Icone & Glamour a Mosca. (Icons & glamour in Moscow)

Le vie del centro di Mosca sono un susseguirsi di boutique, show room di grandi firme, locali di tendenza. La via Petrovksa è una di queste vie. Molti ci vanno anche perché si trova il Museo di Arte Contemporanea con le sculture del controverso Zurab Tsereteli, per il suo bel caffè nel giardino, per il suo interessante book shop.

Mentre sedevo nel giardino il suono di campane iniziò a farsi strada nel piccolo universo di rumori prodotto dai visitatori del museo e dalla vicina strada che in leggera salita conduce all’Anello dei Giardini.

Le campane, con la loro strana melodia,  mi sembravano tanto incongrue quanto  invitante, per questo mi lasciai sedurre e mi diressi verso quella che doveva essere l’origine del suono.

Dall’altra parte della strada un campanile, una torre d’ingresso in restauro, introduceva in cui cortile disseminato di piccole chiese, alcune davvero in cattivo stato.

Un monastero russo, completo di tutti i suoi elementi, si nascondeva a poche centinaia di metri dalle vie del glamour. Nello spazio antistante la più grande delle chiese una giovane ragazza suonava un insieme di campane di varie dimensioni disposte su un telaio di legno, utilizzando sia la mani che i piedi.

La ragazza mi scrutò per un attimo poi riprese la sua musica.

Entrai nella chiesa: in fondo la suonatrice aveva raggiunto il suo scopo. Strappato alle vie del glamour adesso osservavo il pope nella sua veste dorata che celebrava, come sempre dando le spalle ai fedeli, ascoltavo i magnifici cori dei cantori, lasciavo che gli incensi mi portassero via, mentre donne con i capelli coperti da foulard e lunghe gonne si inginocchiavano, accendevano candele.

Ma a uno sguardo più attento, si poteva notare che le scarpe che uscivano dalle coperture devozionali erano dotate di tacchi a spillo, che le gonne non erano poi così lunghe. Ma gli occhi e l’atteggiamento dicevano solo che in quel momento le icone avevano avuto la meglio sul glamour.

E questa constatazione mi fece sentire in un certo senso felice.

 

 

 

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