Le tante anime di Kuala Lumpur/Kuala Lumpur’s diverse souls

Spostandosi per Kuala Lumpur, cosmopolita capitale della Malesia, capita di imbattersi in gopuram decorati nello stile del Tamil Nadu, in templi cinesi dai tetti ornati come si usa a Canton, in moschee indo saracene e in chiese neogotiche.
Insomma non hai che l’imbarazzo della scelta perché tutte le fedi e le confessioni religiose vi sono rappresentate.
Tuttavia, dopo averne percorso le strade ed essere entrato in molti di questi posti, mi è rimasta una vaga impressione di incompiuto perché nessuno di loro è veramente simile ai modelli a cui si ispira e che ho avuto la fortuna di visitare. Nessuno di loro possiede infatti quell’equilibrio tra estetica e devozione che rende quei luoghi della fede veramente indimenticabili.

Moving around Kuala Lumpur, Malaysia’s cosmopolitan capital, it is possible to find gopurams decorated in the Tamil Nadu style, Chinese-roofed temples decorated in the Cantonese style, Indo-Saracenic mosques, and neo-Gothic churches.
In brief, you are literally spoilt for choice because all faiths and religious denominations are represented there.
However, having walked the streets and entered many of these places, I remain with a vague impression of unfinishedness as none of them are obviously similar to the models they are inspired by and that I have visited. None of them has that balance between aesthetics and devotion that makes some sites of faith truly unforgettable.

Batu Caves is an impressive Hindu rock temple in the surroundings of Kuala Lumpur. Ph. citypilgrimblog ©.

Il sito religioso più affascinante di KL, sia per la sua originalità sia per l’atmosfera che vi si respira, l’unico di cui si potrebbe dire: “vale un viaggio”, sono sicuramente le Batu Caves.
Mi sono molto divertito a vagare per questo vasto santuario hindu dedicato al dio Murugan, divinità tutelare di gran parte dello stato indiano del Tamil Nadu da cui provenivano la maggior parte degli immigrati indiani in Malesia.
Si tratta di un complesso di grotte e templi vivacemente colorati, meta di pellegrinaggi da parte dei molti devoti di origine indiana e sicuramente imperdibile per chiunque si trovi a passare da KL anche solo per un paio di giorni.
Facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, il complesso delle Batu Caves ha il suo cuore nelle due grotte centrali, a cui si sale con una ripida scala dai gradini multicolori (non è lunghissima ma avendola percorsa in non perfette condizioni fisiche me la ricorderò a lungo…) e dentro cui si trovano altrettanti templi e alcuni santuari minori.

The most fascinating religious site in KL, in terms of both its originality and atmosphere, the only one of which you could say, ‘it’s worth a trip’, is definitely the Batu Caves.
I had a great time wandering around this huge Hindu shrine dedicated to the god Murugan, the patron deity of much of the Indian state of Tamil Nadu from which most of the Indian immigrants to Malaysia came.
It is a colorful ensemble of caves and temples, a place of pilgrimage for many devotees of Indian origin, but certainly not to be missed by anyone passing through KL, even if only for a couple of days.
Easily accessible also by public transport, the Batu Caves complex has its core in the two central caves, reachable by the vertical staircase with multicolored steps (it is not very long, but I will remember it for a long time, having walked up it in less than perfect physical condition…), in which there are two temples and some minor sanctuaries.

A temple in the Batu Caves. Ph. citypilgrimblog ©.

L’insieme non ha nulla di straordinario dal punto di vista artistico, perché siamo a KL e non Madurai, ma vi ho trovato una buona atmosfera, forse dovuta al fatto che, dopo aver percorso le ripide scale, la maggior parte dei visitatori era intenta a recuperare il respiro piuttosto che a usarlo in grida o chiacchiere.
Quindi… suoni di campane, preghiere di bramini, profumi di incenso che si mescolano ad altri odori più naturali e assai meno poetici, e dei… galli che passeggiano felici negli spazi comuni.
Non mancano gli scorci fotogenici, con squarci di luce che penetrano da fessure nella roccia illuminando gli interni. Mancano invece dei posti dove sedersi per cui la visita, se non si partecipa alla puja in uno dei templi, finisce per essere mediamente breve.

There’s nothing remarkable about it artistically because we’re in KL and not in Madurai, but I felt the atmosphere was good, maybe because after walking up the stairs the majority of visitors seemed to be catching their breath rather than using it in shouting or chatting.
Hence… sounds of bells, Brahmin prayers, scents of incense mingling with other more natural and far less poetic smells, and some… roosters crowing happily in the common areas.
There are plenty of photogenic spots, with glimpses of light seeping through fissures in the rock, illuminating the interiors. There is, however, a lack of places to sit, so the visit, if you do not participate in the puja in one of the temples, is usually brief.

A scene from Indian epic in the caves next to the Batu Caves. Ph. citypilgrimblog ©.

Una volta scesi di nuovo a livello terra, passando a sinistra del grande e coloratissimo tempio che si trova proprio ai piedi della scalinata, si raggiungono altre tre grotte dove sono state allestite molte scene che raccontano i libri sacri indiani (Mahabaratha e Ramayana in particolare). Vi si trovano statue che mi hanno fatto pensare più a un parco dei divertimenti che a un luogo sacro ma che ho trovato piacevoli da osservare anche perché mi hanno sfidato a riconoscere storie e divinità, con modesti risultati a dire il vero.

Once back down to ground level, passing to the left of the colorful and large temple at the foot of the staircase, we reach three other caves where a number of statues narrating the Indian holy books (Mahabaratha and Ramayana in particular) have been set up, which suggested an amusement park rather than a sacred place, but which I found pleasant to look at, especially because they challenged me to identify stories and deities, to be honest, with poor results.

Incense sticks in Chinese temples in KL. Ph. citypilgrimblog ©.

Ben diversa l’atmosfera che ho trovato nei piccoli ma vivaci templi cinesi che si trovano a breve distanza l’uno dall’altro nella piccola e affascinante Chinatown. Questa è senz’altro la parte più bella di KL e potrebbe esserlo ancora di più se si procedesse a restaurare e rivitalizzare gran parte delle storiche shophouse cinesi che oggi versano davvero in cattivo stato.
In questi piccoli templi il mood è decisamente simile a quello che si può trovare a Honk Kong, Taiwan o Canton piuttosto che a quello di Pechino. Vi domina una religiosità popolare piuttosto sincretica, che non definirei veramente taoista né tantomeno buddista, fatta come è di divinità specializzate a cui si fanno offerte mirate, quasi sempre legate a uno speciale bisogno.

A quite different vibe I found in the small but bustling Chinese temples located within walking distance of each other in the charming little Chinatown. This is definitely the prettiest part of KL and could be even prettier if a large part of the historic Chinese shophouses, which today are in a truly shabby condition, would be renovated and revitalized.
The mood in these small temples is definitely similar to that one can find in Hong Kong, Taiwan, or Canton rather than in Beijing. A popular, rather syncretic religiosity dominates there, that I would not really call Taoist or even Buddhist, made up of specialized deities to whom targeted offerings are made nearly exclusively linked to a special need.

Incense burner in the Huang Di front entrance. Ph. citypilgrimblog ©.

Mi ha molto sorpreso scoprire che gran parte di coloro che frequentano questi templi e che vi fanno offerte sono giovani, molti studenti che si aspettano buoni auspici per gli esami. Il loro atteggiamento è sempre assai rispettoso e formale.
Li si vede deporre offerte, bruciare incensi, consultare astrologhi.

I was very surprised to discover that a large number of the people attending these temples and who make offerings here are young people, many students who are expecting good luck in their exams. Their attitude is always very respectful and formal.
You can see them laying offerings, burning incense, and consulting astrologers.

Stylish ornamental decoration on the roof of the Chan She Shu Yuen Clan Association Temple. Ph. citypilgrimblog ©.

Dei quattro templi che si possono visitare a Chinatown il mio favorito è senza dubbio quello memoriale della famiglia Chan (Chan See Shu Yuen) con il suo tetto sinuoso, la sua simbologia antica, chiaramente spiegata nel piccolo museo ricavato subito a sinistra dell’ingresso, la sua atmosfera tranquilla.

Among the four temples that can be visited in Chinatown, my favorite is undoubtedly the Chan family memorial (Chan See Shu Yuen) with its sinuous roof, its ancient symbolism clearly explained in the small museum immediately to the left of the entrance, and its peaceful atmosphere.

The interior of the animated Sin Sze Si Ya Temple. Ph. citypilgrimblog ©.

Il più visitato e famoso trai i templi di Chinatown è il tempio Sin Sze Si Ya, nascosto in un piccolo cortile a pochi metri dal Mercato Centrale, sempre pieno di fedeli che vi lasciano offerte e chiedono oracoli. Tra tutti è anche il più antico perché fu costruito nel 1864 dal mitico Kapitan Yap Ah Loy il cui ritratto si vede in fondo alla parete sinistra.
Dalla Sala Centrale, dedicata alle divinità protettrici Sze Ya e Sze Ta, si può passare a due piccoli santuari laterali, non certo memorabili dal punto di vista estetico ma significativi delle pratiche popolari che si svolgono nel tempio. Qui indovini e astrologhi lavorano a tempo pieno!

The most visited and famous of the temples in Chinatown is the Sin Sze Si Ya temple, hidden in a small courtyard a few metres from the Central Market and full of worshippers leaving offerings and asking for oracles. It is also the oldest building because it was built in 1864 by the legendary Kapitan Yap Ah Loy whose portrait can be seen at the end of the left wall.
From the Main Hall, dedicated to the patron deities Sze Ya and Sze Ta, one can proceed into two small side shrines, certainly not aesthetically memorable but significant for the popular practices that take place in the temple. Diviners and astrologers work full time here!

Decorations in the of Sri Mahamariamman Hindu temple. Ph. citypilgrimblog ©.

Il piccolo e vivace tempio dedicato a Guang Di, feroce divintà della Guerra ma anche il portatore di ricchezza e per questo assai venerato dai commercianti di Chinatown, sorge praticamente di fronte al tempio Hindu di Sri Mahamariamman su cui svetta il più alto gopuram (torre ornata di sculture policrome) della Malesia (putroppo in restauro al momento della mia visita).
È un tempio vivace, con una grande sala centrale aperta con colonne dove bramini celebrano puje in uno dei cento altari dedicati alle singole divinità del pantheon hindu rappresentate in numerosi bassorilievi.

The small and bustling temple dedicated to Guang Di, the fierce war deity but also the wealth-bearer and hence highly revered by the merchants of Chinatown, rises practically opposite the Hindu temple of Sri Mahamariamman above which the tallest gopuram ( a tower adorned with polychrome sculptures) in Malaysia (sadly under restoration at the time of my visit) stands.
It is a vibrant temple with an open central hall with columns where brahmins celebrate pujas in one of a hundred altars dedicated to each of the deities of the Hindu pantheon portrayed in a variety of bas-reliefs.

The spectacularly decorated roofs of the great Thean Hou Temple. Ph. citypilgrimblog ©.

Il più grande, visitato, fotogenico trai i templi di Kuala Lumpur è pero il Thean Hou, che sorge su una collina nei sobborghi meridionali della città e che si raggiunge in taxi o con un Grab (il sistema di servizio a chiamata più diffuso in Malesia).
Il tempio appare molto grande e super decorato con in suoi tetti ornati di fenici e dragoni ma in realtà la parte puramente devozionale è limitata a una grande sala aperta su un bel cortile che si trova al piano superiore del tempio.
Qui, dopo essersi tolti le scarpe, si entra in una risplendente sala dove si trovano tre altari. Al centro si trova quello della dea a cui il tempio è dedicato (conosciuta anche con il nome di Mazu). Il suo nome signifca Regina del Cielo ma è anche e soprattutto conosciuta come Dea del Mare dai cinesi del Sud, in particolare del Fujian, da cui proveniva la maggior parte degli immigrati a Kuala Lumpur.
Dispensatrice di desideri, Thean Hou, è molto venerata e pare essere anche di buon auspicio per i matrimoni visto che nel cortile si succedono a ritmo frenetico gruppi con sposi e parenti che festeggiano rumorosamente l’evento.
Non si pò però lasciare Thean Hou senza aver tentato la sorte agitando il contenitore in cui sono infilati numerosi bastoncini di legno che si trova davanti all’altare principale.
Ciascuno di loro ha un numero e, una volta pescato il vostro bastoncino, cercate il cassettino corrispondente dove troverete dei piccoli fogli che contengono una profezia per il vostro imminente futuro. Buona Fortuna!

The largest, most visited, and most photogenic of Kuala Lumpur’s temples, is however the Thean Hou, standing on a hill in the city’s southern suburbs and easily reached by taxi or Grab.
The temple looks very large and superbly decorated with its roofs adorned with phoenixes and dragons, but actually, the devotional section is restricted to a large hall opening onto a beautiful courtyard on the upper floor of the temple. Here, after removing your shoes, you enter a glittering hall where three altars stand. In the center is that of the goddess to whom the temple is dedicated (also known as Mazu). Her name means Queen of Heaven, but she is mainly the Goddess of the Sea for the Southern Chinese, particularly from Fujian, from where most of the immigrants to Kuala Lumpur came from. As the dispenser of wishes, Thean Hou is much worshipped and also seems to be a good omen for weddings considering that groups of newlyweds and relatives noisily celebrate the event in the courtyard.
However, you cannot leave Thean Hou without trying your luck by shaking the container in which several wooden sticks are strung, located in front of the main altar.
Each of them has a number and, once you have drawn your stick, look for the corresponding drawer where you will find small papers containing a prophecy for your imminent future. Good Luck!

The magnificent Thean Hou Temple ceilings. Ph. citypilgrimblog ©.

Sebbene la Malesia sia formalmente una nazione musulmana, la presenza delle moschee nel panorama cittadino di KL è abbastanza discreta se confrontata ad altri contesti in cui l’Islam è la religione dominante.
La moschea più visitata e fotografata, anche in virtù della sua posizione, a pochi metri dalla vasta Merdeka Square, centro amministrativo e monumentale della vecchia KL, è la Masjid Jamek, elegante edificio in stile indo saraceno costruita nel 1909 dall’architetto inglese Hubback che si era ispirato alla deliziosa Moti Masjd nel Red Fort di Delhi.
Niente a che vedere con l’originale ma girare nei sui spazi esterni, in gran parte in riva al fiume Sungai, è piacevole e rilassante e il personale è gentile. Inutile specificare che per entrare in questa e in ogni altra moschea, non solo malese, è necessario un abbigliamento consono; niente shorts, bermuda o canottiere quindi.

Although Malaysia is a Muslim nation formally, the presence of mosques in KL’s cityscape is quite understated compared to other areas where Islam is the predominant religion.
The most visited and most photographed mosque, partly because of its location, just a few steps away from the vast Merdeka Square, the administrative and monumental center of old KL, is the Masjid Jamek, an elegant Indo-Saracenic style building built in 1909 by the English architect Hubback who was inspired by the delightful Moti Masjid in Delhi’s Red Fort.
It bears no resemblance to the original but wandering around its outdoor spaces, largely on the banks of the Sungai river, is pleasant and relaxing and the staff is friendly. Needless to say, to enter this and every other mosque, not just Malaysian, you need to dress appropriately; hence no shorts, Bermuda shorts, or tank tops.

Indo-Saracenic arches in the courtyard of Masjid Jamek. Ph. citypilgrimblog ©.

Un discorso a parte meritano le moschee moderne che sono sorte un po’ ovunque in Malesia.
Alcune di loro sono palesemente delle riproduzioni aggiornate di edifici ottomani o persiani (come quella della non lontana Shah Allam), altre, come le due di cui voglio parlare, sono invece un qualcosa di difficilmente classificabile.

A separate topic deserves the modern mosques that have sprung up almost everywhere in Malaysia.
Some of them are blatantly up-to-date reproductions of Ottoman or Persian buildings (like the one in the nearby city of Shah Allam), while others, like the two I want to talk about, are something difficult to classify.

The huge prayer hall of the National Mosque. Ph. Ciypilgrimblog ©.

La grande Masjid Negara, la Moschea Nazionale sorge proprio di fronte al Museo di Arte Islmanica e alla bellissima anche se, purtroppo in parte abbandonata Vecchia Stazione che pare essere la vera moschea per le sue forme moresche.
È luminosa e pulitissima, sviluppata su grandi spazi, con giardini, bacini e fontane, e sicuramente molto vivace ma l’atmosfera che vi si coglie, al di fuori della enorme sala da preghiera, ricorda più quella di un museo che di un luogo di culto.
La sala da preghiera, sormontata da una grande cupola a forma di stella, è visitabile solo per un piccolo spazio recintato adiacente all’ingresso.

The great Masjid Negara, the National Mosque, which stands right in front of the Museum of Islamic Art, and the beautiful though unfortunately partly abandoned Old Station, which seems to be the real mosque because of its Moorish forms, is bright and clean. Spread over large spaces, with gardens, basins, and fountains, it is very animated but the atmosphere here, outside the huge prayer hall, is more reminiscent of a museum than a place of worship.
The prayer hall, topped by a star-shaped dome, can only be visited from a small enclosed area adjacent to the entrance.

The bright entry hall of the Museum of Islamic Arts. Ph. citypilgroblog ©.

Molto interessante è invece la visita del Museo di arte islamica, dove in una grande sala al secondo piano, si possono ammirare i modellini in scala delle principali moschee del mondo. Un piccolo viaggio tra stili e decori diversi che non potrà non entusiasmare chi si preoccupa delle forme del sacro. Vi si trova inoltre un ottimo ristorante.

A visit to the Museum of Islamic Art, where in a large room on the second floor, scale models of the world’s main mosques can be admired, is very interesting. A small journey through different styles and decorations that cannot fail to thrill those who are interested in the shapes of the sacred. An excellent restaurant is also located there.

The huge dome of the Masjid Asy Syarikin. Ph. citypilgrimblog ©.

Molto moderna ma dalla atmosfera leggermente più coinvolgente, anche perché poco visitata da turisti, è la Masijd Asy Syarikin che si trova in posizione defilata accanto al parco di KLCC, non lontano dalle celebri Petronas Towers.
Qui l’interpretazione contemporanea di un edificio sacro islamico è più riconoscibile, con colonne dalle forme insolite e curiosi dislivelli esistenti fra le diverse sale da preghiera che sorgono all’aperto accanto a quella principale, interna e sovrastata da una grande cupola.

Very contemporary, but with a slightly more involving atmosphere, partly because it is seldom visited by tourists, is the Masijd Asy Syarikin, located in a secluded position next to the KLCC park, not far from the famed Petronas Towers.
Here, the contemporary interpretation of a sacred Islamic building is more recognizable, despite the shape of the columns and the different levels between the several prayer halls rising in the open air next to the main one, which is indoors and topped by a large dome.

Imaginative ornamental motifs on the roof of the Sam Kow Tong temple in the multi-ethnic Brickfield district. Ph. citypilgrimblog ©.

Un’escursione che consiglio a chiunque abbia voglia di dedicare a KL un po’ più di tempo di quanto sia usuale è quella che attraversa il quartiere multietnico di Brickfield che si allarga attorno alla nuova stazione ferroviaria. Vi si trovano anche cartelli segnaletici turistici che propongono itinerari a tema ma una passeggiata, anche casuale, per le strade laterali el quartiere può condurvi alla scoperta di templi hindu pittoreschi come quelli che si trovano allineati lungo la Jalan Scott, di curiosi templi cinesi dai tetti ornati come il Sam Kow Tong, dove i ritratti dei membri del clan Heng Hua sono quanto mai veritieri e persino a un grande tempio theravada, il Maha Vihara, gestito da monaci dello Sri Lanka con tanto di grande Buddha disteso!

An itinerary I recommend to anyone who wants to spend a little more time in KL than usual is one that runs through the multi-ethnic Brickfield district that spreads out around the new railway station. There are also tourist signposts proposing themed itineraries but a stroll, even a casual one, through the side lanes of this district can reveal picturesque Hindu temples such as those lined up along Jalan Scott, or curious Chinese temples with ornate roofs such as the Sam Kow Tong, where portraits of members of the Heng Hua clan are as truthful as ever, and even to a large Theravada temple, the Maha Vihara, run by Sri Lankan monks and complete with a large reclining Buddha!

One of the fearsome carved wooden idols in the Asli Culture Museum. Ph. citypilgrimblog ©.

Non lasciate però KL senza aver dato un occhiata alla piccola sala dedicata alla cultura nativa degli Asli che si trova accanto al Museo Nazionale. VI sono esposte straordinarie statue in legno scolpito che raffigurano divinità tanto mostruose quanto affascinanti e che paiono uscite da un racconto di H.P.Lovecraft!

However, don’t leave KL before having seen the small hall dedicated to the native culture of the Asli, located next to the National Museum. Here, extraordinarily carved wooden statues are on display, depicting deities as monstrous and fascinating and seemingly straight out of an H.P. Lovecraft story!

Leggi anche South Bridge Road, Singapore: 3 religioni in 1 miglio (3 Religions, 1 Mile)!

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...