompanied by readings taken from the mystical compositions of Rumi.

Another place where the presence of a sacred monument conditions social life is Urfa (or Sanli Urfa, the Glorious Urfa), the ancient Ur, the birthplace of Abraham, later known as Edessa, one of the most sacred cities for Christians of the origins. Here was the Mandylion, the real image of the face of Christ “printed” on a linen, then brought to Constantinople and lost during the sacking of the crusaders in 1204. Sanli Urfa is now a pilgrimage destination for the Gölbasi, a small “city within the city”, made up of arcades, mosques and madrassas, built around the Abraham Pond. Here, according to tradition, the prophet was thrown by King Nimrod on a pyre which, however, God transformed into a pond while the burning coals became the sacred carp that still populate its waters. Even the rose garden recalls a prodigious event according to which Abraham fell from the fortress that dominated the city and miraculously landed on a bed of roses. Another complex linked to the figure of Abraham, is the Dergah, where mosques and gardens surround the Cave known as a birthplace of the Prophet Abraham.

Last holy is Hacibectash, a small town not far from Nevesehir in Anatolia: here you can find the shrine of another great medieval mystic, Haci Bektash Veli, founder of the order of dervishes Bektashi, very powerful in the Ottoman era but dissolved as all orders of dervishes from Ataturk in 1925. However, as was for Christian orders, which were repeatedly suppressed by secularist regimes but always reborn fortified, even in Turkey the places of worship linked to the ancient religious brotherhoods have remained active places of pilgrimage despite the fact that they were officially transformed, as in Hacibektash, into museums. Hacibektash, however, has also a political value, being considered the holy city by the minority of Alevis. The Alevites, not to be confused with the Bektash very widespread in Albania sharing the same founder, are a very active minority in the Turkish community and follow a very interesting cult that mixes Sunni Islam, Shiite, ancient Christianity and shamanic influence.

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