Varanasi, anche lo sterco è bellezza/The beauty in a cowshit

Pensavo: come potrò convivere con i vicoli angusti e con la puzza, lo sterco, i rifiuti. Perché questa, mi dicevano, è Varanasi. Sono qui da quattro giorni e osservo. Cammino nei vicoli e questo vedo. Mi siedo sui ghat. Una famiglia è venuta a celebrare la propria aarti in riva al Gange. Lo fa convivendo con una grande torta di sterco di vacca. Perché proprio lì mi chiedo.. ma la mia pare essere una domanda debole. Presto io stesso finisco per guardare le lampade di burro di ghee, mi dimentico dello sterco e tutto mi sembra naturale. Nei vicoli incrocio vacche, schivo cacche e i mucchi di rifiuti di cui si cibano loro, i cani, le capre, le scimmie. Per la prima volta credo forse di capire il concetto di Maya, la grande illusione che ci oscura la realtà. La naturalezza dello sterco, il nostro schifo, la ristrettezza della nostra visione. Se non avessimo elaborato un pensiero condiviso relativo a un vicolo senza sterco oggi non ci porremmo il problema di come evitarlo passandoci.

 

Cammino per i vicoli e vedo segni di bellezza in antichi edifici, in piccoli templi, in porte e finestre scolpite. Ma tutto ciò non sarebbe vero, non sarebbe profondamente e non apparentemente bello, se togliessimo a quei vicoli l’esistenza reale dello sterco. Partendo dal basso, tutto si integra in un quadro di completezza. Paradossalmente se Varanasi fosse pulita come Zurigo non sarebbe così bella. Sarebbe diversamente bella vestita del velo di Maya che ci nasconde la sua realtà. Il vicolo con lo sterco vive perché è presente nella nostra mente l’idea di un vicolo ideale che è pulito e senza sterco. La nostra mente produce l’inganno che facciamo divenire realtà. Tutto mi sembra bello qui, dai volti dei sadhu alle ragazze con sari variopinti che si immergono nel Gange incuranti dei sei metri di stoffa che si portano addosso. Certamente non è così, siamo sempre vittime del gioco. Da un lato togliamo dall’altro ne siamo presi…

Ma io sono felice di vedere la bellezza di Varanasi nella liberazione dello sterco e nel miraggio dei suoi volti.

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