Sull’uso del cellulare nei luoghi sacri (A Smartphone policy in holy sites)

La costante presenza degli smartphone nei templi cinesi, spesso usati dagli stessi monaci, mi fa riflettere su come lo spazio sacro non sia per le altre religioni necessariamente consacrato al raccoglimento e al silenzio come avviene nel mondo cristiano.

Sono nel tempio della Nuvola Bianca, un monaco siede in contemplazione in un angolo. Mi avvicino cercando di non disturbare visto che l’accesso alla Sala è proprio accanto a lui. Mentre entro, butto l’occhio sull’oggetto delle sue meditazioni: sta giocando a un solitario sullo smartphone!

monaco con cellulare alla nuvola bianca di pechino
A monk writing SMS in Beijing White cloud Temple ph Maria Lecis

Similmente, qualche anno fa, mentre assistevo a una preghiera in una moschea di Isfahan, in Iran, rimasi colpito da un piccolo fatto accorso nel bel mezzo della celebrazione. Era sera ed essendo la moschea a cielo aperto, il soffitto era costituito da un cielo stellato color indaco, la più bella decorazione che mi sia mai capitato di vedere in un luogo sacro. Questa situazione ambientale aveva attenuato la tensione che era nata in me per essere stato invitato a sorpresa a partecipare alla preghiera della sera in una moschea di quartiere dove tutti si conoscevano. La piattaforma al centro del cortile su cui si erano raccolti i fedeli era divisa in due da un telo. Da un lato stavano le donne, dall’altro gli uomini. Ad un tratto la suoneria di un telefono ruppe il silenzio che scende tra un’invocazione e l’altra, al momento delle prostrazioni. Una ragazza si alzò, scavalcò le altre donne in preghiera e parlando tranquillamente a voce sostenuta, si avviò verso il portico non prima di aver calzato a caso un paio di ciabatte tra le molte che stavano accumulate sotto la piattaforma (che guarda caso erano quelle di mia figlia…). Nessuno fece né un gesto né un atto di riprovazione.

occupazioni alla Nuvola Bianca
Monks performing ehru and phone at White Cloud Temple, Beijing ph Maria Lecis

La stessa scena mi è capitato di riviverla, in modo meno sorprendente, dato il contesto e lo stato emotivo, in templi buddhisti del Vietnam, in monasteri zen del Giappone, in altre moschee della Turchia o dell’India, in templi in hindu e persino nei monasteri tibetani a opera degli stessi monaci. Ne deriva che nei luoghi di culto di molte religioni, oltre che pregare, scopo per cui sono stati realizzati, è lecito e normale assumere atteggiamenti molto disinvolti, che vanno dall’utilizzo delle loro fresche ombre per sieste pomeridiane al riposo e alla conversazione (vedi post sull’ashram indiano). La mia formazione cattolica mi porta ancora ad assumere inconsciamente atteggiamenti di sorpresa, quando non di sdegno e censura, davanti a simili comportamenti, ed è un atteggiamento condiviso, basti pensare alle rigide norme anti cellulare comparse ormai in quasi tutte le chiese. Viene quindi da chiedersi quale debba essere, se esiste, la funzione primaria di un luogo di culto. Un luogo di silenzio e meditazione? Un luogo di offerta? Un luogo di incontro? Un luogo dove stare bene con se stessi senza badare alle forme? La risposta non è facile… Le consuetudini e le abitudini sono diverse e vanno sempre e comunque rispettate e comprese. Tendiamo spesso a confondere vita religiosa con austerità, preghiera con silenzio, scelta spirituale con rinuncia. Sono categorie valide, certo, ma lo sono altrettanto quelle antitetiche per cui un religioso è comunque un uomo del nostro tempo, non perfetto, non alieno. Voi cosa ne dite?

chiamata nella moschea di delhi
Delhi Mosque calling

In China visitors and monks as well use smartphone in temples and I guess if the Western policy about silence and respect in churches and holy places could be accepted as the right one. Some year ago, in a Isfahan mosque, a young girl answered to a call in the middle of the Evening Prayer and that absolutely appeared as a normal behavior to all that Congregation. Recently, I saw visitors and priests using phone everywhere in Asia but I’m always quite disturbed from this normal life’s intrusion in holy spaces. Phones are now banned from the churches and probably is only for my catholic education that I find these “sounds” disturbing?  The real question is: what is firstly a worship site. A place of silence and meditation? A meeting point for the Congregation? An offering place? A space where you simply feel better regardless of the space and its rules?  Hard question to answer… Religious life is austerity? Needs prayers silence? What’s the word Respect means in different countries and different worship places? Are the monk and priest something like spirit living in a different dimension or they are nothing more that men and women living this reality? The smartphone policy is a social problem everywhere. why not in temples? What’s you opinion about?

2 commenti

  1. Anche a me è capita un’esperienza simile a quella al tempio della Nuvola Bianca; ero a Milano, e mi ha reso felicissima. Io e il mio allora fidanzato stavamo seguendo il corso prematrimoniale in una parrocchia di frati francescani, desideravamo un matrimonio religioso e con un’impronta spirituale, ma avevamo poca dimestichezza con le cose della chiesa, soprattutto con il luogo: ci intimidiva, ci toglieva spontaneità, avevamo la sensazione di “non saperci comportare” , di essere fuori posto. Nel raggiungere la sala delle riunioni dovevamo attraversare le navate deserte, e ogni volta stavamo attenti a parlare in silenzio, a camminare in punta di piedi per non far rumore coi tacchi,con gli occhi bassi o al più rivolti ai dipinti sacri … Il frate che ci seguiva nel corso se n’è accorto. Così ha iniziato a darci appuntamento in chiesa, il pomeriggio , con vari pretesti: e sempre lì parlava a voce alta, rideva forte, ci chiedeva di andare a prendere questo e quello , si sedeva sui gradini parlando di cose della giornata come fossimo stati all’ombra di un albero in un parco, ci spronava a stare ” in quella casa”, come diceva lui, belli comodi e rilassati, perché era anche casa nostra! E’ stata un’esperienza bellissima, che sottolineava la non-separatezza tra la dimensione spirituale e quella di ogni giorno. Si compenetrano, ed è bello così.
    Laura

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    1. Grazie del commento Laura. Certo bisogna pur sempre distinguere, all’interno di un luogo sacro, il tempo del rito dal tempo della presenza. Durante il rito, almeno nella tradizione occidentale, è richiesta attenzione e partecipazione. Negli altri momenti il tempio è una “casa” e in una casa si vive…

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