Milano: san Pietro in Gessate, immagini di un Rinascimento minore/Milan: san Pietro in Gessate a discrete Renaissance.

Ci sono chiese a Milano davanti a cui si passa distrattamente, quasi cogliendole  come un elemento accessorio del paesaggio urbano, dominato dalla legge del tempo vissuto e dalla logica degli spostamenti rapidi ed efficaci. Sono spesso edifici antichi, carichi di storia, che nascondono opere d’arte, magari non famose, e che dimostrano come anche la dinamica e moderna Milano poco avesse da invidiare alle altre celebrate città d’arte italiane ed europee.

Il Palazzo di Giustizia di Milano, bianco e imponente, simbolico ed evocatore dell’estetica del periodo fascista, è un edificio famoso a Milano, Si innalza su corso di Porta Vittoria e attira l’attenzione dei passanti facendo sembrare piccola e discreta la chiesa che gli sta proprio di fronte. Preceduta da un piccolo giardino, con la sua facciata in cotto dalla semplice forma a capanna san Pietro in Gessate sembra una chiesa qualunque, uno di quegli edifici discreti che sorgono in tanti angoli di Milano e che non hanno né la fama né l’apparente appeal per sedurre i turisti e neppure la forza religiosa per attrarre pellegrini.

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Side chapels of San Pietro in Gessate church share an elegant decoration made by artists of the late 15th century. ph. Citypilgrim

Ne voglio parlare perché mi ricorda momenti di fuga e di tranquillità quando da giovane frequentavo la non lontana Università Statale, ma soprattutto perché si lega storicamente e concettualmente al mio post precedente dedicato a Milano e che aveva come protagonista la ben più famosa Santa Maria delle Grazie.
Si potrebbe infatti sostenere che san Pietro in Gessate sia l’immagine di quello che doveva essere Santa Maria delle Grazie prima dell’arrivo del Bramante.
Entrambe le chiese portano infatti la firma dell’architetto più milanese del Rinascimento Guiniforte Solari, che ha saputo mediare nella comune struttura a tre navate, la tradizione del tardo gotico lombardo (ancora evidenti nella volta) e le innovative idee venute da Firenze rappresentate dalle colonne doriche in granito che danno luce e ritmo allo spazio. Poi a santa Maria c’è stato il pesante innesto bramantesco che ha stravolto ogni regola mentre qui tutto è rimasto più regolare, silente, discreto.
Sono dunque le colonne doriche a dare un senso di discontinuità dalla tradizione mentre le cappelle laterali di sinistra, la parte più interessante della chiesa, mostrano ancora un impianto gotico e rimandano nelle decorazioni ad affresco, purtroppo in gran parte deteriorate, a una visone consueta nelle chiese del Quattrocento Italiano.

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The interior of San Pietro in Gessate in Milan, a perfect synthesis of late gothic and Renaissance stile. ph. Citypilgrim

Si potrebbe quindi sintetizzare la visita a san Pietro in Gessate come un omaggio al Rinascimento Minore, a quel equilibrato ed elegante modo di rivivere gli spazi che è proprio di gran parte dell’Italia del Nord; che non tocca le vette fiorentine ma neppure abbandona mai un senso di dignitoso equilibrio. Ne sono esempio più evidente proprio i cicli di affreschi che portano firme non certo note al grande pubblico: Donato Montorfano (e anche qui c’è un legame con santa Maria delle Grazie perché sua è la imponente Crocifissione che si trova proprio di fronte all’Ultima Cena di Leonardo anche se pochi se lo ricordano..), Bernardino Butinone e Bernardo Zenale. Non sono certo dei nomi che possono far muovere un turista non specializzato (anche se una certa importanza nella storia dell’arte lombarda ce l’hanno…) ma nella loro opera, per quanto ci è dato capire, c’è tanto mestiere e tanto rispetto per il passato.

Non vengo più spesso a san Pietro in Gessate. Eppure ogni volta che mi capita ci trovo silenzio, raccoglimento e la bella sensazione di essere “lontano” nel tempo e nello spazio. Lontano da quello che accade fuori e che fino a un attimo prima ho condiviso e che, passato questo attimo di pace, tornerò a vivere ancora. Più sereno e più positivo. Questa intendo per una Citypilgrim Experience!

There are churches in Milan you bypass distractedly, almost grasping them as an accessory element of the urban landscape, dominated by the running of time and by a logic of rapid movements and relations. They are often ancient buildings, full of history, hiding artworks, perhaps not so famous, but reveal  how even the dynamic and modern Milan had nothing to envy to other celebrated Italian and European cities of art.

The Palazzo di Giustizia, white and imposing, symbolic and evocative of the aesthetics of the fascist period, is a famous building in Milan. It stands on Corso di Porta Vittoria and attracts the attention of passers-by making the church in front of it small and discreet. Preceded by a small garden, with its terracotta façade in the simple shape of a hut, San Pietro in Gessate looks like an ordinary church, one of those discreet buildings that rise in many corners of Milan and that have neither the fame nor the apparent appeal to seduce tourists or even the religious strength to attract pilgrims.
I want to talk about it because it reminds me of moments of escape and tranquility when I was a young man attending the nearby State University, but especially because it is historically and conceptually linked to my previous post dedicated to the much more famous Santa Maria delle Grazie.
It could in fact be argued that Saint Peter in Gessate is the image of what was to be Santa Maria delle Grazie before the arrival of Bramante.
Both churches are works of the most important Milanese architect of Renaissance, Guiniforte Solari, who was able to mediate in the common structure with three naves, the tradition of late Lombard Gothic (still evident in the vault) and the innovative ideas coming from Florence represented by Doric granite columns that give light and rhythm to the inner space. In Santa Maria there was the heavy Bramante graft that overturned every rule, while here everything remained more regular, silent and discreet.
It is therefore the Doric columns that give a sense of discontinuity from tradition, while the side chapels on the left, the most interesting part of the church, still show a Gothic layout and refer in the fresco decorations, unfortunately largely deteriorated, to a vision customary in fifteenth-century Italian churches.
The visit to San Pietro in Gessate could therefore be summarized as a tribute to the Minor Renaissance, to the balanced and elegant way of reliving the spaces that is typical of much of northern Italy; it does not reach the Florentine peaks but always gets a sense of dignified equilibrium. The most evident examples of this mood are the cycles of frescoes by painters that are certainly unknown to the mass: Donato Montorfano (and here too there is a link with Santa Maria delle Grazie because the imposing Crucifixion that stands right in front of Leonardo’s Last Supper is its masterpiece even if few remember it…), Bernardino Butinone and Bernardo Zenale. They are certainly not masters that can make a non-specialized tourist move (even if they have a certain importance in the history of Lombard art…) but in their work you can find a lot of experience and respect for the great tradition of late gothic paintings .
I don’t come to San Pietro in Gessate often anymore. Yet every time I happen to be there I find silence, recollection and the beautiful sensation of being “far” in time and space. Far from what happens outside and that until a moment before I shared and that, after this moment of peace, I will return to live again. More serene and more positive. This is what I mean by a Citypilgrim Experience!

 

 

 

 

 

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