Cina: Pellegrini di partito. (China: Party’s Pilgrims)

Al museo nazionale di Pechino, quadri di grandi dimensioni rievocano le scene della rivoluzione, in modo molto religioso.

Mentre fuori, sulla piazza assolata, i pellegrini di partito si mettono in coda per venerare la mummia del Presidente Mao, nelle fresche e accoglienti sale del Museo Nazionale, ristrutturato da architetti sino-tedeschi con standard qualitativi di buon livello, comitive di visitatori, provenienti da campagne e regioni lontane, guardano a bocca aperta le enormi tele esposte nella sala centrale. Vi sono rievocate, con abbondanza di riferimenti stilistici all’arte figurativa occidentale, scene di lotta, massacro, sofferenza dell’epopea comunista. Mi colpiscono alcune opere in cui il riferimento alla pittura religiosa italiana è molto forte. In una la figura di Mao siede al centro dei suoi collaboratori illuminato da una luce quasi soprannaturale, come se fosse Gesù tra gli apostoli. Per noi che siamo più avvezzi a un’arte figurativa espressiva e dettagliata questi dipinti sono interessanti ma anche piuttosto ingenui, per i cinesi di provincia invece esse hanno la potenza di una rappresentazione quasi reale che li lascia letteralmente a bocca aperta.

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La sovrapposizione di ruoli, funzioni e simboli rivoluzionari a precedenti confuciani, taoisti e buddisti è evidente (nello stesso museo ci sono statue a grandezza naturale di alcuni generali che ricordano gli arahat, le figure mitologiche che si trovano nei templi buddisti), come pure lo è la struttura burocratica e livellata del potere, ma sorprende vedere che gli artisti che hanno avuto l’onore di raffigurare la storia della nuova Cina si siano riferiti a un’iconografia cristiana, perché oltre a Caravaggio e Raffaello, sono presenti forti richiami alla pittura russa. C’è quindi un altro “spirito” che bisogna cogliere nella vita di questa città, uno spirito solo apparentemente laico, che alimenta un culto per le personalità che nulla ha a che invidiare a quello rivolto un tempo agli imperatori. Non sorprende quindi che anche un tempio caduto nel dimenticatoio, chiamato “dei grandi Monarchi”, dove si venerano tavolette di sovrani di un lontano passato, sia tornato a rivivere. Nella mitologia cinese grandi generali, architetti, agronomi hanno meritato la memoria perpetua come costruttori della civiltà. Ho visto oggi un ragazzo inchinarsi con le mani giunte sopra la testa davanti al ritratto di un grande riformatore degli studi classici. Questa commistione tra ruoli sociali, cariche simboliche, valori spirituali è tipicamente cinese e si esprime ancora (anche se non come trent’anni fa) con i pellegrinaggi di partito. Guardo i vecchi dalle facce bruciate dal sole indicare i volti dei personaggi sulle tele: sono in contemplazione, attiva e semplice. I giovani invece paiono molto meno interessati, anche se un gruppo di loro sorride per una foto di gruppo dietro a una bandiera cinese…

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At Beijing’s National Museum, huge paintings tell about the Socialist Revolution in a very religious mood.

Party’s Pilgrims stand in line waiting to visit Chairman’s Mao Tomb in Tiananmen Square, then move themselves to the Central Hall of the nearby National Museum where huge paintings tell about revolutionary episodes using the formats of the European Religious Painting. Chairman Mao, seats in the middle of his comrades, hit by a light, as Jesus does among the Apostles. Italian and Russian influences can easily be found in these paintings but is strange to observe the the burned faces of countrymen and workers, coming from every remote province of the New Chinese Empire, looking astonish at these unusual way to represent the legends of the liberation war. There’s a certain overlapping in political and social forms of the Socialist Era over Confucian, Taoist and Buddhist models. For the Chinese the tribute due in the past to Generals, Engineers, Architects, Physicians of the ancient Dynasties as real Gods it’s now replaced to the devotion for Heroes and Patriots of the glorious years of the the Popular Revolution. So a religious scheme can easily be found in many apparently laical structures of the Socialist Republic. That’s why old party’s pilgrims stand in the wide, impressive, celebrative hall, their eyes lost in some kind of contemplation. In the meanwhile young urban visitors turn around in a very relaxed way: their smartphone oriented reality is full of western styled images and the legends they believe are made of a virtual, different stuff.

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