San Domenico: un modello di architettura religiosa./The Dominican church plan.

Anche se non è stato fondato in Italia, l’Ordine Domenicano, ha nel nostro paese i principali luoghi sacri di riferimento. Qui si trova anche la tomba del fondatore, San Domenico di Guzman. I conventi dell’Ordine dei Predicatori (questo è infatti il termine corretto con cui definire questa famiglia religiosa) sono diffusi in moltissime città italiane e le loro chiese avevano  la caratteristica di essere spazi aperti, a una sola navata, in modo da favorire la predicazione, attività per cui, come dice il nome stesso, i suoi frati erano e sono tutt’ora, nel bene e nel male,  particolarmente apprezzati. Un modello di architettura semplice e simbolica dal Medioevo a Le Corbusier.

Anche se la fama sinistra di inquisitori e cacciatori di eretici è quanto di più lontano ci  possa essere dalla mia sensibilità religiosa, amo le chiese semplici dei domenicani delle origini e ovunque mi trovi e mi capiti di leggere un indicazione per un “san Domenico” cerco sempre di andarci, salvo poi rimanere  spesso deluso nel trovare interni completamente stravolti e pesanti decorazioni che ricoprono le belle forme originarie. Ma questo fa parte dell’inevitabile evoluzione degli spazi e dei linguaggi e non è giusto né scandalizzarsi né imprecare né, tantomeno, invocare antistorici interventi di pulizia.

Quando penso a una chiesa domenicana la mia memoria corre allora ad alcuni edifici toscani, le chiese di san Domenico di Arezzo  o di Siena (nella foto sopra) , dove l’idea progettuale che ispirava gli edifici degli ordini mendicanti (condivisa quindi anche da chiese francescane e agostiniane) sembra essersi perfettamente realizzata. Spazi luminosi, con il tetto a capriate, altare e pulpito bene in vista da ogni parte, scomparsa delle colonne che erano presenti nelle chiese romaniche e nelle cattedrali gotiche. Nelle travi in legno del soffitto a capriate c’è un ricordo di capanna, un segno di umiltà; sulle pareti lisce e aperte da grandi finestre, si leggono affreschi, storie, racconti, perché a questo servivano, a insegnare, anche se per noi sono ormai diventate solo dei bellissimi decori d’autore. Trovo invece meno affascinanti alcune evoluzioni compiute dell’edificio domenicano nei secoli successivi, sebbene ci abbiano regalato la bellissima Santa Maria Novella e la milanese Santa Maria delle Grazie, perché la ricerca della bellezza pare aver soppiantato la primitiva semplicità.
Se penso ai Frati Predicatori così come appaiono negli affreschi medievali, sempre seri e terribilmente pallidi, mi viene più da pensare a uno spazio semplice che a una cupola del Bramante o a un affresco del Ghirlandaio. Quando un frate, che poi chiamarono Beato Angelico, decise di mettere la propria arte visionaria al servizio dei propri fratelli affrescandone le celle, come avvenne nel convento fiorentino di san Marco (foto sotto), non stava facendo altro che sviluppare il medesimo programma di informazione e meditazione che veniva proposto nelle chiese dell’Ordine. L’arte era prima di tutto insegnamento e solo l’avvento delle cappelle laterali, spesso di proprietà di ricche famiglie, permise la diffusione di una decorazione più votata allo stupore che alla meditazione.

Giovanni_antonio_sogliani,_san_domenico_e_i_frati_serviti_dagli_angeli

San Domenico di Guzman era un tipo piuttosto austero e nel suo battagliero programma di educazione e lotta contro le eresie aveva imposto ai suoi frati una ferrea disciplina, non solo morale ma anche organizzativa. Per questo la spettacolare Arca di san Domenico  che Nicola Pisano ha eretto nella chiesa bolognese (il cui interno è proprio uno degli esempi di rifacimento a cui facevo cenno sopra) sembra piuttosto incongrua ad accogliere le spoglie di un uomo semplice quale fu il predicatore spagnolo. Ma è questo un destino comune, condiviso anche dal suo “pendant” iconografico: Francesco d’Assisi.

Andate a Bologna, visitate le chiesa e la piccola parte del grande convento che è aperta al pubblico, e poi spostatevi a Siena, nella chiesa in laterizio  che è legata all’altra grande icona della spiritualità domenicana in Italia: santa Caterina. Vedrete coi vostri occhi come la semplicità originaria, qui miracolosamente preservata sia tutt’altra cosa rispetto alle pur belle e nobili chiese domenicane sparse in tuta Italia: da quella di Napoli a quella di Palermo, da quella di Treviso alla veneziana san Giovanni e Paolo. Un caso a parte può essere invece considerata la chiesa “romana” dell’Ordine, santa Sabina, dove la purezza delle forme basilicali è algida e aristocratica quanto poteva esserlo una basilica romana del Tardo Impero. Qui ha sede il “governo” dell’Ordine e vi si trovano ambienti abitati dal Santo Fondatore che vi abitò ma, come tutte le chiese di Roma, ci si muove in una categoria diversa; le chiese di Roma infatti sono talmente peculiari da sfuggire a ogni classificazione. Per questo anche la seconda chiesa domenicana della capitale, santa Maria sopra Minerva, santuario cateriniano di grande importanza, è un luogo bello e suggestivo ma non certo rispettoso dei canoni estetici che ispirarono le chiese dell’Ordine.

Quando il grande Le Corbusier si trovò a progettare uno spazio per i Domenicani, il celebre convento de La Tourette, fu portato dal suo genio a riscoprire in chiave moderna il senso originale dello spazio tanto che nei nudi e luminosi spazi del convento francese è possibile riscoprire i semi di una poetica di progetto che fu ai suoi tempi rivoluzionaria e che sicuramente lo affascinava. Nell’osservare gli edifici religiosi contemporanei, specialmente quelli firmati dai maestri che non sono pochi, cerco di andare oltre la semplice impressione visiva e di cercarvi lo spirito, il segno, la luce, il materiale, che spesso è più simile agli archetipi di quanto lo siano molte tristi “copie” realizzate soprattutto nei primi anni del Novecento.

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Siena: san Domenico interior. Ph. Luca Aless

Per altri articoli sugli ordini religiosi (links to other articles on the same theme)

Gesuiti: Sant’Ignazio Roma
Trinitari: San Carlo alle Quattro Fontane, Roma
Somaschi: San Gerolamo, Vercurago
Conventi di Firenze
Abbazie dei Benedettini in Italia
Serviti: Eremo di Monte Senario
Abbazia di Beuron, monaci pittori
Abbazia di Solesmes, canto gregoriano
Abbazia di Maria Laach
Abbazia di Einsiedeln
Abbazie Austriache (parte 1) (parte 2)
Abbazia Chevtogne, Belgio.
San Lazzaro degli Armeni, Venezia

Although it was not founded in Italy, the Dominican Order, the most sacred places of and the tomb of founder, St. Dominic of Guzman are in Italian cities. The convents of the Order of Preachers (this is the correct term for this religious family) are widespread in many Italian cities and their churches are usually open spaces, with a single nave, in order to encourage preaching, activities for which, as the name itself says, his friars were and still are, for better or for worse, particularly appreciated. From Middle Age to Le Corbusier.

Even if the dark fame of inquisitors and heretical hunters of the friars is completely different from my religious sensibility, I love simpleDominicans churches of the origins and  I always want to visit them even if I am often disappointed to discover completely distorted interiors and heavy decorations that cover the beauty of the original lines. This is the inevitable evolution of spaces and languages and you may not feel scandalized, cursed or even invoke anti-historical “cleaning” interventions.

Thinking of a Dominican church, my memory runs then to some Tuscan buildings, as the churches of San Domenico in Arezzo or Siena, where the idea that inspired the buildings of the mendicant orders (shared by Franciscan and Augustinian churches) seems to have been perfectly realized. Bright spaces, with a trussed roof, altar and pulpit well visible from all sides, no pillars. In the wooden beams of the ceiling you can find a memory of huts, a sign of humility; on the walls, opened by large windows, you can read frescoes, stories, tales, as they were made to teach, even if for us they are at lest beautiful master’s decorations. I find the changes made to the original Dominican plan in the following centuries less fascinating, although they have given us the beautiful Santa Maria Novella in Florence and the Santa Maria delle Grazie in Milan, where a profane search for beauty seems to have replaced the primitive simplicity.
Friars Preachers, as they appear in the medieval frescoes,  look like serious and pale, so far from an elegant dome by Bramante or a gracious Ghirlandaio’s portrait. A Dominican friar, Beato Angelico, used his visionary talent frescoing his brothers  cells, as happened in the Florentine convent of San Marco, developing the same program of information and meditation proposed in the churches of the Order. Art was a teaching subject and only later side chapels, often owned by wealthy families, display a decoration made for family’s glory.

Austere Dominic of Guzman imposed on his friars a strict discipline in his cultural and devotional program against heretics that’s why the spectacular Ark of St. Dominic that Nicola Pisano erected in Bologna seems rather incongruous as burial place of the Spanish preacher, a destiny shared also by its iconographic “pendant”: Francis of Assisi.

So move  to Bologna, visit the church and the small part of the large convent that is open to the public; then move to Siena, search the simple brick church linked to the another great icon of Dominican spirituality in Italy: Saint Catherine. Discover how the original simplicity, miraculously preserved here, is quite different from other beautiful and noble Dominican churches in Italy: from  Naples to Palermo, from Treviso to the Venetian St. John and Paul. “Roman” church of the Order, Saint Sabine, is quite different indeed: here the purity of the church is as cold and aristocratic as a Roman basilica of the Late Empire could be. That’s the seat of the “government” of the Order and you can visit some rooms inhabited by the Holy Founder. Churches in Rome run into a different category, so peculiar as to escape all classification. Even the second Dominican church in Rome Santa Maria sopra Minerva is a beautiful and evocative place, but has nothing to do with the aesthetic canons that inspired the first churches of the Order.

Looking at the great Le Corbusier project for the Dominican convent of La Tourette, you can understand how he was trying to rediscover in a modern key the original sense of space. In the raw, bright spaces of the French convent it’s possible to rediscover the seeds of the original revolutionary poetic project that certainly fascinated him. Observing contemporary religious buildings, especially designed by masters, I try to go over a simple visual impression, to find the spirit, the sign, the light, the material, often more similar to the archetype than many sad “copies” made in the early twentieth century.

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